Nella Cgil si avverte qualche sintomo…- di S.Soave

03/03/2003

ItaliaOggi ()
Numero
051, pag. 1 del 1/3/2003
di Sergio Soave

Nella Cgil si avverte qualche sintomo di stanchezza per l’isolamento ma anche qualche spinta alla radicalizzazione

Il panorama delle relazioni sociali, apparentemente congelato dopo la rottura fra la Cgil e tutte le altre rappresentanze del lavoro e delle aziende sul Patto per l’Italia, comincia a presentare qualche segno nuovo e contraddittorio.

Da una parte c’è l’arroccamento del settore più radicale della Cgil, rappresentato soprattutto dalla Fiom, il sindacato di categoria dei metalmeccanici. I dirigenti di questo sindacato si muovono autonomamente dalla stessa confederazione su vari piani.

Su quello politico puntano alla costituzione di un nuovo partito del lavoro, separato sia dai Ds sia da Rifondazione comunista, che dovrebbe raccogliere le forze messe in moto da Sergio Cofferati, ma senza seguire il presidente della fondazione Di Vittorio sulla strada del condizionamento dall’interno di Ds e Ulivo, che considerano destinata a risolversi in un patteggiamento inconcludente.

Sul piano dell’azione sindacale la Fiom ha scelto di sabotare le trattative, anche sulla vertenza Fiat, puntando invece tutto sul conflitto. Hanno indotto la Cgil a proclamare un incomprensibile sciopero ´contro il declino sindacale’, poi lo hanno raddoppiato portandolo a otto ore nella loro categoria e, in qualche caso, sono tornati a impiegare i picchetti violenti.

Un caso particolarmente grave è accaduto nel Bresciano, dove, come denuncia il segretario regionale della Uil Walter Galbusera, ´alcuni lavoratori e delegati Uilm sono stati aggrediti fisicamente all’ingresso dell’Iveco di Brescia venerdì 21 durante lo sciopero indetto da Fiom e Cgil, sono stati costretti a uscire da porte secondarie dopo il turno di lavoro e hanno successivamente ricevuto messaggi minacciosi’.

Inoltre la Fiom si è collegata strettamente con i settori più militanti del pacifismo no-global, ha appoggiato anche le forme d’iniziativa più discusse, come il tentativo di blocchi ferroviari. Ha anche aderito prima alla raccolta di firme e ora alla campagna per il referendum indetto da Rifondazione per l’estensione dell’articolo 18 alle aziende di qualsiasi dimensione, e anche per questo si è opposta, negli organismi collegiali della Cgil, alla piccola disponibilità contenuta nella proposta di legge che è stata predisposta dall’organizzazione in alternativa al referendum.

È questo il primo caso in cui una posizione dell’ala più radicale sia stata isolata e battuta all’interno dell’organizzazione guidata da Guglielmo Epifani.

Si tratta di un episodio troppo modesto per trarne la convinzione che la Cgil stia cercando di uscire dall’isolamento in cui è finita da quando ha scelto la strada dello scontro frontale.

C’è però qualche altro flebile sintomo che alla radicalizzazione dell’ala più radicale corrisponda un tentativo del resto dell’organizzazione per cercare di rientrare nelle relazioni industriali. Alla riunione convocata dal presidente della Confindustria, Antonio D’Amato, Epifani si è presentato e, pur confermando le ragioni che lo avevano indotto allo sciopero, ha partecipato a un confronto di merito, che avrà un seguito attraverso apposite commissioni di lavoro su temi specifici.

Per un sindacato che aveva spiegato che la Confindustria è ormai una struttura subalterna al governo, priva di autonomia e persino di effettiva rappresentanza degli interessi industriali, è già un bel passo avanti.

L’altro fatto significativo è l’accordo contrattuale raggiunto per i lavoratori dei ministeri, che apre la strada a quelli di tutto il pubblico impiego (che nel frattempo è diventato la prima categoria per iscritti della Cgil fra i lavoratori in attività, superando di qualche centinaio di tessere la Fiom). È un fatto di categoria, ma è evidente che, per il carattere pubblico della controparte, ha anche un significato politico.

In questa vertenza la Cgil si è comportata come un sindacato, ha esercitato tutta la sua sapienza contrattuale, ma si è guardata bene dal ´buttarla in politica’.

Inoltre la dimensione media degli aumenti, 106 euro, rispecchia, di fatto, l’accettazione, da parte del governo, di una revisione verso l’alto del tasso di inflazione concordato, in base al quale si calcolano le rivalutazioni salariali.

Se, come sembra ragionevole, questa modifica verrà ufficializzata, si porranno le basi per avvicinare le posizioni fra Federmeccanica e Cisl e Uil per il rinnovo del contratto per i metalmeccanici.

Se le cose stanno così si avrà, per la seconda volta, un contratto separato nel più importante settore industriale, e la distanza fra i sindacati moderati, che agiscono come agenti contrattuali, e la Fiom, che appare interessata soltanto al conflitto, è destinata a cristallizzarsi.

Naturalmente, anche in questo caso, la Cgil esprimerà un sostegno alla sua categoria, ma comincerà a porsi il problema del rischio di essere risucchiata in una posizione di arroccamento assoluto, senza la prospettiva di riconquistare in tempi ragionevoli uno spazio contrattuale.

Si avvicina il momento in cui Guglielmo Epifani dovrà compiere scelte difficili. Per ora può permettersi di valorizzare lo sciopero minacciato dai portuali livornesi contro ´la guerra’ e, contemporaneamente, prendere le distanze dai disobbedienti che bloccano i treni. Può persino usare la politicizzazione delle posizioni pacifiste per segnare l’intransigenza e, contemporaneamente, cercare di riaprire qualche filo di comunicazione sindacale con le controparti.

Ma alla lunga l’equilibrismo non regge e si imporrà la scelta fra seguire i radicali sulla via del conflitto a tutti i costi o combatterli più o meno apertamente.