Nel tinello di Berlusconi nasce la Rai al ketchup

27/02/2003

27 febbraio 2003

 
 
Pagina 6 – Interni
 
 
I PERSONAGGI
Nel tinello di Berlusconi nasce la Rai al ketchup


          Qualcosa vieta che il presidente di McDonald´s Italia, Mario Resca, diventi il nuovo presidente della Rai? No, ovviamente. Essere amici personali di Berlusconi non è un reato, e vendere panini non squalifica un manager più di quanto essere un insigne costituzionalista qualifichi Baldassarre, largamente il peggior presidente che la Rai abbia mai avuto.
          Rimane il fatto che la notizia, detta così com´è (ripeto: il capo di McDonald´s è indicato dalla maggioranza come nuovo capo della Rai), ha una potenza simbolica ineguagliabile, perché descrive con spensierato cinismo (quasi un cinismo satirico) l´Italia di Berlusconi. Parlare di "cultura fast-food", fin qui, è stato un tipico espediente polemico di quel pezzo di paese che detesta i modi e i fini dell´impero mediatico-governativo al potere. Di qui in poi, se il signor McDonald´s si insedierà in viale Mazzini, cultura e fast-food saranno anche formalmente la stessa cosa. E´ come se un atto ufficiale comunicasse agli italiani che sì, è proprio così, questa maggioranza incarna felicemente i timori più foschi, e perfino le ossessioni più grottesche, di milioni di cittadini che si vedono espropriati giorno dopo giorno delle proprie radici culturali e delle proprie abitudini identitarie: tra le quali la televisione pubblica, nel bene e nel male, rappresentava magari un po´ pomposamente, ma con continuità ormai cinquantennale, il ruolo di "prima azienda culturale del paese". Si è considerato naturale, negli anni, mettere alla guida della Rai professori, intellettuali e alti funzionari di Stato, più o meno ammanicati politicamente, ma in grado di dare almeno l´illusione che l´informazione pubblica, la cultura popolare e l´identità del paese fossero una questione politico-intellettuale, di alto profilo, e non solo di gestione aziendale e di business pubblicitario. Le nomine decise nel tinello di Berlusconi sono, né più né meno, uno sfregio all´idea stessa di televisione pubblica, di bene culturale collettivo. E sono così sfrontate da lasciare il dubbio che vogliano mettere alla prova i settori della maggioranza meno impudenti, o più responsabili (o più democristiani…), per capire fino a dove può spingersi il familismo corsaro del clan di Arcore.

          In una comica sarabanda di indiscrezioni (sortite, o tempora o mores, non più dai corridoi dei palazzi politici, ma dal Costanzo Show), accanto al nome del presidente di McDonald´s è circolato, ieri, anche quello del leghista Ferrario, fondatore della "Regio Insubrica" che annette a Varese-Como-Verbania anche il Canton Ticino. Dovrebbe fare il direttore generale, sempre che nel frattempo non dichiari guerra alla Svizzera. Una macchietta etnica: verrebbe il sospetto che a fare il suo nome siano stati, per subdolo boicottaggio, esponenti dell´opposizione, se non fosse ormai assodato che questa maggioranza è in grado di farsi del male da sola.
          Non sappiamo se tra le perplessità espresse ad alta voce dal presidente della Camera Casini, ci sia anche la coscienza dell´effetto traumatico che avrebbe una Rai al ketchup sull´opinione pubblica. Ma speriamo di sì. I simboli contano, pesano, incidono, e Casini e l´esponente sempre più preoccupato di una maggioranza sempre più preoccupante.