«Nessuno stralcio sull’articolo 18»

11/12/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Il sottosegretario Sacconi respinge il pressing dell’Ulivo: la delega non diventerà un Ddl

    «Nessuno stralcio sull’articolo 18»
    M.M.
    ROMA – I Ds condividono la richiesta dei sindacati dei lavoratori di uno stralcio della norma relativa alla modifica delle disposizioni dell’articolo 18 dal disegno di legge delega sulla riforma del mercato del lavoro. Ma il Governo è assolutamente indisponibile a un intervento del genere. «Siamo del tutto contrari – afferma Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare – a un’ipotesi di stralcio di questa norma sperimentale. Sarebbe assurdo che il Governo rinunciasse a un’indicazione che ha preso con convinta consapevolezza e con un voto unanime di tutti i componenti del Consiglio dei ministri. Una norma – aggiunge Sacconi – che rappresenta un segnale di modernità, una spinta concreta a superare le resistenze ad assumere, specie nelle aree più deboli del paese». La compattezza e la decisione di Cgil, Cisl e Uil non impensieriscono il Governo, attento solo al merito dei problemi. «L’Esecutivo guarda al merito dei problemi – sostiene Sacconi – è attento alle proposte che vengono dalle parti sociali con un unico criterio, che si muovano in coerenza con l’obiettivo di una liberalizzazione del mercato del lavoro che porti più in alto il tasso di occupazione, obiettivo condiviso, anzi espressamente indicato dall’unione europea». Per questo non preoccupano le opposizioni sindacali. «Perché Cisl e Uil – ricorda il sottosegretario – nel corso del confronto hanno fatto molte proposte, come quella per integrare gli interventi sugli ammortizzatori comuni con norme per la formazione continua. Solo la Cgil non ha mai fatto una proposta, quasi che gli andasse bene l’attuale situazione del mercato del lavoro. Cisl e Uil – aggiunge Sacconi – non hanno mai confuso la critica sull’articolo 18 e il resto e per questo credo sia possibile un’intesa su previdenza e mercato del lavoro, lasciando fuori solo quell’indicazione sul 18 che, non si deve dimenticare, rappresenta un’autonoma iniziativa del Governo su due tesi contrapoposte, quella degli industriali per una riforma radicale e quella del sindacato per lasciare tutto come è adesso». In questo quadro si stempera anche il dissenso sindacale. «Sarebbe limitato, circoscritto – afferma Sacconi – se si riuscisse, come io credo possibile, raggiungere un’intesa sulla previdenza e sulla riforma del mercato del lavoro. Certo – aggiunge il sottosegretario – sarebbe diverso per chi si è sempre contrapposto, per chi, come la Cgil, ha agito da sindacato antagonista, cercando lo scontro per lo scontro. Cisl e Uil hanno dialogato e hanno fatto proposte: in questo quadro è possibile negoziare». Un no secco quindi allo stralcio dalla delega dell’indicazione sull’articolo 18. Il Governo del resto ha respinto seccamente anche la richiesta di trasformazione del provvedimento di delega da collegato a disegno di legge ordinario sulla base della non congruità tra le indicazioni di tale provvedimento e il Dpef, richiesta reiterata anche ieri nel corso dell’incontro tra sindacati e Ds. «Tutto il provvedimento di delega – ha affermato Sacconi – si muove sulla base della liberalizzazione e sull’obiettivo di crescita del 3% indicato dal Dpef. Perché la riforma strutturale del mercato del lavoro è considerata parte integrante e irrinunciabile della manovra generale di finanza pubblica». Il sindacato però sembra molto fermo nella sua decisione e ha ricevuto dal presidente dei deputati Ds, Luciano Violante, un appoggio incondizionato per quanto si riferisce all’articolo 18, la cui modifica è stata indicata come «inefficace ai fini dello sviluppo e della crescita dell’occupazione».
    Martedí 11 Dicembre 2001
 
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