Nella Quercia rispunta lo spettro della scissione

09/07/2002







(Del 9/7/2002 Sezione: Interni Pag. 5)
VIA NAZIONALE RIPETE: «DOBBIAMO ESSERE INDIPENDENTI DAL SINDACATO»
Nella Quercia rispunta lo spettro della scissione

ROMA
NON è vero che ho dei problemi con Cofferati, che non lo appoggio: io lo cerco sempre ma lui non mi risponde mai». Questa frase che Piero Fassino si è lasciato sfuggire ieri, nell´incontro che ha avuto con i dirigenti del "correntone", la dice lunga sulla "rivoluzione" messa in moto dal Cinese nell´arcipelago del centrosinistra e in quello assai frastagliato dei ds in modo particolare. In altre epoche sarebbe stato impensabile che un segretario del pci pronunciasse un´affermazione del genere. Ma ne è passato di tempo da allora, e adesso la situazione, nonché i rapporti di forza tra sindacato e partito, sono mutati e di molto. Cofferati chiede incontri, li ottiene, e l´ultima linea di resistenza diventa quella di Francesco Rutelli che invece di vedere il Cinese in trasferta, nella sede della Cgil, come inizialmente previsto, riesce almeno a giocare quel colloquio in casa. Cofferati chiede solidarietà, non la ottiene nei modi e con le parole che vorrebbe lui da Massimo D´Alema, e si scatena la guerra. «L´atteggiamento del presidente dei ds è intollerabile», sbotta e non ci pensa due volte: cerca Pietro Folena in aula, trova Fulvia Bandoli e le affida un messaggio di fuoco nei confronti di D´Alema. Cofferati viene escluso dal confronto con il governo, riunisce il direttivo e denuncia: così si vìola la Costituzione. E si appresta a scrivere a Berlusconi e alle associazioni imprenditoriali una lettera perché si osservi «scrupolosamente il dettato costituzionale». Ma fino a dove vuole arrivare Sergio Cofferati? Che cosa ha in mente? Se lo chiedono e glielo chiedono in molti, soprattutto nella Quercia. Lui continua a dire: «E´ escluso un mio passaggio diretto dal sindacato alla politica». Il che, però, non vuol dire che quel salto, poi, non lo faccia, con le tappe dovute (del resto, nel 2004 ci sono o non ci sono le elezioni europee?). Tant´è vero che, nonostante tutto, nonostante lo scontro con la Cisl, un legame con il mondo prodiano lo mantiene. Non a caso ancora l´altro giorno Arturo Parisi ipotizzava: «Il giudizio sul patto per l´Italia è negativo, se resterà tale potremmo anche porci l´obiettivo del referendum abrogativo». Ossia, il vice presidente della Margherita concede al Cinese più di quanto sia disposto a fare D´Alema. Ma anche qui non c´è casualità alcuna. Perché sarà pur vero che Cofferati non pensa di abbandonare il sindacato per buttarsi subito in politica, ma è anche vero che, quando parla della coalizione che sarà immagina «una confederazione della sinistra all´interno dell´Ulivo». Il che equivale a mandare all´aria gli attuali assetti dei ds. Perciò il presidente della Quercia – e Piero Fassino con lui, benché il ruolo di segretario gli dia minor libertà d´azione – continuano imperterriti a dire: «Il partito e il sindacato devono rimanere due entità distinte, i ds sono autonomi dalla Cgil». E allora questo Cofferati che, secondo il presidente della Quercia, «ha ormai personalizzato lo scontro», questo Cofferati che va avanti dritto come un treno fa sorgere dei sospetti tra qualche diessino di provata fede dalemiana. Riprende corpo lo spettro della scissione. Del resto anche il presidente della Quercia, dopo lo scontro con il Cinese, e dopo l´insorgere del correntone, si chiedeva: «Cosa vogliono? Un altro congresso? O vogliono fare un altro partito?». Un interrogativo non peregrino perché c´è, pure all´interno della stessa Cgil, una spinta alla scissione. Anche se, in realtà, Cofferati non sembra ancora aver deciso quali saranno le sue future mosse in politica sotto questo profilo. Quel che si sa è che è convinto che «il contenitore ds, così com´è adesso, non funziona più». Che cosa vuole, dunque, Cofferati? Fassino, che lo incontrerà, sa quello che lui e la maggioranza dei ds non vogliono e non possono concedere al gran capo della Cgil. Le firme per i referendum. E anche quelle sulla proposta di legge d´iniziativa popolare che estende l´articolo 18 alle aziende dai sette dipendenti in su. Invece, ben venga il confronto sull´altra proposta, quella sugli ammortizzatori sociali. Ma «patto scellerato», il segretario ds non potrà mai dirlo. Quel che può promettere a Cofferati, insieme a Rutelli, è una battaglia parlamentare dura sul patto per l´Italia e sul Dpef. Oltre, Fassino, non potrà spingersi, come ha avuto modo di spiegare ieri ai dirigenti del correntone: «Non ci sono equivoci nella mia linea – ha detto – ma io devo tenere insieme l´Ulivo e mantenere un rapporto con Cisl e Uil». Le difficoltà della situazione hanno spinto Fassino a convocare il direttivo sul "caso Cgil" solo la settimana prossima. «Bisogna evitare – è stata la sua spiegazione – che si ripeta lo spettacolo della direzione, dobbiamo arrivare a un documento unitario». Sarà possibile? Dipende da Cofferati. Il Cinese si accontenterà dell´inevitabile compromesso che sortirà da quella riunione? O sarà rottura? Insomma, comunque vada, ancora una volta Cofferati sarà determinante nei giochi del centrosinistra e in quelli della Quercia. Agli anti- cofferatiani non resta che sperare nel futuro, come fa D´Alema: «Chi sarà Sergio tra tre mesi?», ha detto ai suoi il presidente della Quercia. Intanto in questi due mesi sarà l´icona che girerà a tappeto tutte le feste dell´Unità. Poi, magari, sarà solo un ex leader sindacale, che, però, si è garantito che tutti i suoi uomini stiano nei posti chiave della Cgil, a cominciare dai vertici del comparto dei pensionati. I quali pensionati, dettaglio di non poco conto, sono più della metà degli iscritti di quell´organizzazione.