New economy: Dipendenti con un’anima da professionisti

19/10/2000

loghino.gif (3272 byte)

ombraban.gif (478 byte)



Giovedì 19 Ottobre 2000
italia – lavoro
Lavorare nella new economy

Fineco: la busta paga è top secret
ePlanet: l’università partner strategico.
Dipendenti con un’anima da professionisti

MILANO Palo Alto, in California, è a un passo da piazza della Scala a Milano. La sede della Fineco on line, cioè il servizio di transazioni in rete nato dalla Fineco Sim, è infatti a pochi metri da piazza della Scala ma è contemporaneamente anche uno dei luoghi di lavoro degli "sviluppatori" di sistemi di Palo Alto. La rete, non è una novità, consente anche questo, cioè di moltiplicare le sedi di lavoro e spargerle per il mondo. Non è un caso che dei 300 che lavorano per Fineco on line, solo 100 sono dipendenti assunti a tempo indeterminato, il resto sono collaborazioni con aziende o con altri professionisti.

Internet: un futuro come la Tv? Certo, questo è uno spicchio di realtà che ora riguarda solo poche aziende e pochi lavoratori ma, come dimostra l’esperienza Fineco e del Gruppo Bipop, anche un’attività tradizionale per definizione come quella bancaria può essere "toccata" e stravolta dalla tecnologia. A chi si affanna a dire che questo non è il futuro e che una così piccola fetta di mercato del lavoro non merita tanta enfasi, risponde l’amministratore delegato di Fineco Sim, Alessandro Foti: «Le tecnologie creano un nuovo modo di fare business che, a sua volta, cambia i paradigmi del rapporto di lavoro». Insomma, non è così semplice capire quale sarà il verso dei prossimi anni e, delle volte, sembra di ritrovarsi in quei dibattiti ai tempi della nascita della televisione: ognuno fa i suoi pronostici e le sue scommesse sul futuro dello strumento, che in questo caso è Internet, e sui cambiamenti che porterà.

Un corpo da dipendente, un’anima da professionista. Intanto le trasformazioni che già si vedono disegnano la figura di un lavoratore che ha il corpo di un dipendente e l’anima di un libero professionista. Il fatto di lavorare in gruppi e per obiettivi, la forte richiesta di professionalità che dà un reale potere contrattuale e più margini di libertà, la struttura aziendale che diventa meno gerarchica e verticale, sono tutti elementi di un rapporto subordinato molto "sui generis" anche se sta dentro norme e contratti da dipendente. Un dualismo attenuato dalle politiche retributive molto spinte e tarate su quote alte di salario variabile legate alle perfomance individuali e dell’azienda, oltre che allo strumento della stock option. Passaggi che legano ancora di più il dipendente al destino, ultimamente meno felice, delle aziende.

Legati da una stock option. Uniti nella buona come nella cattiva sorte, si potrebbe dire scippando la formula da un altro rito, e proprio per questa ragione qualcuno ci va più cauto. «La stock option è un utile complemento a una politica retributiva fatta di più fattori. Al momento non esiste un piano al riguardo — dice Foti — ma riteniamo sia uno strumento straordinario di coinvolgimento. Oltre ai "pro" ha anche però anche dei "contro": legare in maniera troppo forte le aspettative di ritorno dei propri dipendenti sull’azienda rende la società stessa più vulnerabile agli andamenti di mercato. Per queste ragioni crediamo che non proporremo piani troppo aggressivi e credo saranno destinati soprattutto al top management».

Retribuzioni top secret. Guai a spingersi oltre, a provare a chiedere che quota di salario è variabile, quali sono i benefits fuori dal contratto. Tutto è top secret: «Le politiche retributive — dice secco Foti — sono un tassello strategico». È questo a dare il polso di un mercato in fibrillazione che sta premiando i pochissimi sul mercato. «Noi ci siamo affidati allo strumento delle stock option — spiega invece Luigi Orsi Carbone, presidente di ePlanet — offrendole in modo trasversale a quelle figure, anche impiegatizie, che però riteniamo persone-chiave nella struttura aziendale. Sul resto posso solo dirle che ci confrontiamo con uno Statuto dei lavoratori fatto negli anni ’70 quando siamo anni luce più avanti. Noi siamo vent’anni dopo i dibattiti sulla flessibilità».

Cacciatori di teste, non sindacati. Come vuole la leggenda del mondo digitale, anche Luigi Orsi Carbone, 37 anni, ha cominciato nel ’97, dopo una esperienza di lavoro negli Stati Uniti, lavorando in un garage. Poi il garage è diventato ePlanet che ora sta costruendo su 15 città selezionate in base a un target di imprese, le infrastrutture in fibra ottica per offrire servizi alle piccole e medie aziende. Partiti da un miliardo con 5 dipendenti sono arrivati a 31 miliardi e 330 dipendenti. «Ci affidiamo a esperti che hanno trent’anni — dice Orsi Carbone — e che il mercato tratta in modo del tutto diverso dal contratto. È cambiata la struttura dell’azienda che è diventata piatta, circolare per far fluire le informazioni in modo rapido, senza gerarchie. Qui non ci si fa rappresentare dal sindacato, ma dai cacciatori di teste».

L’università, un partner strategico. E allora diventa strategico cercarsi un partner come le università. La Fineco ha stretto collaborazioni con Pavia e Ancona, la eplanet con la Bocconi. Dalle aule al lavoro, in questo mondo il passo è più che breve.

Lina Palmerini