Nella Cgil c’è chi ha una gran voglia di «movimento»

22/11/2002

            22 novembre 2002

            Il segretario Patta assicura che nessuno vuole fare un partito,
            ma «ci poniamo il problema della rappresentanza politica del lavoro». Tutti guardano a Cofferati
            Nella Cgil c’è chi ha una gran voglia di «movimento»

            MILANO Sta per entrare in scena un

            nuovo soggetto politico, il «movimento
            dei lavoratori», mallevadori
            cinque dirigenti di primo piano della
            Cgil: Gian Paolo Patta, Paola
            Agnello e Fulvio Perini, tutti e tre di
            Lavoro e Società, e Gianni Rinaldini
            e Claudio Sabattini della maggioranza.
            Il movimento – il documento
            di fondazione è già pronto – prenderà
            corpo durante un seminario
            che sarà convocato nelle prossime
            settimane. Patta spiega che l’idea nasce
            dal fatto che non esiste un partito
            che dichiari di rappresentare i
            lavoratori, e che su tale base intenda
            fondare un progetto di società e
            di democrazia. E nasce anche dalla
            constatazione che i lavoratori italiani
            votano «abbastanza indifferentemente
            dall’estrema destra all’estrema
            sinistra». Non esiste partito che
            possa affermare di raccogliere i voti
            di una parte significativa del mondo
            del lavoro, prosegue Patta: «Anzi
            in qualche elezione il partito che
            ha preso più consensi dai lavoratori
            è stato Forza Italia, anche da qualche
            quartiere operaio come a Mirafiori
            o alle Vallette». Una ricerca di
            qualche anno fa della Cgil lombarda
            indicava la Lega Nord come primo
            partito operaio (ora le cose sono
            cambiate, ndr).
            Questi due elementi – mancanza
            di un partito che dichiaratamente
            rappresenti il mondo del lavoro e
            dispersione del voto operaio sono
            un fattore di crisi della democrazia
            - dice Patta – diversamente da quanto
            accade in molti paesi europei,
            dove operano in varie forme i partiti
            del lavoro. Nell’ultimo anno, inoltre,
            grandi movimenti hanno segnalato
            una crisi anche più generale dei
            partiti politici in Italia: «I partiti eredi
            della prima Repubblica sono tutti
            partiti identitari e culturali, ma
            non rappresentano interessi di massa:
            non solo i lavoratori, ma anche
            altre categorie sociali – vedi artigiani
            e commercianti – non hanno riferimenti
            precisi e la stessa Confindustria,
            che si illudeva di avere un patto
            d’acciaio col governo, dopo la
            Finanziaria comincia a ricredersi:
            «Tutto ciò rende fragile la democrazia:
            nell’ultimo anno i lavoratori
            hanno fatto imponenti manifestazioni,
            ma la politica stenta a rappresentare
            queste loro aspirazioni. Ecco
            perché il nostro movimento».
            L’invito ad aderire è rivolto «a
            chiunque condivida questa analisi,
            qualunque sia il partito di sinistra
            in cui milita, ma non vogliamo essere
            una lobby trasversale solo del lavoro,
            ma lottare e sviluppare iniziative
            di massa su tutti i terreni, a
            cominciare dai princìpi costituzionali,
            la forma della democrazia e lo
            stato sociale. Sappiamo che la
            domanda è molto alta: occorre dare
            risposte ai movimenti in atto. Non
            si può avere una proposta positiva
            solo girando attorno ai palazzi o
            manifestando nelle piazze. La sfida
            va raccolta».
            Per Patta sarebbe stato preferibile
            che la risposta venisse da Sergio
            Cofferati: «Tantissimi ripongono in
            lui molte speranze, ma devo prendere
            atto che finora Sergio non ha
            esplicitato nessun progetto politico
            organico. Lo vediamo molto impegnato
            a tessere la rete con movimenti
            e associazioni, a denunciare i partiti
            in quanto oligarchie chiuse ed
            insensibili a quanto si muove nel
            sociale, ma purtroppo devo anche
            riconoscere che ad oggi Cofferati
            non ha fatto una proposta capace
            di unificare le varie domande politiche.
            Spero che presto si decida».
            E la Cgil? In che rapporto si
            pone il movimento con la confederazione?
            «Non cambia niente. Abbiamo
            alle spalle un congresso positivo
            che si è concluso unitariamente,
            ma la stragrande maggioranza
            dei sindacalisti Cgil ritiene che il
            lavoro sia poco rappresentato: la denuncia
            del rapporto lacunoso tra
            politica e lavoro era manifesta anche
            nei documenti di maggioranza:
            il tema è condiviso e noi tentiamo
            di dargli un sbocco politico».

            g.lac.