Niente Ici per il 40% delle case

24/09/2007
    lunedì 24 settembre 2007

    Pagina 7 – Primo Piano

    FINANZIARIA
    LA STRETTA FINALE

    Ieri vertice con Prodi
    sulla manovra. Tps: «Senza risparmi
    saltano gli interventi sulle infrastrutture»

      Niente Ici per il 40% delle case

        ALESSANDRO BARBERA
        ROMA

        L’ultima parola sui dettagli arriverà solo dopo il vertice di maggioranza di mercoledì e al rientro di Prodi da New York. E nel frattempo c’è da convincere i Comuni, che dovrebbero rinunciare ad un parte importante delle proprie entrate e sperano di ottenere in cambio un aumento dei trasferimenti. Ma l’ipotesi che circola in queste ore sul taglio dell’Ici fra i leader della maggioranza è l’unica che può dare un segno «forte» alla Finanziaria in direzione di una riduzione della pressione fiscale: l’esenzione dall’imposta sulla prima casa per circa il 40% delle abitazioni, ovvero tutti coloro che possiedono fino a ottanta metri quadri e un reddito non superiore ai quarantamila euro annui. Se ci saranno le risorse, il tetto di reddito potrebbe essere applicato anche a chi paga un affitto e permettere a questi ultimi l’esenzione dall’Irpef.

        Pur con sfumature diverse, il pacchetto di sgravi sulla casa è l’unico che trova concorde tutta la maggioranza: lo vuole la Margherita (abolirebbe l’Ici su tutte le prime case), lo sostengono Ds, Rifondazione e Verdi. C’è accordo anche su come applicare il taglio: in un primo tempo si era ipotizzato di calcolarlo sulla base del valore dell’immobile, ma la riforma del catasto e degli estimi (oggi molto al di sotto dei valori di mercato) richiede tempi lunghi per applicare parametri diversi già dal 2008.

        Se le indicazioni di queste ore verranno confermate, il pacchetto casa sarà dunque il piatto principale della manovra. Se si aggiunge infatti a Ici e sgravi sugli affitti (fra 1,5 e 2 miliardi di euro) il piano di edilizia popolare messo a punto dai ministri Ferrero e Di Pietro – si parla circa di 800 milioni – nel menù resta poco spazio per altri interventi. Gran parte dei dieci miliardi di manovra serviranno infatti a finanziare misure già decise: il rinnovo del contratto del pubblico impiego costa ad esempio ben 2,3 miliardi, il pacchetto sul welfare firmato a luglio (revisione dello scalone pensionistico, aumento dell’indennità di disoccupazione) vale un altro miliardo. Per fare di più, come ad esempio un bonus per le fasce povere, c’è bisogno di reperire altre risorse.

        All’appello mancano i risparmi che Padoa-Schioppa sperava di ottenere dai bilanci dei colleghi ministri. Per ora la manovra è coperta in gran parte con le maggiori entrate di quest’anno e quelle previste nel 2008. Ieri, in un vertice con Prodi e i colleghi Santagata e Visco il ministro dell’Economia ha ribadito la necessità di insistere sui risparmi, come chiede anche l’ala centrista della maggioranza pena il rischio di rinunciare ad alcuni degli interventi previsti, compresi quelli per le infrastrutture. Per ora in soccorso di Tps arriva l’Agenzia del Demanio: in cantiere c’è una sforbiciata ai costi di gestione degli immobili pubblici che potrebbe valere fino ad un miliardo di euro. Un altro miliardo di euro di nuove entrate sarà garantito dall’aumento delle concessioni balneari (500 milioni) e dalla vendita di alcuni terreni e alloggi. Gli spazi di manovra per Prodi e il suo governo sono sempre più stretti. Oltre ai problemi che sorgono di giorno in giorno (dal caso Mastella-De Magistris al rapimento ieri di due militari in Afghanistan) resta aperta l’incognita del pacchetto Welfare. A sinistra c’è infatti chi non ha ancora digerito la revisione dello scalone pensionistico e continua a chiedere la sua abolizione. Il segretario del Pdci ieri è andato all’attacco di Padoa-Schioppa: «A Prodi non dico di cacciarlo, ma se lo facesse non mi strapperei le vene». Comunque vada, per compattare la maggioranza ci vorrà un voto di fiducia. Il ministro dei Trasporti Bianchi lo dice già: «Se serve ci sarà».