Nelle chiese arte a portata di tutti

31/01/2003

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
026, pag. 17 del 31/1/2003
Gavinu Maresu


Il patrimonio storico-artistico non è sfruttato al meglio. Per la conservazione competenza mista.

Nelle chiese arte a portata di tutti

Ma soltanto in alcune città esistono servizi adeguati ai turisti

Il patrimonio storico-artistico appartenente giuridicamente alla chiesa cattolica italiana e ai vari ordini religiosi, consta di circa 95 mila chiese, 1.500 conventi, 800 musei diocesani, di un numero imprecisato di altri edifici monumentali e di archivi, oltre ovviamente a un’infinità di singole opere d’arte come quadri, sculture, affreschi, mosaici, arredi sacri.

La gestione di questo immenso tesoro in funzione della sua fruizione turistica, non è però sempre adeguata, specie nel caso delle chiese officiate e quindi aperte al pubblico, dove occorre conciliare da una parte le esigenze del culto con quelle dei turisti, e dall’altra risolvere i problemi di sicurezza delle opere d’arte che vi sono custodite.

Sul versante della tutela e conservazione, il concordato del 1984 ha introdotto la competenza mista stato-chiesa, che il primo concordato del 1929 attribuiva invece in via esclusiva allo stato: questo pone ulteriori problemi quando si tratta soprattutto di sostenere i costi di restauro.

Far pagare un biglietto d’ingresso per visitare una chiesa come per qualsiasi museo, pur essendo giusto, può infatti cozzare con l’etica della pratica religiosa, visto che in chiesa ci si dovrebbe andare solo per pregare. Molti turisti, però, praticano altre religioni, quando non sono del tutto agnostici: vanno in chiesa soprattutto per godere della bellezza dell’arte, esigenza non sempre soddisfatta non solo per le difficoltà accennate, ma anche per l’inadeguatezza culturale e nel comunicare di alcune guide, non sempre capaci di coinvolgere emotivamente persone di culture e sensibilità diverse nelle vicende raccontate in un’opera d’arte.

Sul piano della gestione turistica c’è in Italia qualche esperienza positiva, anche in territori meno conosciuti del Sud e delle isole. La cooperativa Giorgio La Pira di Ravenna, ad esempio. In base ad un contratto di appalto con l’Opera di religione della diocesi di Ravenna, la Giorgio La Pira gestiva dal 1988, con 24 dipendenti fra fissi e stagionali, l’accoglienza, la sorveglianza, le visite guidate, il servizio di biglietteria elettronica e un sistema informatizzato di prenotazioni per gli edifici artistici appartenenti alla diocesi. La media annuale di visitatori era di oltre 500 mila unità, che con un ticket da 5 euro avevano diritto a visitare tutti i monumenti: gli incassi (2,5 milioni) venivano gestiti dalla curia, che provvedeva a pagare alla cooperativa tutti i costi che ammontavano a circa 600 mila euro. Dal dicembre scorso però la curia, pur non avendo alcuna competenza in tema di flussi turistici, ha deciso di gestire tutto direttamente, annullando l’accordo con la cooperativa e assumendo direttamente soltanto 16 dipendenti della stessa. Nel corso degli anni da una costola della Giorgio La Pira è nata la Guidarello viaggi, che ha creato pacchetti incentrati sull’offerta culturale complessiva di Ravenna e di altre città d’arte, sviluppando l’incoming e attivando quindi un’interessante sinergia fra beni culturali ecclesiastici ed imprenditoria privata, esperienza che rischia di essere vanificata dall’intervento della curia.

A Venezia invece l’associazione Chorus, con 22 dipendenti, gestisce 15 chiese storiche dal 1997, con un flusso annuo di 550 mila visitatori, facendo pagare un ticket di 2 euro per ogni singolo ingresso oppure una card di 8 euro, che dà diritto in un anno ad una sola visita in tutte le chiese. Altra esperienza importante è quella di Verona, dove l’associazione Chiese vive gestisce cinque monumenti e un flusso di 220 mila visitatori. Rischia invece di finire, per l’opposizione di qualche personaggio locale, l’esperienza di visita guidata al ciclo di affreschi di Luca Signorelli nel duomo di Orvieto, realizzata dalla cooperativa Cultour, consistente in un’illustrazione di carattere non solo artistico ma anche teologico, filosofico e storico. Un modo cioè innovativo e coinvolgente per i turisti, che potrebbe fare scuola in Italia su come si dovrebbero illustrare opere d’arte così complesse.

Accanto ai monumenti e alle opere d’arte ci sono altre grandi risorse da valorizzare maggiormente come i conventi che offrono ospitalità, e le grandi feste legate alle tradizioni religiose locali e del ciclo dell’anno, tramandate soprattutto per merito dei circa 3 milioni di appartenenti alle oltre 4.500 confraternite, spesso proposte come semplici occasioni di evasione e mai adeguatamente illustrate ai turisti, che spesso vi assistono senza capirne né i simbolismi né le ragioni storiche e religiose che le hanno ispirate. La strada per rendere fruibile l’immenso tesoro d’arte, di cultura, di fede e di tradizioni legate alla religione è quindi ancora agli inizi: occorre da un lato definire meglio competenze e ruoli a livello istituzionale fra gerarchie ecclesiastiche, ministeri, soprintendenze ed enti locali, e dall’altro coinvolgere maggiormente il sistema turismo, sul piano sia della promozione sia della gestione. Di sicuro questi tesori sono da mettere in rete e da inserire come patrimonio motivante dei costituendi sistemi turistici locali.