Nel Veneto senza manodopera tante casalinghe trovano un posto

22/07/2002


sabato 20 luglio 2002



Nel Veneto senza manodopera tante casalinghe trovano un posto
(NOSTRO SERVIZIO)
VENEZIA – Le casalinghe venete di età compresa tra i 25 ed i 49 anni (attualmente sono 200mila contro le 280mila del 1994) potrebbero estinguersi entro i prossimi 20 anni. Si tratta di una delle previsioni che i ricercatori dell’agenzia regionale Veneto Lavoro avanzano sulla base delle tendenze emerse nel Rapporto 2002 del mercato del lavoro nel Veneto presentato ieri. La dinamica dell’occupazione femminile è una delle principali chiavi di lettura dello studio che rileva un ulteriore calo del tasso di disoccupazione (3,5%) in controtendenza rispetto a tutti i Paesi dell’Ocse. Se calano le casalinghe, crescono i "casalinghi" in prevalenza anziani: l’anno scorso erano 6mila. Nel 2001 il tasso di attività femminile ha raggiunto il 53% su un dato globale del 64,9%, con una crescita di circa mezzo punto all’anno nell’ultimo decennio e con un incremento di 13 punti in sette anni per la classe d’età 35-44 anni (oggi al 68,6%). Tradotto in cifre, se tra il 1994 ed il 2001 i lavoratori sono aumentati di 130mila unità questo si deve per almeno il 90% al cambiamento dei comportamenti delle donne. È in discesa il lavoro temporaneo: tra il 1995 ed il 2001 i contratti a termine sono cresciuti di 22mila unità contro un aumento di 116mila rapporti a tempo indeterminato, nonostante negli ultimi anni siano stati utilizzati 70mila addetti in affitto. Gli occupati nel 2001 erano un milione e 970mila – su una popolazione di 4,5 milioni di abitanti il 3% dei quali di origine straniera – e sono cresciuti dell’1,5% rispetto al 2000 nonostante la dinamica del Pil appaia allineata, se non inferiore, alla media nazionale. «Una elasticità crescente rispetto al reddito» che Bruno Anastasia, curatore della ricerca, spiega con la forte espansione del terziario: «In questo settore – osserva – la crescita della produttività è più difficile o comunque più lenta rispetto all’industria, circostanza che, nel medio termine, potrebbe generare qualche problema sul versante della competitività». Nel terziario l’aumento della forza lavoro è stata di oltre 44mila unità nell’ultimo anno, dato che si contrappone al calo di 40mila addetti nel manifatturiero dalla metà del 1999 ad oggi (cifra che però non tiene conto delle assunzioni di extracomunitari, dato scarsamente rilevato dalle indagini sulle forze di lavoro). Ma nei prossimi 20 anni – ricorda il presidente degli industriali veneti, Luigi Rossi Luciani – il vuoto di manodopera veneto sarà di 500mila addetti, problema che si può affrontare tramite una modifica del mercato del lavoro interno, una maggiore assunzione di donne e con l’ingresso di extracomunitari. «Certamente – osserva però Luciani – non saranno le prime due strade a darci la soluzione». Lo studio ribadisce la necessità di manodopera espressa dalle imprese venete. Escludendo quelli che si occupano di assistenza domestica, nel 2001 i dipendenti extracomunitari erano circa 75mila, ma la quota di assunzioni di personale non italiano già nei primi quattro mesi del 2002 è passata al 15,6% del totale dal 14,4% del 2001. Il Veneto da solo procura lavoro a più del 14% degli stranieri che sbarcano in Italia e nonostante questo gli imprenditori dichiarano un fabbisogno aggiuntivo per il 2002 di 17mila persone da inquadrare con contratti a termine o definitivi, dato che si scontra con le 10mila istanze inevase giacenti presso le Direzioni provinciali del lavoro. Gianni Favero