Nessuna crisi, l’Inps ha i conti a posto

09/12/2003



  economia e lavoro




06.12.2003
Nessuna crisi, l’Inps ha i conti a posto
Il costo della ristrutturazione industriale: in due anni raddoppiata la cassa integrazione
di 
Raul Wittenberg

ROMA Ancora una volta si conferma che i conti della previdenza sono a posto. Almeno quelli dell’Inps con i suoi 17,5 milioni di pensioni da pagare. L’istituto di previdenza del settore privato ha chiuso la gestione dell’anno scorso in attivo per il terzo anno consecutivo, con un avanzo di 3.192 milioni di euro registrando un incremento di 2.199 milioni. Si consolida,
quindi, una gestione economica positiva che già nel 2001 aveva portato ad un attivo di 993 milioni. È quanto basta per contenere il peso della spesa sul prodotto nazionale allo
10,58%, che scende sotto il 10% se si toglie la gestione dei
ferrovieri in deficit strutturale da 10 anni, da quando
venne dimezzato il personale.
Risultati positivi, dunque, che sono il frutto tangibile della riforma Dini del 1995 e che il governo di centrodestra cerca di smantellare. Tra le cause che determinano l’attivo di bilancio è da segnalare l’aumento delle aliquote dei lavoratori autonomi e atipici, come pure le maggiori entrate derivanti dalla pur modesta crescita del’occupazione.
Questi dati erano già emersi a luglio in sede di approvazione del bilancio consultivo, e ieri sono stati riproposti in occasione della presentazione del Rapporto annuale 2002 nel corso di una conferenza stampa del nuovo Consiglio di vigilanza (Civ) dell’Inps, con il suo neo presidente Franco Lotito, che viene dalla segreteria confederale della Uil, e che ha sottolineato come «lo stato di salute dell’Istituto è più che soddisfacente».
Accanto c’era Giampaolo Sassi, nominato nelle stesse ore dal Consiglio dei ministri alla presidenza dell’ Istituto del quale è stato per un anno commissario straordinario.
La nomina di Sassi, avvocato e amico fidato del ministro del welfare Roberto Maroni, si accompagna a quella dei presidenti degli altri enti previdenziali rimasti vacanti, con piena soddisfazione di tutti partiti della coalizione di maggioranza: alla testa dell’Inail Vincenzo Mungari in quota Forza Italia; Marco Staderini (Udc) all’Inpdap; alla guida dell’Ipsema Antonio Parlato in quota An. Prima di Natale secondo il ministro Maroni si avranno anche le nomine dei rispettivi Consigli di amministrazione, e almeno per quanto riguarda l’Inps il governo sembra intenzionato a lasciare uno o due posti a tecnici graditi all’opposizione.
Tornando ai conti dell’Inps, accanto al boom delle pensioni di invalidità (+35,2%) che aveva indotto il ministro Maroni a promuovere controlli più stringenti, si conferma anche il ridimensionamento delle pensioni di anzianità, che sono state
179.000 (+4,6% sul 2001): il dato è confortante perché l’Istituto ne aveva previste 14.463 in più, e quindi la tendenza ha avuto un calo del 7,5%. Riguardo al trend per il 2003, il direttore
generale Vincenzo Tomasini ha spiegato che, seppure c’ è stato un leggero aumento delle domande, non tutte possono essere accolte anche perchè si tratta di persone che hanno le finestre di uscita nel 2004.
Comunque nel 2002 le nuove pensioni liquidate sono aumentate del 17%. Il fondo pensioni dei lavoratori dipendenti, che assorbe la quota principale dei trattamenti erogati all’istituto, ha subito un aumento del 15,1% rispetto al
numero di pensioni liquidate nel 2001.
Alla vigilia della manifestazione unitaria contro la legge
sulle pensioni, all’Inps non poteva mancare un riferimento alla
giornata di protesta sindacale. Franco Lotito ha dichiarato che oggi sarà in piazza anche lui. Nella sua prima uscita pubblica nel nuovo incarico, ha detto che è e resta un sindacalista «consapevole della mia storia che non intendo dimenticare». «Le organizzazioni sindacali schierano i lavoratori – ha spiegato – per contrastare i contenuti del progetto di riforma
del governo, ma soprattutto per affermare la volontà di allestire una proposta di intervento di marca sindacale.
Lo dico con la tranquillità di chi sa perfettamente che nella legge Dini era già previsto il momento della verifica nel 2005: una scadenza piegata a esigenze politiche che il governo ha anteposto al funzionamento della Dini». Per Lotito, le ragioni della mobilitazione sono giustificate anche perché «l’esecutivo ha smontato ogni luogo concertativo, e questo è un elemento politico di notevole gravità».
Invece dal neo-presidente Sassi è venuto un invito a restar fuori dalle polemiche politiche relative alla riforma delle pensioni. «Standone fuori, faremo meglio il nostro lavoro, eviteremo polemiche che sono il pane quotidiano della politica ma non devono investire l’istituto. L’Inps può soltanto dare al governo utili strumenti tecnici di valutazione».
Intanto tra il 2000 e il 2002, il numero di ore autorizzate in Italia
per la cassa integrazione guadagni ordinaria è quasi raddoppiato, passando da 44.972 a 84.656. L’aumento del ricorso alla cassa – risultato della difficile congiuntura economica e delle ristrutturazioni industriali – si è verificato in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale.
Al Nor-dovest le ore utilizzate sono state 20.120, nel 2001, 30.154 e nel 2002, 41.143. Al Centro le ore utilizzate nel
2002 erano 7.756, nel 2001 10.809, nel 2002 14.997. Al Sud, invece, si è passati dalle 11.668 ore di cassa integrazione del 2000, alle 13.765 nel 2001, per arrivare alle 19.915 ore dell’ultimo anno.