Niente «scalone» ma le quote gradite a Margherita, Cisl e Udc

03/02/2004







martedì 3 febbraio 2004

IL PROGETTO

Niente «scalone» ma le quote gradite a Margherita, Cisl e Udc

L’ipotesi raccoglie consensi trasversali, restano le differenze su minimi e data d’avvio

      ROMA – «E’ la cosa migliore da fare», aveva detto qualche giorno fa il viceministro dell’Economia Mario Baldassarri, di Alleanza nazionale. Autore nei mesi scorsi di una proposta di riforma delle pensioni alternativa a quella del titolare del suo dicastero, Giulio Tremonti, definiva, sorprendentemente, «la cosa migliore da fare» l’idea appena avanzata dal leader della Margherita Francesco Rutelli. Ovvero quella di sostituire il cosiddetto «scalone» che partirebbe dal primo gennaio 2008, quando i contributi necessari per andare in pensione passerebbero da 35 a 40 anni, con le quote. Cioè un meccanismo che mette in relazione l’età anagrafica e i contributi versati attraverso la loro somma. Per esempio, fissare quota 95 come requisito minimo significa che per andare in pensione sono necessari almeno 60 anni d’età e 35 anni di contributi, oppure 58 anni d’età e 37 di contributi, e così via. Da molti anni questa idea affiora periodicamente, per poi tornare sottotraccia. Stavolta però c’è una novità. Il meccanismo della quota piace alla Margherita, ad Alleanza nazionale e all’Udc. E non dispiace nemmeno alla Cisl: almeno se è vero che la proposta delle «quote», portata avanti a titolo personale dal segretario confederale Pier Paolo Baretta, godrebbe nell’organizzazione di un certo consenso. Anche perché a differenza dello «scalone», ritenuto da più parti inaccettabile, potrebbe garantire quella gradualità che nella maggioranza è considerata necessaria da molti.
      Naturalmente la gamma delle «quote» è piuttosto ampia. Si va dal numero 94, a cui pensano la Margherita e Baretta, al 96 dell’Udc e al 97-98 di An. E anche sulla data di partenza non sono tutti d’accordo. Per An, ad esempio, il nuovo sistema dovrebbe scattare prima del 2008, contrariamente a quello che pensa la Margherita. In ogni caso, tuttavia, il numero non potrà essere che variabile, aumentando negli anni futuri con la crescita della vita media.
      La proposta di An, a cui lavorerà anche Baldassarri, potrebbe anche non contenere la decontribuzione a favore delle imprese per i nuovi assunti, che rappresenta invece uno dei punti qualificanti del disegno di legge governativo all’esame del Parlamento, e che era stata fortemente chiesta dalla Confindustria. In cambio, però, ci sarebbe un meccanismo che consenta di mantenere in una certa misura il Tfr (il trattamento di fine rapporto, cioè le liquidazioni) nella disponibilità delle aziende, pur affluendo non più obbligatoriamente, ma con il silenzio-assenso del lavoratore, ai fondi pensione integrativi. C’è chi pensa a qualche particolare forma di cartolarizzazione o alla possibilità per il fondo di reinvestire in azioni dell’impresa stessa.
S. Riz.


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