Nella guerra delle smentite gli alleati accusano il colpo

31/03/2003


          Lunedí 31 Marzo 2003



          Nella guerra delle smentite gli alleati accusano il colpo
          U.T.


          (DAL NOSTRO INVIATO)
          AMMAN – Se si esclude la brutale retorica delle loro conferenze stampa, dobbiamo ammettere che nei primi 10 giorni di guerra gli iracheni hanno detto meno bugie degli alleati. Non erano passate 24 ore dall’inizio dell’assalto quando Donald Rumsfeld aveva annunciato la conquista di Umm Qasr. Poco dopo il ministro degli Interni iracheno era apparso davanti alle telecamere dicendo di avere appena parlato con il governatore della città: «Umm Qasr è ancora nostra». Tutti avevano riso del ministro, presentatosi impugnando un Kalashnikov d’argento. Ma "Sir Galahad", la prima nave inglese ha attraccato a Umm Qasr solo due giorni fa. Poi è stata la volta di Bassora: prima data per liberata, poi sul punto di cadere, poi ancora nelle mani della popolazione sollevatasi agli scherani di Saddam. «Allucinazioni», aveva reagito il ministro dell’Informazione al-Sahhaf. Alla fine Tony Blair ha dovuto ammettere che era stata una «rivolta limitata». I giornalisti italiani portati dagli iracheni all’hotel Sheraton di Bassora hanno potuto constatare che almeno fino a due giorni fa la città non era nemmeno assediata. Gli iracheni sostengono di aver abbattuto una quarantina di aerei alleati: la valutazione è volutamente esagerata. Ma quando è il ministro al-Sahhaf ad annunciarlo o a dire che sono stati presi prigionieri, poco più tardi la notizia è confermata dalle immagini: dopo che i comandi militari anglo-americani avevano negato di avere avuto perdite. Gli oltre 500 giornalisti embedded, aggregati alle unità combattenti, sono riusciti a garantire con le immagini e i racconti il senso della guerra, ma non un’informazione migliore: sono soggetti alla necessaria censura del campo di battaglia dove non dare informazioni al nemico che guarda la Tv è più importante della notizia. «Con tutta la sua capacità, la stampa occidentale è caduta di faccia», dice Hanan Ashrawi, ex negoziatrice di pace palestinese e ora attivista dei diritti umani. «È diventata monolitica, propagantistica e semplicistica».