Neo-assunti, taglio del 4-5% ai contributi

18/12/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Ultimata da Welfare e Tesoro la nuova bozza sulle pensioni: con la decontribuzione trattamenti «invariati» a carico della fiscalità generale

    Neo-assunti, taglio del 4-5% ai contributi
    Vertice governativo notturno con Berlusconi – Giovedì o venerdì il varo della delega
    ROMA – Una decontribuzione del 4-5% sui lavoratori neo-assunti a tempo indeterminato senza riduzioni del loro trattamento previdenziale. E il ricorso al meccanismo del "silenzio-assenso" per la destinazione del Tfr ai fondi pensione, privilegiando così, di fatto, quelli contrattuali. Il costo dell’operazione per coprire con la fiscalità generale l’allargamento della forbice tra l’aliquota di computo e quella di finanziamento delle pensioni dei neo-assunti oscillerà tra i 620 e i 750 milioni di euro l’anno. La durata della "garanzia" del trattamento è ancora da decidere, ma potrebbe non superare 2 o 3 anni. È questa l’ultima versione della bozza della delega sulle pensioni, in cui vengono confermati i cinque punti del piano-Maroni, che in tarda serata è stata al centro di un vertice governativo convocato dal premier Silvio Berlusconi. Il testo, che prevede anche alcune novità per i parasubordinati (una parte dell’aumento dell’aliquota al 16,9% sarà utilizzato per il miglioramento delle prestazioni per maternità e disoccupazione) è stato messo a punto dai ministeri del Welfare e dell’Economia alla fine di una lunga giornata di lavoro e di contatti informali con le parti sociali. La delega sarà inviata questa mattina a Confindustria e sindacati e sarà poi varata giovedì o, più probabilmente, venerdì. A confermare che il provvedimento sarà al vaglio del prossimo Consiglio dei ministri è stato ieri il vicepremier Gianfranco Fini. Ieri sera prima che cominciasse il vertice governativo i ministri del Welfare, Roberto Maroni, e dell’Economia, Giulio Tremonti, erano convinti di aver trovato la quadratura del cerchio tra le richieste di sindacati e Confindustria. La decontribuzione del 4-5% sui neo-assunti è considerata, insieme alla riduzione di Irap e Irpeg e alle agevolazioni per l’accesso al credito delle Pmi, una compensazione per le imprese sufficiente per la perdita del Tfr e una soluzione in linea con la necessità di ridurre il cuneo fiscale-contributivo. Allo stesso tempo, la decisione di mantenere invariate le pensioni dei neo-assunti (anche se non è escluso che questa strada sia percorribile per soli due o tre anni) e di dare il via libera al meccanismo del "silenzio-assenso" per la destinazione del Tfr "maturando" ai fondi pensione dovrebbe, a parere del Welfare, rispondere alle attese dei sindacati. A questo punto resta da vedere come reagiranno le parti sociali e, soprattutto Cgil, Cisl e Uil. Queste ultime, in particolare la Cisl, negli ultimi giorni si erano dichiarate disponibili a dare il loro assenso al taglio dei contributi a patto che le pensioni restassero invariate e che gli oneri fossero a carico dello Stato con il ricorso alla fiscalità generale. La Cgil, invece, si è sempre dichiarata contraria a qualsiasi forma di decontribuzione. Non è, quindi, del tutto escluso che sulla riforma delle pensioni i sindacati si possano spaccare. Sui neo-assunti l’aliquota scende dal 33 al 28%. L’aliquota contributiva sui neo-assunti a tempo indeterminato che destineranno tutto il Tfr ai fondi pensione dovrebbe scendere dall’attuale 33 al 28-28,5% (un taglio di 4-5 punti). La pensione obbligatoria resterebbe comunque invariata: sarebbe cioè lo Stato, attraverso la fiscalità generale, a farsi carico dei maggiori oneri per l’allargamento della forbice tra aliquota di "computo" e aliquota di finanziamento. Probabile, anche se non è ancora stato deciso, che la "garanzia" della pensione invariata duri due o tre anni, ovvero il tempo necessario per far decollare la previdenza integrativa. Circa 700 milioni di euro dalla fiscalità generale. Le risorse necessarie per ridurre le aliquote e garantire i trattamenti verrebbero reperite facendo leva sulla fiscalità generale. La riduzione di un punto di aliquota sui neo-assunti costa circa 130-150 milioni di euro l’anno. In tutto l’operazione annualmente ammonterebbe tra i 620 e i 750 milioni di euro. «Silenzio-assenso» per il Tfr ai fondi. Per la destinazione (volontaria) del Tfr alla previdenza integrativa scatterà il meccanismo del "silenzio-assenso" privilegiando, di fatto, i fondi pensione chiusi. Parasubordinati: più risorse per maternità e disoccupazione. Confermato l’innalzamento al 16,9% (quasi quattro punti in più) dell’aliquota sui «co.co.co.». Un parte dell’aumento verrebbe però utilizzata per migliorare le prestazioni formative e, soprattutto, quelle sociali: maternità e disoccupazione. Confermati i cinque punti del piano-Maroni. L’impianto della nuova delega ricalca sostanzialmente il piano abbozzato da Maroni nelle scorse settimane: liberalizzazione dell’età; incentivi (bonus contributivi e fiscali) per rinviare i pensionamenti, a cominciare da quelli di anzianità; sviluppo della previdenza complementare anche con l’uso del Tfr; progressiva abolizione del divieto di cumulo; certificazione dei diritti acquisiti. In quest’ultimo caso il Governo potrebbe ricorrere a un emendamento alla Finanziaria o a un decreto legge. La delega conterrà anche una misura sull’emersione dei pensionati in nero in linea con il pacchetto-Tremonti.
    Marco Rogari
    Martedí 18 Dicembre 2001
 
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