Nella giungla dei lavoratori flessibili

14/11/2005
    lunedì 14 novembre 2005

    Pagina 35 – Economia

      Dossier

      Nella giungla dei lavoratori flessibili

        Oltre 3 milioni di "parasubordinati", ma solo un terzo versa i contributi

          La fotografia del comparto dei collaboratori emerge dai dati del Fondo separato Inps
          Meno di un milione vive solo dell´impiego a committenza, gli altri svolgono anche attività più stabili
          E´ il Nord l´area geografica che offre maggiori opportunità di lavoro parasubordinato: Milano in testa
          La fetta più grande è rappresentata da persone che hanno tra i 30 e i 39 anni Il 53 per cento sono uomini

            ROBERTO MANIA

              ROMA – In quasi dieci anni al Fondo separato dell´Inps si sono iscritti in oltre 3,6 milioni anche se a versare i contributi sono oggi meno del 35 per cento, intorno a 1,2 milioni. E´ il popolo dei parasubordinati così come emerge dalle tabelle degli archivi dell´ente previdenziale. Numeri che confermano le dimensioni reali del fenomeno (triplicatosi nel decennio ma pur sempre meno esteso di quanto si è spinti a pensare) dei collaboratori e consulenti flessibili, tra i quali – si stima – non più di 6-700 mila "vivono" esclusivamente di lavoro a committenza. Gli altri hanno anche un´altra attività, spesso più stabile. Aspetto che, almeno in parte, concorre a spiegare lo scarto tra iscritti e contribuenti: non un nuovo esercito di evasori, ma una platea di lavoratori che "passa" per le collaborazioni (ed è obbligata a iscriversi alla gestione presso l´Inps nata nel 1996) e che poi si disperde in più rivoli, perché si stabilizza o perché non trova più, o rinuncia a cercarle, occasioni di impiego. E tra le curiosità – difficili da spiegare anche per gli esperti se non ricorrendo alla carenza di informazione e distrazione da parte degli stessi interessati – c´è pure una quota di contribuenti non iscritti: intorno ai 60-70 mila lavoratori. Pagano i versamenti ma non hanno mai presentato una domanda di iscrizione. Tanto che per l´Inps sarà difficile recapitargli gli estratti conto previdenziali che in questi giorni ha cominciato a spedire agli iscritti.

              Oltre un terzo di coloro che versano i contributi svolge un´attività che l´ente di Via Ciro il Grande ha catalogato come "varia", che indica soprattutto la mancanza di continuità nel medesimo settore. E´ qui – tra gli oltre 500 mila impegnati variamente – che si concentra il nocciolo duro di quelli che erano i co. co. co e che, in parte, sono diventati, con la legge Biagi, i co. co. pro (collaboratori a progetto). Ma al secondo posto della classifica, stilata in base all´attività, cominciano a trovarsi figure professionali ben definite e di alto profilo: amministratore, sindaco, revisore di società, liquidatore di società. In tutto sono oltre 400 mila che staccano decisamente tutti gli altri: i professionisti (187 mila), i consulenti aziendali (quasi 80 mila), i docenti di formazione, istruttore e addestratore (69 mila). E poi i venditori porta a porta (41 mila), prima degli esecutori di sondaggi d´opinione, marketing, pubblicità, ricerche statistiche e di mercato (quasi 30 mila) e degli animatori di intrattenimento (22 mila).

              Al centro della classifica si collocano i collaboratori di giornali, riviste, enciclopedie e mezzi di comunicazione che sfiorano le 17 mila unità, poco più sopra degli operatori nel settore dell´"igiene della salute", comprensivi dei pranoterapeuti (15 mila). Scendendo si trovano i "consulenti di estetica" a quota 4 mila e i traduttori (2 mila), fino agli spedizionieri doganali che non arrivano alle 150 mila unità.

              E´ il nord l´area geografica che offre maggiori occasioni di lavoro parasubordinato. Dei 3,6 milioni di iscritti circa due si trovano nelle regioni settentrionali, con un livello dei contribuenti che arriva a quasi 800 mila. Si piazzano al secondo posto le regioni del centro Italia (più di 860 mila iscritti), e al terzo quelle meridionali (oltre 790 mila). La Lombardia resta la prima regione (intorno ai 700 mila iscritti) con Milano (oltre 360 mila) in testa tra le città, seguita, a breve distanza, da Roma (più di 320 mila).

                I parasubordinati sono soprattutto maschi, circa il 53 per cento degli iscritti, anche se la quota rosa sta rosicchiando posizioni visto che nel 2000 gli uomini erano ancora il 55 per cento del totale. I pensionati, di altre gestioni, sfiorano le 500 mila unità. Quanto all´età, quasi un terzo si colloca tra i 30 e i 39 anni, a conferma che il fenomeno degli atipici si è esteso alle fasce mature di lavoratori, tanto che la classe tra i 20 e i 29 anni è sostanzialmente identica a quella tra i 40 e i 49 anni. In entrambi i casi (ci si riferisce sempre agli iscritti) si raggiungono le 700 mila unità.