Nelle Coop ora è allarme: «Una svolta o saremo travolti»

19/12/2005
    lunedì 19 dicembre 2005

    Pagina 9 – Interni

      IL CASO

        Quest´estate il movimento e Bologna erano con Consorte, oggi però non è più così

          E nelle Coop ora è allarme
          «Una svolta o saremo travolti»

            Ma i concorrenti "bianchi" difendono la scalata

              LUCIANO NIGRO

                BOLOGNA – «Sei mesi fa applaudivo. E se questa operazione va male mi dispiace. Ma a leggere ogni giorno i quotidiani qualche preoccupazione viene». Marco Vacchi è un industriale che conta a Bologna. La sua Ima è un gioiello della meccanica, il figlio Alberto è vicepresidente degli industriali. E´ anche presidente della Banca di Bologna, legata al movimento cooperativo. E tifoso di Giovanni Consorte e del suo sogno di portare una grande banca sotto il controllo di Bologna, almeno quanto lo è della Virtus di basket che è venuto a sostenere all´ora di pranzo contro la Benetton. E´ andata male al palazzetto. Ma non è migliore l´aria attorno a via Stalingrado, quartiere generale dell´Unipol e nel mondo cooperativo. «Qualche preoccupazione c´è – conferma il re del latte Luciano Sita, della Granarolo – c´è rabbia perché dopo sei mesi l´Opa non si è ancora conclusa e c´è attesa sull´eventuale coinvolgimento a titolo personale di Gianni Consorte».

                In estate, all´inizio della scalata alla banca del lavoro, il palazzo nero dove comanda il condottiero dell´Unipol attirava come la Kaaba della Mecca. Quando Arturo Parisi parlò di questione morale e un altro grande bolognese, Luca di Montezemolo, invitò le coop «a occuparsi di supermercati e non di banche», la risposta della città che conta fu corale. Persino il capo della Confindustria locale prese le distanze. E i vertici delle Coop si schierano come un sol uomo con Consorte. Non è più così oggi che la magistratura indaga sul presidente di Unipol e sul suo vice Sacchetti e i loro conti alla Bpi di Fiorani vengono passati ai raggi x.

                Anche nella finanza rossa serpeggiano i dubbi ora che il condottiero è assediato da giudici, giornali e politici. Consorte tuona perché l´Opa su Bnl è ancora senza una risposta e annuncia che comprerà pagine dei quotidiani per spiegare la verità su quei conti, ma i big della cooperazione si interrogano. Oggi si riunisce Holmo, sancta sanctorum delle coop che controllano l´Unipol. Sono gli azionisti di riferimento, quelli che finora hanno dato pieno appoggio a Consorte.

                E se il presidente di Holmo, Pier Luigi Stefanini, capo di Coop Adriatica che nell´operazione Bnl ha puntato 137 milioni di euro, esprime «amarezza per i tentativi di demolizione di Consorte e per l´accanimento nei confronti del nostro mondo, senza rispetto per chi ha saputo crescere in modo onesto e rispettando l´etica e le regole», un altro consigliere di Holmo, Claudio Levorato di Manutencoop, colosso delle pulizie, 13 mila addetti, chiede una svolta. Vede l´isolamento di Legacoop, le polemiche a sinistra e invoca «una forte iniziativa per distinguere le Coop dalla scalata Bnl». Teme che un eventuale inciampo travolga «gli interessi e l´immagine stessa del movimento». Anche Levorato come Sita aveva sostenuto la scalata.

                E con loro, sia pure con qualche perplessità, Lorenzo Sassoli de´ Bianchi, patron di Valsoia, numero due di Confindustria Bologna, presidente della galleria d´arte moderna che oggi confessa «perplessità e incredulità» per la piega che pare prendere la vicenda. Tutta colpa del conto di un manager? Alza le spalle un bolognese lontano da finanza e politica come Lucio Dalla. «La spregiudicatezza non mi scandalizza, oggi lo sono tutti, la Chiesa lo è da secoli – filosofeggia il musicista – mi scandalizzerei se non facessero l´interesse dei soci o se ci fossero reati».

                Altri sono i crucci dei politici. «In quale altro paese accade che dopo sei mesi un´Opa sia ancora aperta?», protesta Salvatore Caronna, segretario dei Ds che in ottobre criticò Montezemolo per la «mancanza di rispetto nei confronti delle Coop». Inatteso l´appoggio che gli offre Luigi Marino.

                Per un giorno il presidente nazionale delle coop bianche accantona la polemica con i cugini di Legacoop «eternamente legati al Pci-Pds-Ds» e spezza una lancia per Consorte: «Non può essere messo in discussione il diritto di Unipol di fare scalate. E da bolognese aggiungo che la città paga oggi l´essere fuori dai salotti buoni con l´inevitabile corollario di campagne giornalistiche e di enfasi su vecchi fatti».

                Chi non fa sconti è la Margherita. «Il conto o l´arricchimento di un manager non mi appassionano», dice Antonio la Forgia, che del Pci-Pds fu segretario bolognese, prima di diventare presidente della Regione. Più serio, per il dirigente della Margherita, il nodo «dei rapporti tra finanza e politica che l´interventismo dei Ds rende ancora attuale». La Forgia teme che a menare la danza sia la finanza. «E questo non va bene perché si rischia di imboccare la strada di Berlusconi, il quale, ogni volta che si è trovato in conflitto, ha sottomesso agli interessi personali quelli del capo di governo». Come uscirne? «Se delibere e decisioni del movimento cooperativo riescono ad anticipare un eventuale intervento della magistratura, sarebbe positivo».

                E´ cambiata aria a Bologna, e il termometro c´entra solo in parte.