«Niente strappi, niente eccessi» Gli industriali vogliono dialogare

15/04/2002








    (Del 14/4/2002 Sezione: Economia Pag. 6)

    retroscena
    Flavia Podestà

TONI PIU´ MORBIDI PER LA GIORNATA DI CHIUSURA DELLE ASSISE
«Niente strappi, niente eccessi» Gli industriali vogliono dialogare
Tronchetti Provera: le altre nazioni marciano ad una velocità più elevata Cantarella: governo promosso per buone intenzioni e direzione di marcia

        inviato a PARMA

        LA parola d´ordine era duplice: «Niente strappi, niente eccessi». Al Palacassa andava in scena – dopo un mese di ping pong, tra aperture e chiusure, sulla riforma dell´articolo 18 dello statuto dei lavoratori – il primo vis à vis tra il governo, al massimo livello con il premier Silvio Berlusconi, e un campione imponente dell´imprenditoria nazionale: i 6-7 mila imprenditori che si sono turnati nella due giorni orchestrata da Confindustria, sono una frazione davvero robusta dell´universo confindustriale, accreditato di 100 mila associati. L´occasione era troppo importante per essere sprecata nella sottolineatura ufficiale di divergenze, divisioni, opinioni e sensibilità diverse sulle urgenze e sull´incisività della tematica in questione. A farne le spese sarebbe stato il peso specifico della categoria, regolarmente messa in corner ogni volta che ha mostrato slabbrature nella sua compattezza. Un rischio ancora più tangibile in presenza di un premier che – come aveva ampiamente dimostrato l´anno precedente, in occasione delle Assise Generali degli industriali italiani – da collega (o ex collega) pretendeva di rivolgersi direttamente agli imprenditori: senza la mediazione dell´Istituzione (Confindustria, appunto). Non a caso un patriarca come Luigi Lucchini – personalmente poco propenso ad avallare lo scontro sociale su questioni di dettaglio e poco disposto a morire per un totem – ha cambiato i suoi piani ed è giunto a Parma ieri mattina: per censurare, con la presenza, l´apertura di un conflitto interno all´istituzione Confindustria operata da Edoardo Garrone sulle pagine di un quotidiano romano. Il duplice richiamo ad evitare strappi ed eccessi, ha funzionato ieri, perché ha scongiurato i pronostici della vigilia che lasciavano presagire una radicalizzazione del confronto. Con il vertice confindustriale orientato a muovere lancia in resta contro tutti: all´indirizzo del sindacato, calando sul tavolo il nodo della revisione complessiva dello statuto dei lavoratori; all´indirizzo dell´esecutivo con la pretesa di fare «il tagliando» al governo. Con il governo che, nella persona del premier, avrebbe potuto rispondere a certe impazienze imprenditoriali con un sonoro «andate a farvi benedire». La diplomazia notturna, anche a costo di intasare le linee telefoniche, ha prodotto effetti benefici. I toni calavano, all´improvviso, di almeno un´ottava; e i radicali o non c´erano o restavano in panchina. Il buonsenso e il ragionamento hanno preso il sopravvento. Con Marco Tronchetti Provera che ha sgombrato il campo dalle querelle «su quanto è stato o meno fatto dal governo», per porre l´accento «sull´asse dei tempi». Promosso il governo «per le buone intenzioni e la corretta direzione di marcia» – anche l´amministratore delegato della Fiat Paolo Cantarella ha sottolineato «la sintonia» dell´intervento di Berlusconi con il comune sentire degli imprenditori – Tronchetti ha rilevato come tutto da noi avvenga «con una velocità diversa da quella dei Paesi più avanzati». L´osservazione gli è servita per sollecitare il governo «ad accelerare le riforme»; per stimolare gli industriali «a non farsi coinvolgere nel tranello degli scontri politici», a evitare le contrapposizioni tra grandi e piccoli «perché Confindustria è la casa di tutti», a non impiccarsi ad un totem «perché la partita della flessibilità è più ampia e più articolata»; per rassicurare il sindacato sulle intenzioni di Confindustria interessata «ad avere un sindacato forte, purché intellettualmente onesto».
        Con il consigliere incaricato del Centro Studi Enrico Bondi che, apprezzati «i buoni propositi» governativi è tornato alla carica per chiedere che «siano seguiti» a stretto giro di posta «da atti concreti» mirati a «rendere più flessibile il mercato del lavoro, a varare politiche di welfare orientate alla formazione, a ridurre la pressione fiscale, e ad accelerare l´eliminazione dei vincoli amministrativi che frenano il mercato unico europeo». Con Emma Marcegaglia che richiamava il governo «a non frenare il processo di costruzione europea». Con toni meno accesi, i distinguo non svanivano ma diventavano digeribili per tutti. Di più. Per la prima volta veniva ufficializzato – sia dagli imprenditori, sia dagli esponenti della maggioranza (Marzano e Buttiglione) – che l´articolo 18 non è la conditio sine qua non per avere flessibilità, ma solo «uno dei tappi» che frenano la nostra competitività: e certamente, nemmeno il più importante.