Nerozzi: «Prodi metta la fiducia sul Protocollo»

22/11/2007
    giovedì 22 novembre 2007

    Pagina 3

    Welfare – Parla Paolo Nerozzi, della segreteria Cgil

    «Prodi metta la fiducia sul Protocollo»

    di Alessandro De Angelis

      «Certo che rispetto l’autonomia del Parlamento ma il governo deve stare ai patti anche perché altrimenti diventa difficile fare altri accordi. Mica funziona che uno firma e poi si aggira per il palazzo fischiettando». Il segretario confederale della Cgil Paolo Nerozzi non cela il suo disappunto di fronte ai continui tentativi di mediazione (si fa per dire) tra le forze della maggioranza: «I numeri del Senato, il dibattito in Commissione e gli emendamenti presentati nell’ambito della maggioranza dimostrano che l’accordo siglato era il punto più alto possibile nelle condizioni date. Solo quel testo garantisce la tenuta della maggioranza. Non vedo proprio i presupposti per poterlo migliorare. Mentre vedo, purtroppo, quelli per peggiorarlo. Per questo dico che va mantenuto così com’è». E avverte: «Spero che gli emendamenti presentati saltino, anche perché a qualcuno potrebbe venire l’idea di uno scambio». Quale? «Il Pd potrebbe volere il lavoro a chiamata per i settori del turismo e del commercio cedendo alle richieste, credo, della Confcommercio. E, in tal modo, peggiorerebbe le condizioni di quei lavoratori deboli che noi avevamo salvato. In cambio potrebbe concedere a Rifondazione l’abolizione dello staff leasing che sarà pure ideologicamente importante ma riguarda poche persone e, tra l’altro, più tutelate dei lavoratori, appunto, del commercio e del turismo. Se questo scambio si realizzasse chi lo va a spiegare poi a quei lavoratori? Sia chiaro: anche noi vogliamo abolire lo staff leasing ma non è questo il punto».

        In Commissione lavoro sono stati presentati emendamenti di segno diverso, quelli del Pd, quelli di Rifondazione e quelli dei socialisti, che hanno pure minacciato di non votare il Protocollo in Senato se dovesse rimare così com’è. Nerozzi, in vista del successivo passaggio parlamentare, ammoisce tutte e tre le forze di maggioranza. Il Pd: «Non pretendo che stia dalla parte del lavoro ma almeno equidistante tra lavoro e impresa». I socialisti: «Mi pare che il nostro sia l’unico paese al mondo in cui un partito che si richiama al socialismo vuole peggiorare un accordo già firmato dal governo e dal sindacato unitario». Rifondazione: «Sono contento che adesso, dico adesso, il Prc difenda il Protocollo nel suo impianto generale. E allora la domanda che pongo è: pur capendo le difficoltà in Parlamento, perché creare una divisione nel mondo del lavoro proprio ora?». Su queste premesse, Nerozzi esprime una considerazione di ordine più generale, che alla vigilia di un passaggio parlamentare delicato (anzi delicatissimo) suona come un appello (vecchio stampo) al senso di responsabilità delle forze politiche: «Si stanno confrontando tanti punti di vista parziali, ma in pochi si occupano dell’interesse generale. in un paese come il nostro lacerato tra nord e sud, tra lavoratori e pensionati, tra pubblico e privato, tra immigrati e non, quell’accordo siglato unitariamente da tutti e tre i sindacati ha un grande valore per la tenuta sociale e democratica del paese». E a Prodi dice: «Il testo deve rimanere così com’è, proprio perché esprime una visione nazionale, e il governo, che lo sa, a questo punto deve mettere la fiducia».

        Per Nerozzi sulla lotta alla precarietà il sindacato non ha mostrato alcun segno di cedimento. Anzi annuncia le prossime battaglie, una volta approvato l’accorrdo, sui temi del welfare e dei contratti. Sono queste le priorità, a suo giudizio, su cui deve modularsi l’agenda politica dei prossimi mesi. Sul welfare: «A proposito di precarietà sottolineo come i ragazzi che lavorano in condizioni disagiate hanno votato sì all’accordo. Per i giovani dei call center, degli ipermercati o delle cooperative sociali questa è la prima vittoria sindacale. Ed è stata possibile proprio perché il sindacato ha affermato un principio generale». A partire da questa impostazione, Nerozzi rilancia: «Il problema della precarietà non si risolve solo con le leggi ma con la contrattazione e con la modifica delle condizioni del territorio, il welfare locale per intenderci». E proprio sulla contrattazione ammonisce il governo: «Dobbiamo chiudere i contratti in corso a partire da quello dei meccanici. iI governo dovrebbe essere più coerente tra il dire e il fare visto che prima Damiano ha parlato della triennalità del contratto e poi il primo atto del governo è stato non stanziare una lira in Finanziaria». E poi per il prossimo anno fissa l’obiettivo: «Nel 2008 occorre arrivare a un modello unico di contrattazione nazionale, che comprenda tutte le categorie. Anche perché la frantumazione dei contratti ha prodotto un aumento della spesa e un aumento delle disuguaglianze. Per questo deve entrare in campo il governo, altrimenti chi mette tutti attorno a un tavolo?».