New economy, diritti in rete

17/06/2002

15 giugno 2002




I ragazzi che lavorano su Internet non aspettano i sindacati tradizionali e si organizzano on line. Comunicano con le mailing list, i forum, le chat line, la web tv. A Milano i siti di riferimento per i networkers italiani, Bread&Roses e Tutearancioni

ANTONIO SCIOTTO

MILANO
Sotto la Madonnina i bit corrono sempre più veloci e i ragazzi della new economy si organizzano per avere più diritti. Il loro mezzo preferito, naturalmente, è Internet. Oggi il sindacato si fa con le
mailing list (la posta elettronica), con i forum e le chat, con la consulenza, la formazione, l’informazione on line. Nel web, tutto sommato, si ritrovano quegli stessi temi di cui si discute al bar o nelle assemblee della Fiat: l’articolo 18, la crisi del proprio settore, il licenziamento dei colleghi, le nuove opportunità di lavoro. Ma ci sono anche argomenti che appartengono più da vicino ai trentenni che lavorano nella rete: il più gettonato è decisamente quello delle tutele per gli atipici, dai Cococo agli interinali, ormai dilaganti (soprattutto i primi) nelle aziende, il desiderio di superare la giungla contrattuale in cui sono immersi: vengono assunti con i contratti dei metalmeccanici, con quelli del commercio, o dello spettacolo. Di recente, poi, dopo lo scoppio della «bolla» e l’arrivo della crisi, sempre più spazio hanno guadagnato gli scioperi e le manifestazioni, le piattaforme e le vertenze: da Blu a Ipse, da Matrix a Lanetro, da Jumpy al recente caso della pugliese Bid.it, la paura del licenziamento fa correre più veloci le mani sulle tastiere. I punti di riferimento principali per i giovani della new economy sono oggi due siti realizzati entrambi nel capoluogo lombardo, breadandroses.it e tutearancioni.org.

La redazione di Bread&Roses, formata da un gruppo di 5-6 trentenni che già da tempo lavorano per siti, portali o riviste sul web, ha avuto ad esempio l’idea di realizzare una trasmissione tv on line, con cadenza mensile, dove si discutono i problemi e le opportunità del mondo della rete: «Il ciclo di trasmissioni è iniziato a gennaio – spiega Lorenzo Guerra, uno dei redattori – e abbiamo invitato a parlare diverse personalità della politica e del sindacato, oltre ai lavoratori della new economy, per discutere di articolo 18, delle opportunità future offerte dal mercato dell’Ict, dello sciopero generale del 16 aprile, o delle vertenze più delicate, come quelle di Blu e di Ipse 2000. Alcuni dipendenti di queste aziende sono venuti da Roma per essere presenti in trasmissione. In più, quando c’è la diretta sul web, gli spettatori possono inviarci immediatamente le loro domande, grazie a una chat interattiva: noi le giriamo subito agli ospiti. E le puntate sono visibili ancora oggi, basta collegarsi al sito».

Bread&Roses
offre anche consulenza sindacale, e di recente ha lanciato un nuovo sito, TipiAtipici (tipiatipici.it) che raccoglie e intercetta le istanze di molti giovani, lontani dai sindacati tradizionali. «Nel settore dell’informatica e della comunicazione lavorano ormai circa un milione di persone in Italia – aggiunge un altro redattore, Filippo Di Nardo – e gli atipici sono già due milioni in tutto il paese. Una massa di persone che comunica in modo diverso rispetto al passato, che non lavora in fabbrica ma davanti a un computer, che naviga spesso su Internet. Il sindacato tradizionale fa molta fatica a raggiungere questi nuovi lavoratori, eppure hanno molte cose da dire, cercano un luogo dove esprimersi». Sarà per questo motivo che i giovani di Bread&Roses sono stati a loro volta «intercettati» dalla Cisl di Milano, tanto che il sito diventerà a tutti gli effetti una costola del sindacato. «Noi crediamo che si possa fare un sindacato a partire dalla rete, con nuovi mezzi di mobilitazione e di lotta – dice La Porta – In questo momento le battaglie più importanti sono quelle per l’estensione dell’articolo 18 agli atipici, per un sistema di ammortizzatori sociali e di tutele più forte. Inoltre, all’orizzonte, vediamo anche la possibilità di un unico contratto per tutti i lavoratori dell’Ict».

Tutearancioni
parte invece dall’esperienza dei ragazzi di Matrix, usciti dall’anonimato e diventati improvvisamente famosi all’inizio dell’anno per aver realizzato il primo sciopero dei lavoratori di Internet. Anche loro hanno messo su un sito visitatissimo da chi lavora per le web agencies, per i portali o i giornali on line, per le imprese che fanno e-commerce. Anche in questo caso, a far muovere il mouse di chi naviga, è non solo il desiderio di informarsi, ma anche la voglia di dire la propria sul mondo di tutele e diritti da costruire. E così le tute arancioni hanno deciso di costruire una Netcharta, la Carta dei diritti di chi lavora nel web. E, tipico del mondo della rete, che si evolve di continuo, la Netcharta non è un documento definitivo, una piattaforma già confezionata, ma un testo in continua evoluzione, che viene aggiornato liberamente da parte dei navigatori: «Aggiungi il tuo diritto» è infatti lo slogan scelto dai redattori.

«Noi abbiamo fissato 7 diritti – spiega Giulia Covezzi, delegata Filcams Cgil di Matrix e redattrice di Tutearancioni – ma sono solo un punto di partenza. Tanta gente ha aggiunto il suo diritto, quello che vorrebbe veder riconosciuto: all’assunzione a tempo indeterminato, al tfr e alla tredicesima, a una rappresentanza sindacale, a una contrattualizzazione adeguata, alla salute». E poi i lavoratori della new economy chiedono il «diritto a una vita privata» («Ti danno un telefonino, un portatile, l’obbligo della reperibilità. Inoltre… forse è meglio che non ti assumiamo ma ti teniamo come collaboratore», scrive un navigatore) o quello «di pubblicazione» («In rete chiunque è giornalista…»). «Moltissimi chiedono più formazione – aggiunge la Covezzi – Noi siamo un po’ operai, perché spesso facciamo un lavoro poco professionalizzante, ma anche brainworkers, perché dobbiamo lavorare con la testa. Con la velocità del web non si scherza, e quando si perde il lavoro bisogna essere preparati a trovarne un altro».

Molte tute arancioni sono vicine alla Cgil, ma si muovono autonomamente rispetto al sindacato. Il 20 giugno, infatti, parteciperanno allo sciopero generale per l’articolo 18 e saranno in piazza con il loro striscione. In certi casi, la presenza virtuale non basta.