“Nessun sabotaggio sul piano della Fiat”

25/06/2010

«Contro chi scioperiamo? Contro l’Europa? Contro i mercati finanziari?», si chiede Emma Marcegaglia, alla vigilia dello sciopero indetto dalla Cgil contro la manovra. Parla della «necessità di tornare a crescere e recuperare produttività», il presidente degli industriali italiani, e il discorso non può che cadere su Pomigliano che, spiega, «va inquadrato» in quest’ottica.
«Fiat, correttamente, chiede garanzie a chi ha firmato per portare avanti il progetto sullo stabilimento campano, per fare l’investimento. Quale imprenditore riporterebbe una produzione dalla Polonia in Italia senza garanzie?» dice Marcegaglia. Il referendum? «È difficile dire chi siano i vinti e chi i vincitori: siamo in una fase aperta, vedremo». Infine, un auspicio: «Fiom dice che non farà sabotaggi; mi auguro che sia così perché il sindacato non fa sabotaggi».
Era giorno di festa patronale ieri Torino, dal Lingotto nessun commento. L’ad Sergio Marchionne è negli Usa. Dice di averlo sentito più volte il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che assicura che da parte di Fiat c’è una «conferma del percorso ipotizzato». «Non vedo la ragione perché ciò non avvenga», spiega. Il ministro torna sull’esito del referendum: «In Italia c’è una componente, un pezzo di establishment, a cui quando le cose vanno bene secca tanto, mi dispiace, mi dispiace, rischiamo di avere davvero la Panda a Pomigliano». Poi, interpreta il commento post-voto del Lingotto: «Ha preso una posizione netta, ha detto io procedo per attuare l’accordo con i firmatari». Per Sacconi, dunque, «ora si può procedere lungo la via che conduce all’investimento» per la Panda. Quanto al governo, «non sta a guardare, checché ne dica Epifani».
Sul fronte sindacale, c’è il leader Cisl Raffaele Bonanni che chiede di «andare solo avanti, come previsto dall’accordo» e che esclude l’ipotesi della newco. Non ha dubbi che Fiat «terrà fede alla parola data», vale a dire «farà l’investimento e garantirà la sopravvivenza di Pomigliano» anche il segretario generale Uil Luigi Angeletti, mentre Roberto Di Maulo della Fismic ipotizza che a votare «no» al referendum siano stati, oltre agli iscritti Fiom e Cobas, «1.200 lavoratori che hanno interesse a rimanere in cassa integrazione per poter lavorare nei sottoscala, in nero».
Il punto è sempre quello, l’intesa del 15 giugno. Renderla governabile, l’obiettivo di Fiat («A giorni un tavolo con Fim, Uilm, Fismic e Ugl», assicura Giovanni Sgambati di Uilm Campania.). E l’opportunità di allargare il consenso, «auspicabile» per Sacconi, «a patto però che ciò sia coerente con gli impegni presi nell’accordo».
Tra gli operai dello stabilimento campano, intanto, regna la preoccupazione. «Prima del referendum c’era un clima di serenità e di speranza adesso, invece, il sentimento che regna sovrano è la preoccupazione, la trepidazione e soprattutto c’è grande attesa» si fa interprete il sindaco Raffaele Russo. Qualcuno denuncia pressioni per il voto, sotto forma di Dvd con messaggi di dirigenti e capireparto aziendali.
Si fa sentire anche la politica. Il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro parla della necessità di «un grande patto»: «Il governo faccia il suo mestiere, le opposizioni si assumano le proprie responsabilità, per lo sviluppo e il lavoro sul modello di quello del ’93».