Nella fabbrica fast food manca il Mc sindacato

04/05/2007
    venerdì 4 aprile 2007

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    Nella fabbrica fast food manca il Mc sindacato

      Indagine su McDonald’s in Italia: cresce l’occupazione, ma la flessibilità non fa rima coi diritti

        di Roberto Rossi/ Roma

        MC LAVORO Mc passaporto, Mc famiglia, Mc tempi, Mc manuale, Mc salario. In altre parole un Mc job, ovvero «un lavoro di basso prestigio, poco stimolante, temporaneo, senza benefici di alcun tipo e dalle poche possibilità di promozione», almeno secondo la definizione dell’Oxford English Dictionary. In Italia sono 12mila le persone impiegate in Italia dalla catena di fast food Mc Donald’s o dai licenziatari per servire oltre 180 milioni di clienti ogni anno, circa 600mila al giorno.

        Un lavoro non facile e che presenta uno dei più alti turn over (oltre il 44%). Perché da Mc Donald’s non si pensa, si produce. $E dopo poco tempo ci si logora. «Mi chiedo perché tengano dipendenti – spiega Silvia, una delle lavoratrici che hanno testimoniato nella video inchiesta “Fabbriche di Fast Food” realizzata da studenti della facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università della Sapienza di Roma -. Potrebbero utilizzare una catena di montaggio». «Sei solo un numero – dice invece Luciana, delegato Filcams – anche se si ostinano a farti credere che sei una persona in realtà non hai potere decisionale su niente».

        Eppure in Italia sono molti i giovani che entrano da Mc Donald’s in cerca di un’occupazione. Solo nel 2006 sono state 3mila le nuove assunzioni nei 340 “ristoranti” sparsi nella penisola. Molti lo fanno per avere «flessibilità», altri per il «contratto», alcuni per la «carriera». Che non arriva mai. «Per me – racconta Fabrizio ex dipendente – rimaneva uno dei pochi posti di lavoro garantito con un contratto a tempo indeterminato». Gianluca invece si è avvicinato a Mc Donald’s perché pensava che lavorando solo 4 ore al giorno avrebbe avuto tempo da dedicare allo studio universitario. «Alla fine, però, ti accorgi che non è così. Non hai tempo. Quelle 4 ore in catena di montaggio sembrano otto. A me, poi, sembrava di vivere con fusi orari in testa. Un giorno lavoravi la mattina, un altro avevi il turno di notte, o quattro ore il pomeriggio. Alla fine non riuscivi a fare nient’altro». «Tutti i tempi sono scanditi da suoni», dice ancora Luciana, «uno per la cottura della patate, dei panini, della carne. E poi ogni tuo movimento è regolato». Regole dappertutto anche per «la posizione dei cetriolini che non vanno mai sovrapposti ma affiancati». Regole contenute nel L.O.P. lista di osservazione del procedure, un vero e proprio manuale di comportamento.

        E proprio la turnazione, a discrezione del datore di lavoro, e la saturazione dei tempi di lavoro sono alcuni dei principali ostacoli che un lavoratore trova di fronte. Ecco il racconto di Stefania, anche lei una ex: «Avevi pochissimi secondi per un pausa. La cosa che mi colpiva di più è che non c’erano sedie su cui poterti riposare. Se volevi bere un po’ d’acqua lo dovevi fare nel retro in piedi per non più di trenta secondi». «Il tempo libero fuori dal lavoro non esiste – ci dice Gabriele Guglielmi della Filcams Cgil, il sindacato che ha organizzato la video inchiesta -. In realtà il part time ti occupa tutta la giornata e non riesci a programmare la tua vita. Mi piacerebbe sapere quanti lavoratori di Mc Donald’s poi riescono a laurearsi». E chissà mai se Mc Donald’s risponderà. La Cgil non è molto amata. Così come le altre organizzazioni. Al Mc lavoro, insomma, manca un manca un Mc sindacato.