Nella Cgil componenti a confronto

11/10/2002





11 ottobre 2002
ITALIA-LAVORO
Nella Cgil componenti a confronto
G.P.


ROMA – L’uscita di Sergio Cofferati dalla Cgil potrebbe mettere in moto un rimescolamento delle carte all’interno della confederazione con una ricomposizione delle diverse anime che si sono confrontate e aggregate nell’ultimo congresso. La Cgil guarderà con un occhio particolare gli esiti della direzione dei Ds convocata per lunedì anche per la stretta connessione che, in questi mesi, si è determinata tra l’iniziativa sindacale e quella politica. D’altra parte le perplessità emerse nell’Ulivo, compresa qualche frangia dei Ds, sull’opportunità dello sciopero generale indetto per il 18 ottobre potrebbero riaprire il confronto tra l’anima riformista e quella più massimalista all’interno della Cgil. Nella stessa maggioranza guidata da Cofferati all’ultimo congresso sono confluite componenti e sensibilità molto differenti: dagli ex socialisti entrati nei Ds (come per esempio l’attuale segretario generale Guglielmo Epifani) ai socialisti dello Sdi, dai "Cofferatiani" alla ex sinistra Ds. A una composita maggioranza si contrapponeva la minoranza di sinistra guidata da Giorgio Cremaschi e Gianpaolo Patta che, a sua volta, ha perduto gli esponenti più vicini a Rifondazione Comunista. Ma il congresso dei Ds ha ulteriormente scomposto le formazioni in campo con la scelta di larga parte della maggioranza Cgil, a cominciare da Cofferati, di sostenere il Correntone: in pochi si sono schierati con la linea uscita vincitrice a Pesaro. Il cambio di leadership nell’organizzazione sindacale adesso potrebbe aprire nuovi scenari con una ripresa non soltanto della dialettica interna ma con una maggior iniziativa da parte dell’area riformista che fa riferimento a Piero Fassino e Massimo D’Alema. Su una cosa sono tutti d’accordo: nella Cgil non c’è nessuna idea di ricostituire correnti con riferimenti politici ma è diffusa la convinzione che riprenderà quota «quella cultura riformista e unitaria che all’interno della confederazione non è affatto minoritaria». Da qualche parte si osserva che le prime uscite pubbliche di Epifani lasciano ben sperare in una ripresa del confronto tra le diverse anime: le aperture a Cisl e Uil per cominciare a ricucire lo strappo dopo la firma separata sul Patto per l’Italia sono interpretate in maniera positiva da chi non ha rinunciato a un’unità d’azione con le altre sigle. E se il Sud e la crisi Fiat potrebbe riavvicinare le posizioni tra i confederali, nella Cgil restano alcune zone franche, come i metalmeccanici della Fiom che sembrano insensibili anche ai più deboli appelli all’unità.