Neolaureati e operai, stesso reddito

29/10/2007
    sabato 27 ottobre 2007

      Pagina 3 – Economia

        Inchiesta di Od&m Consulting sugli stipendi degli italiani
        La Cgil: in cinque anni 2 mila euro in meno a lavoratore

          Neolaureati e operai, stesso reddito
          dal 2001 "premiati" solo i dirigenti

            Gli impiegati hanno perso potere d´acquisto, tute blu al palo

              BARBARA ARDU

                ROMA – Sono stati sei anni d´apnea per gli impiegati. Costretti a vivere, tra il 2001 e il 2006, sotto la linea dell´inflazione senza riuscire mai ad alzare la testa. Mentre gli stipendi di dirigenti e quadri (e in parte anche degli operai), riuscivano a recuperare un po´ del perduto potere d´acquisto, quelli degli impiegati sono stati corrosi inesorabilmente dagli aumenti dei prezzi. Draghi ha ragione a dire che gli stipendi italiani sono troppo bassi. Ma non tutti. Negli ultimi sette anni, secondo la società di ricerca Od&M Consulting, che analizza l´andamento delle retribuzioni, a dirigenti e quadri non è andata affatto male. Al netto dell´inflazione i loro stipendi sono cresciuti del 10,3 per cento; quelli degli operai del 3,6, mentre le retribuzioni degli impiegati sono diminuite del 3,1.

                Un trend che nel 2007 s´è però leggermente invertito: ferme a tutto aprile le retribuzioni dei dirigenti, guadagnano qualcosa i quadri (più 1,7%), gli operai (+5,4%) e finalmente gli impiegati (+5,4%). Ma la testa fuori dall´acqua i colletti bianchi ancora non l´anno messa: nemmeno il leggero recupero che c´è stato nel 2007 riuscirà a fargli riprendere il perduto potere d´acquisto.

                Sette anni in cui il divario sociale s´è dunque accentuato. Secondo uno studio dell´Ires-Cgil, tra il 2002 e il 2006 gli operai hanno subìto una riduzione del reddito disponibile pari a 2050 euro, mentre liberi professionisti e dirigenti si sono ritrovati 12.200 euro in più.

                Dunque la classe media e bassa ha perso potere d´acquisto. E i giovani? Sono sempre più sacrificati. «Chi ha sotto i 32 anni guadagna in media 800 euro netti al mese – spiega Agostino Magale, direttore dell´Ires Cgil – e chi ha una laurea in tasca oggi ha una paga inferiore rispetto a chi è andato a fare l´operaio anni prima». E i dati di OD&M lo confermano. Gli stipendi dei neolaureati sono andati giù del 7,8 per cento. Peggio ancora per chi ha dai tre ai cinque anni di esperienza (che ha visto diminuire la retribuzione in termini reali del 13,1 per cento), essendo entrato nel mercato del lavoro proprio quando l´economia andava male.

                Ma il dato sorprendente è che oggi i neolaureati guadagnano in media 23mila euro, dunque poco più di un operaio (22.736 euro l´anno comprensivi però di premi e straordinari). «La laurea non paga più perché si sta abbassando il livello di ingresso»- spiegano a Od&M – Soprattutto le piccole aziende, per ridurre i costi, preferiscono assumere diplomati. È vero però che nel lungo periodo un diploma di laurea è quello che fa scattare gli aumenti e dunque crescere la retribuzione». Nell´universo giovani solo stati infatti solo i non laureati (con uno o due anni di esperienza) che tra il 2001 e il 2006, sono riusciti a difendere un po´ il potere d´acquisto.

                Che cosa è accaduto in questi anni? Per Agostino Megale la risposta è una sola. «Dal 1993 al 2003 – spiega il direttore dell´Ires Cgil – su 21 punti di aumento della produttività solo 3 sono andati ai lavoratori, gli altri sono andati tutti ai profitti. È giunta l´ora di invertire la tendenza».