Nelle mani del racket

17/07/2002

17 luglio 2002





Nelle mani del racket
La denuncia in uno studio della Confesercenti
Allarme pizzo
Un protocollo per sostenere le vittime di un fenomeno sempre più radicato nel tessuto sociale italiano. E’ stato firmato ieri al Viminale dalle associazioni antiraket.

ALFONSO VANNARONI
ROMA
Una dichiarazione di intenti per assistere le vittime del racket. Un protocollo d’intesa per far sentire gli imprenditori meno soli, incoraggiarli a denunciare chi gli chiede il pizzo e assisterli durante il processo. E’ questo il contenuto del protocollo firmato ieri al Viminale da Rino Monaco, commissario straordinario antiraket, da Tano Grasso, presidente del Fai, e dai rappresentanti dell’associazione antiraket davanti al ministro dell’interno Giuseppe Pisanu e al sottosegretario Alfredo Mantovano. Una iniziativa, dunque, destinata ad assistere le vittime di un fenomeno in continua espansione che negli ultimi anni ha assunto proporzioni allarmanti. Un accordo che desidera anche la partecipazione attiva dei commercianti taglieggiati. Nella dichiarazione di intenti, infatti, le associazioni firmatarie si sono impegnate a promuovere fra gli operatori economici una cultura di collaborazione con le forze dell’ordine, riservandosi la sospensione o l’esclusione dalle proprie file se il commerciante si rifiuta di denunciare il suo taglieggiatore. Lo scorso anno, infatti, il 77,5% dei reati di estorsione sono stati scoperti dalle azioni delle forze dell’ordine, e non per una espressa denuncia da parte delle vittime. Sono 160 mila i commercianti ricattati dal racket in Italia, per un totale di 8mila miliardi di vecchie lire versati nelle casse della criminalità. Pagano il pizzo l’80% dei negozi di Catania e Palermo, il 70% a Reggio Calabria e il 50% a Napoli, Bari e Foggia. Nell’hinterland di queste due ultime città, poi, il fenomeno coinvolge la quasi totalità delle attività commerciali. Dati allarmanti, dunque. Nei primi sei mesi di quest’anno, comunque, le denuncie sono cresciute del 15%. A denunciare di più sono gli impprenditori di Roma, Napoli, Catanie e Messina. Al nord Torino ha sostituito Milano come città con il più alto numero di denuncie. Anche in Emilia Romagna c’è stato un notevole incremento, mentre nella Sicilia occidentale il numero, purtroppo, è insignificante. Il racket è comunque un fenomeno in espansione. Maggiori sono le categorie sottoposte al pizzo, minori invece le richieste di denaro preteso dagli esattori. Pagare meno, pagare tutti: è questa la nuova tecnica utilizzata dai taglieggiatori