Nella geografia del voto risale il Mezzogiorno

15/10/2007
    domenica 14 ottobre 2007

    Pagina 16 – Economia & Lavoro

    Nella geografia del voto risale il Mezzogiorno

      Non solo il sì e il no sul welfare: anche una nuova mappa dei lavori e della forza sindacale

        Milano
        CONTI Ormai non è più il dato del sì o del no a ispirare le riflessioni del dopo-referendum. Il risultato è ampiamente acquisito, ma dentro a quei numeri il sindacato può ancora trovare molte informazioni preziose. I dati territoriali, in particolare, contengono sorprese e conferme che aprono la strada a nuove mappe dell’azione sindacale. E più del conteggio dei sì e dei no, è il numero complessivo delle schede deposte nelle urne a destare l’attenzione.

        Più o meno ovunque sono stati superati i livelli di affluenza ai seggi del 1995, quando si votò sulla riforma previdenziale targata Dini. La Lombardia continua a essere locomotiva anche sul versante del lavoro e della partecipazione, con gli oltre 900.000 voti raccolti, che equivalgono a quasi il 20% del totale del referendum e al 10% dell’intera popolazione regionale. A sorprendere positivamente sono anche i dati provenienti dal sud. In Campania hanno votato 518.057 lavoratori e nella provincia di Napoli il dato di partecipazione è stato superiore a quello regionale della consultazione del 1995: più di un lavoratore su tre. Aumentata la partecipazione anche in Sardegna, dove dagli 89.000 votanti del ‘85 si è passati ad oltre 102.000. E poi c’è la Sicilia, che con i suoi 573.134 voti raccolti ha ispirato soddisfazione da parte dei promotori del referendum e qualche dubbio negli ultrà della caccia al broglio. Possibile che l’isola abbia risposto con oltre il 10% della propria popolazione totale (non soltanto quella attiva, dunque) alla chiamata al voto dei sindacati? E poi, si sa, la Sicilia è la Sicilia, dicono i cultori del dubbio. Ma a ben guardare si tratta di un risultato che non sorprende più di tanto i sindacati locali: Il nostro obiettivo era il mezzo milione – spiega Italo Tripi, segretario generale della Cgil siciliana – e non era una cifra buttata là ma basata sui dati delle consultazioni precedenti e, soprattutto, della forte penetrazione del sindacato in tutto il territorio». In effetti, sull’isola Cgil, Cisl e Uil sommano oltre 900.000 iscritti e, anche una buona diffusione: «Quasi una Camera del lavoro per ogni campanile», dice Tripi. E grazie a questa presenza è stato possibile organizzare 2.800 assemblee in tre settimane. «Quelli che sollevano dubbi io non li ho mai visti nei luoghi di lavoro – commenta Tripi – hanno un’idea della Sicilia presa da libri di vent’anni fa».

        Dal punto di vista qualitativo, poi, a suscitare nuovi entusiasmi nei dirigenti sindacali siciliani è stata la risposta dei tanti giovani di numerosi call center che hanno dato lavoro a uno dei più alti bacini di disoccupazione intellettuale italiana. «Vedere ragazzi di 18 anni studiarsi il testo del protocollo con attenzione e bombardarci di domande molto mirate è stato molto stimolante per noi – racconta il leader della Cgil isolana – al contrario della sorpresa negativa dell’Università di Palermo, la massima espressione culturale, dove hanno votato solo 200 persone. Anche su questo dobbiamo interrogarci».

        gp.r.