Nerozzi (Cgil): «Aziende, è ora di tornare al dialogo»

02/10/2002

            2 ottobre 2002

            FINANZIARIA 2003





            Nerozzi (Cgil): «Aziende, è ora di tornare al dialogo»


            ROMA – «Siamo preoccupati per il Mezzogiorno: i segnali positivi di sviluppo dell’ultimo periodo – aumento dell’export, crescita del numero di aziende – si stanno fermando. E questa Finanziaria non aiuta certo la ripresa di quest’area». Paolo Nerozzi è tra i segretari confederali che affiancano il nuovo leader, Guglielmo Epifani, e ha la competenza specifica sul Sud. La sua confederazione aveva già bocciato il Patto per l’Italia, fino ad arrivare alla proclamazione dello sciopero generale. Tra gli slogan della protesta del 18 ottobre si aggiungerà, dice Nerozzi, anche la contestazione della Finanziaria, a favore di una vera politica per il Mezzogiorno. Politica che, sia, innanzituto dialogo. Con le imprese, le Regioni, gli enti locali e i sindacati, per individuare una politica economica che possa portare crescita e occupazione. «Con la Finanziaria sono stati inficiati strumenti che avevano dato buoni risultati, come il credito d’imposta, una formula che aveva stimolato le imprese a valorizzare la qualità del prodotto. Oggi si arriva a malapena a coprire questo incentivo per l’anno in corso, non c’è sicurezza sul futuro. L’unico aspetto certo, è una riduzione sostanziale delle risorse», dice il sindacalista della Cgil. Tra l’altro, aggiunge, il Governo ha colpito un meccanismo automatico, una certezza, ritornando alla vecchia intermediazione politica. Altro aspetto negativo, la mancata valorizzazione della programmazione negoziata: «Pur con qualche ombra, aveva favorito la crescita delle forze sociali e locali, aveva sviluppato il senso di responsabilità delle Autonomie e dei Comuni, favorendo lo sviluppo dal basso del territorio». Quanto alle infrastrutture, «la legge finanziaria e il decreto taglia-spese avranno un impatto pesante sulla costruzione di opere pubbliche». C’erano alternative, vista la situazione dei conti pubblici? «Bisognava intervenire non con i condoni, ma con una diversa impostazione di politica economica. Tra l’altro la Tremonti bis ha di fatto azzerato il recupero del Sud nei confronti del resto del Paese, avvantaggiando soprattutto il Nord». Ma a tutto questo occorre rimediare: e Nerozzi, pur rimarcando l’opposizione della Cgil al Patto per l’Italia e la validità dello sciopero generale, ritiene che si possa riannodare un dialogo tra imprese, Regioni, enti locali e il sindacato, tutte e tre le confederazioni, per trovare nuove formule. «Sul Mezzogiorno Cgil, Cisl e Uil avevano e hanno posizioni analoghe. L’importante è che si discuta sul merito. Il Sud non aspetta».
            Nicoletta Picchio