Niente incentivi per l’auto Scajola: aiuti ad altri settori

10/02/2010

L’auto resta a secco di incentivi, per quest’anno dovrà farne a meno. Andranno ad altri settori, a cominciare dagli elettrodomestici, ma anche il tessile potrebbe beneficiarne. Ad annunciarlo è stato il ministro per lo Sviluppo Claudio Scajola da San Sebastian (Spagna) dove ha partecipato alla riunione informale dei ministri europei dell’industria. L’orientamento è comune nell’Unione che sta cercando una exit strategy dalla politica di sostegno ai consumi, o meglio la sta modificando trasferendo risorse su settori che, come ha detto Scajola, «hanno bisogno di uno stimolo alla domanda». Per quanto riguarda l’Italia, inoltre, lo scontro della scorsa settimana tra Fiat e governo deve aver facilitato la scelta di cui si parlerà oggi in Consiglio dei ministri. Al governo che voleva condizionare la concessione degli incentivi al mantenimento dello stabilimento di Termini Imerese, il vertice del Lingotto aveva risposto «no grazie», faremo a meno. E così sarà. Il settore automobilistico avrà comunque un sostegno, ma limitato alla ricerca e all’innovazione e non basta, ad esempio, ai costruttori esteri di auto associati nell’Unrae che contestano la scelta definendola «gravissima». Il governo – dicono- ci ripensi. Anche i concessionari protestano, non c’è solo la Fiat, fanno notare ci sono diverse migliaia di posti di lavoro a rischio.
EFFETTI COLLATERALI
Le ricadute del mancato rinnovo degli incentivi sono state simulate dal centro studi Promoter il quale calcola che, nel 2010, senza sostegno il mercato dell’auto vedrebbe le immatricolazioni ridotte a 1,75 milioni, pari al 20%. A risentirne sarebbe anche le casse dello Stato cui verrebbero a mancare 1,2 miliardi di gettito legato all’Iva.
Anche la Borsa la prende piuttosto male, e il titolo Fiat lascia sul terreno il 2,53%.
C’è però un’altra notizia e sembrerebbe di segno opposto: Termini Imerese, lo stabilimento che Fiat vuole chiudere a fine 2011 potrebbe continuare a produrre auto, ma elettriche. È sempre Scajola a prospettarlo, riferendo che a San Sebastian ha «preso contatti con colleghi per trovare una soluzione possibile sull’auto elettrica», appunto.
L’AUTO ELETTRICA
Comincia a circolare l’ipotesi Renault, ma tutto è decisamente prematuro. In ogni caso il governo resta contrario a «un utilizzo diverso da quello industriale», forte anche del fatto che «da Fiat c’è la disponibilità anche ad un utilizzo nel settore auto diverso dal loro». In sintonia con questa ipotesi è la delibera della giunta regionale siciliana che ha vincolato l’area di Termini alla produzione industriale, allontanando altre soluzioni che pure si erano affacciate. Ha poi stanziato 350 milioni per il rafforzamento delle infrastrutture in un’area in cui la carenza si fa proprio sentire. Il prossimo incontro per discutere di Termini è fissato il 5 marzo. «Troppo tardi», osserva il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, sarebbe bene anticiparlo «perché le bocce non sono ferme» e «con tutte queste notizie il 5 marzo è troppo in là». Inoltre occorre «tornare a palazzo Chigi in sede politica come era già stato detto». Scajola non è d’accordo. «Gli incontri si fissano quando si ha qualcosa da dire», replica piccato probabilmente anche per il pressing del leader Cgil. Parlando della crisi industriale, Epifani denuncia che «si sta allargando », pertanto non bastano «cerotti» o «misure tampone» ma un«salto di qualità», una seria politica industriale. Fiat, Alcoa, Fincantieri, Lucchini, Glaxo, Merloni, ex Eutelia e poi call center e porti. «Il Sud – ha osservato – paga il prezzo più alto. Questi problemi non si affrontano tavolo per tavolo mettendo dei cerotti. Bisogna rovesciare l’ordine. Il governo deve avere obiettivi di politica industriale e scegliere i settori da difendere e valorizzare ».