Nella sezione del compagno D’Alema una sola «dissidente»: Sergio è una speranza

11/07/2002

11 luglio 2002



MILITANTI DELLA QUERCIA / Nella sede del quartiere Prati convivono diessini, socialisti e cossuttiani. La Cgil «confinata» in una stanza in fondo

Nella sezione del compagno D’Alema una sola «dissidente»: Sergio è una speranza


Un «attivista»: il problema vero sono loro, i sindacalisti

      ROMA – «Cofferati non è un problema». Beh, insomma. «Ma non deve tornarsene in Pirelli? Bene, ci torni e poi aspetti. Tanto, Massimo e Piero, prima o poi, una proposta decente gliela faranno…». Li chiama per nome, D’Alema e Fassino, e non è nemmeno una confidenza da vecchi compagni, ma da segretario di sezione Ds giovane e rampante, sveglio, che ha deciso subito da che parte stare, con la barba e i bermuda da archeologo – «sto scavando a Veio» – uno che in un quartiere solidamente borghese come Prati sfoggia disinvolto duecento iscritti e pure interi album di foto, scattate mentre sta sottobraccio all’amico dai baffi neri, «il nostro tesserato più prestigioso, venuto a farci visita anche quand’era presidente del Consiglio».
      Matteo Orfini ha 27 anni e un discreto senso della notizia, se a un certo punto fa: «Un mio tesserato che tenga per Cofferati? Mmmhhh… No, direi di no, direi che non c’è… Anzi no, che scemo, c’è Luciana. Lei è proprio una del correntone».
      Luciana Giurgola, 52 anni, insegnante. «Sì, certo, in questa fase guardo a Cofferati con speranza». I compagni di sezione cosa le rimproverano? «Dicono che i sindacalisti dovrebbero fare solo i sindacalisti». E lei? «Rispondo che dovrebbe essere così, se non che…». Cosa? «In questo Paese governa Berlusconi e lo scontro, ormai, è radicale». Tutta la sinistra, Ds inclusi, dovrebbe perciò schierarsi con il leader della Cgil? «Esatto».
      La guardano in silenzio, c’è uno che sorride, uno che scuote la testa e non uno che fumi, perché nella nuova sezione – parquet chiaro e pareti bianche – non solo è vietato fumare, «ma è anche meglio evitare incidenti con gli altri». Gli altri che dividono l’appartamento sarebbero un altro grosso pezzo della sinistra italiana, una stanza per la sezione dei Comunisti italiani, una per i Socialisti democratici italiani e lì, in fondo, – «vabbe’, il problema vero sono loro, i sindacalisti» – la stanza della Cgil, dove è stato allestito un centro di assistenza fiscale. «Sono tifosi, adorano Cofferati, lo chiamano il Cinese… capito? Il Cinese…».
      Ci sono due bandiere rosse arrotolate. «Che, però, sventolavano al Circo Massimo sotto il palco, appunto, del Cinese…». Segretario Orfini, il senso della polemica? «Semplice. L’articolo 18 siamo scesi in piazza a difenderlo anche noi… ma poi il sindacato deve continuare a fare il sindacato e il partito, cioè noi, cioè Fassino, cioè D’Alema, deve continuare a fare politica, a creare alleanze, a cercare consenso tra la gente».
      «E invece qui il giochino è quello di scannarci, di dividerci» dice Francesco Cundari, 24 anni, il coordinatore della segreteria, pure lui con la barba, pure lui dalemiano. «Ma se, come dice Luciana, la compagna cofferatiana, Berlusconi impera, beh, a maggior ragione il partito dovrebbe tenere duro, restare compatto».
      Raccontano che l’altra sera, alla Festa dell’Unità in svolgimento al Foro Italico, c’era chi distribuiva certi questionari: sei con Cofferati o contro? E il partito? Che dovrebbe fare? «Allora però meglio le feste di una volta. Salsicce e frittelle, ma con un po’ più d’ordine tra noi».
Fabrizio Roncone