Niente espulsione automatica

22/05/2003




              Giovedí 22 Maggio 2003
              NORME E TRIBUTI
              Immigrati


              Niente espulsione automatica

              Immigrati – Sentenza della Cassazione a Sezioni unite dà una stretta ai fogli di via per gli stranieri


              ROMA – La Cassazione scusa il ritardo. Nessuna espulsione automatica per l’immigrato che si dimentica di rinnovare il permesso di soggiorno. Anche se la richiesta viene presentata dopo i sessanta giorni, il tempo cioè che il lavoratore ha a disposizione una volta scaduto il documento, il Prefetto non è legittimato a decretare l’allontanamento tout court dal Paese. La misura drastica può essere disposta solo quando la domanda sia respinta per la «mancanza originaria o sopravvenuta dei requisiti richiesti dalla legge per il soggiorno dello straniero sul territorio nazionale». Le Sezioni unite della Corte di legittimità, dunque, confermano definitivamente il filone giurisprudenziale "comprensivo" con l’extracomunitario che per ignoranza, errore o dimenticanza, lascia scadere il pezzo di carta che autorizza la sua presenza in Italia.
              La sentenza n. 7892, di prossima pubblicazione su «Guida Normativa», non porta grandi novità, ma sicuramente grandi conferme. Già quattro anni fa, il Consiglio di Stato con la decisione 870/99 aveva concluso per la non perentorietà dei termini per la presentazione della richiesta di rinnovo del permesso. Una determinazione con la quale la giustizia amministrativa aveva imboccato la via della mera irregolarità formale del ritardo, sanabile con il «perdurare delle ragioni» che hanno consentito il rilascio del certificato.
              Ora, la Corte di Cassazione sottolinea ulteriormente la differenza tra forma (tempistica del rinnovo) e sostanza (possesso dei requisiti di legge), scegliendo di evitare che un intoppo burocratico possa trasformarsi in una sorta di "istigazione" alla clandestinità.
              Di fatto, colui che vuole reiterare il documento di soggiorno parte da una situazione di legittimità, la cui conservazione deve essere valutata in concreto. L’Autorità, cioè, deve ponderare la situazione generale – ritardi inclusi – in cui si trova l’extracomunitario, prima di emettere il decreto di espulsione. Nel caso specifico, le Sezioni unite civili hanno dato ragione a un cittadino dello Sri Lanka. L’immigrato è in Italia dal 1990 con regolare permesso, rinnovato nel ’92 entro i termini e successivamente non rinnovato alla scadenza del 9 aprile 1996 a causa di un grave incidente del quale è rimasto vittima. L’uomo ha potuto avviare la pratica di rinnovo solo nel novembre del ’96, ma il questore di Palermo non ha perdonato il ritardo e ha decretato l’espulsione, ora annullata dalla Suprema Corte.
              I giudici hanno risolto gli eventuali dubbi esistenti sull’interpretazione dell’articolo 11, comma 2, della legge 40/88, sposando l’orientamento di cui è "portabandiera" la sentenza 6347/99, della prima Sezione civile. È con questa decisione, infatti, che gli ermellini, in maniera innovativa, hanno stabilito il divieto di automatismi. L’esame della norma, fatto in occasione del ricorso di una colf di Capo Verde, ha portato a concludere che «in caso di ritardo nella richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno, l’espulsione dello straniero non è automatica, ma consegue solo all’esame e all’eventuale rifiuto della richiesta di cui all’articolo 5, comma 5, della predetta legge, nella ricorrenza della situazione, ivi prevista, di sopravvenuta mancanza di requisiti per il soggiorno, della quale detto ritardo può costituire indice rivelatore».
              Insomma, il mancato rispetto della tempistica scandita dalla legge può essere un campanellino d’allarme – capace, come precisano le Sezioni unite, di avviare «d’ufficio la procedura di espulsione nei confronti dello straniero che non abbia presentato domanda di rinnovo» – ma non basta da solo a giustificare l’espulsione dello straniero.

              BEATRICE DALIA