Nemici – di Riccardo Barenghi

20/03/2002



 
   


Nemici
RICCARDO BARENGHI

Un uomo colpito in mezzo alla strada, ucciso come molti altri negli ultimi trent’anni. Stava rientrando a casa in bicicletta, tutto si sarebbe aspettato tranne che di morire così, freddato da una raffica di colpi sparati da due sconosciuti. Come tanti prima di lui. Come Ezio Tarantelli, ucciso anche lui durante uno scontro sociale, come Massimo D’Antona, ammazzato per la strada tre anni fa, anche lui consulente del ministero del lavoro, anche lui sconosciuto ai riflettori della ribalta. Professori, studiosi, uccisi come simboli di un potere evidentemente irraggiungibile per chi ancora sceglie di fare politica con la pistola in pugno.
Pistole puntuali, che arrivano sempre al momento giusto, non sgarrano di un minuto, puntuali come la morte. Pistole che uccidono un uomo per colpirne milioni, proprio quelli che fra tre giorni dovrebbero sfilare a Roma e tra poche settimane scioperare contro il governo, quelli che hanno manifestato a Genova e contro la guerra, quelli dei girotondi e del palavobis, i professori di Firenze, i cittadini che si sono incontrati ieri al teatro Quirino, le fiaccole di Napoli. Sono loro le vittime politiche dei terroristi che hanno ammazzato a sangue freddo Marco Biagi.
Non è certo un caso che sia stato colpito un uomo che lavorava insieme al ministro Maroni, un uomo che aveva partecipato all’elaborazione del libro bianco sul lavoro, libro che sta alla base dello scontro sociale in atto. E’ una scelta ben studiata, così come i tempi dell’omicidio sono stati pianificati a tavolino in chissà quali e quante riunioni clandestine. E’ Maroni il nemico del sindacato, il "nemico di classe"? Colpiamo Maroni. Magari per interposta persona così è più facile e rischiamo di meno. Che ci vuole a uccidere un professore che va in giro solo e in bicicletta? Niente, e infatti l’hanno ucciso.
Ma chi sono questi assassini, che dopo tanti anni dalla sconfitta politica e militare del terrorismo nostrano sono ancora su piazza? Dove trovano soldi e armi, rifugi e appoggi? Pare che i servizi segreti fossero vicini ad arrestare gli assasssini di D’Antona ma che – dicono – sono arrivati troppo tardi. Dicono anche che sarebbero gli stessi, ieri D’Antona oggi Biagi. Ammesso che sia vero, possibile che dopo tre anni questi terroristi fossero ancora liberi e addirittura in grado di ammazzare qualcun altro? Come mai i nostri servizi erano arrivati vicini ad arrestarli ma non li avevano arrestati? Lasciamo stare polemiche maliziose, oggi sarebbe il caso solo di riflettere e anche seriamente.
Peccato che lo spettacolo andato in scena subito dopo il delitto con la riflessione e la serietà nulla ha da spartire. Gli uomini del governo e della maggioranza non hanno neanche perso un attimo a piangere sulla sorte dell’uomo ucciso per buttarsi a capofitto nelle accuse più odiose. Nemmeno il tempo di una lacrima, e giù contro le menzogne della sinistra, il sindacato che aizza lo scontro, la violenza che si annida in chi sta oggi all’opposizione. Qualcuno è anche apparso in televisione per dire che tra l’omicidio di Biagi e la manifestazione di sabato prossimo c’è un rapporto diretto. Un’accusa tanto pazzesca quanto ridicola. Purtroppo però qui non c’è da minimizzare, qui c’è qualcuno che uccide e qualcun altro che specula su quell’omicidio in tempo reale. Lo stesso Berlusconi non ha avuto remore ad accusare implicitamente la sinistra che fomenta "l’odio politico di cui si nutre l’inumana ideologia che muove la mano degli assassini". Se mai ci fossero stati ancora dei dubbi su quanto grave fosse la situazione della democrazia italiana, oggi quei dubbi possono ritenersi superati.
E se possiamo suggerire una risposta al terrorismo, quello reale come quello metaforico, tutto dovremmo fare tranne che rifiugiarci in improbabili e deleterie unità nazionali o rinchiuderci nelle case, impauriti e col senso di colpa. Più gente ci sarà sabato prossimo a Roma più possibilità avremo di sconfiggere insieme il terrorismo e chi quel terrorismo utilizza cinicamente per i suoi giochi politici.