Nel terziario tra il ’93 e il 2001 un milione di posti per le donne

08/03/2002





Per Confcommercio la crescita si è concentrata al Nord (61%)
Nel terziario tra il ’93 e il 2001 un milione di posti per le donne
MILANO – Il terziario tira la volata all’esercito delle donne neoccupate e crea più di un milione di posti rosa. Tra il ’93 e il 2001 – rileva il centro studi Confcommercio – a far lievitare il numero delle lavoratrici in rosa ha contribuito, soprattutto il terziario, settore in cui i nuovi posti sono stati 1,1 milioni, contro l’incremento di 36mila posti nell’industria e il calo di 178mila in agricoltura. La crescita del lavoro rosa – precisa Confcommercio – riguarda in particolare il lavoro dipendente (996mila posti, vale a dire il 18% in più) contro le 25mila nuove occupate che hanno scelto un’attività indipendente. Le condizioni professionali sembrano migliorare in entrambe le categorie. Le donne-manager sono infatti aumentate di 144mila unità, rimanendo tuttavia al 36,2% del totale dei dipendenti in un ruolo direttivo-quadro. Interessante l’inversione della forbice nel settore impiegatizio, dove la componente femminile è ormai pari al 52% del totale. Tra le indipendenti è raddoppiato il numero delle imprenditrici e libere professioniste. Confcommercio osserva inoltre che la riforma del sistema pensionistico, la voglia di indipendenza economica in età matura e l’aumentata flessibilità contrattuale (55% dei nuovi posti è part-time), spingono sempre più donne della fascia 40-54 anni sul mercato del lavoro: +600mila unità, con un’incidenza sul totale femminile dal 33,6 a 36,8 per cento. Scende invece il peso delle giovani tra i 15 e i 29 anni, che flette dal 28,7 al 22,5%, con un calo di circa 200mila posti. Il boom occupazionale attenua tuttavia solamente in parte – sottolinea Confcommercio – lo scarto Nord-Sud. Il totale della nuova occupazione, infatti, riguarda soprattutto il Nord (61%), per scendere al 26% al Centro e al 13% al Sud. Il sistema nel 2001 presenta ancora un significativo divario tra donne e uomini in termini di tasso di disoccupazione (13 contro 7,3%) e tasso di attività (47,3% contro 73,6%). Pagate meno dei colleghi uomini, maggiormente esposte al rischio della precarietà e sistematicamente escluse dai ruoli decisionali. È, invece, il quadro poco confortante che emerge dalla ricerca «Quattro ritratti per l’8 marzo» che l’Eurispes ha condotto sulle donne italiane impegnate nel mondo del lavoro. La ricerca è divisa in quattro grandi aree: lavoro, famiglia, immigrazione e politica. Nonostante la diminuzione del tasso di disoccupazione femminile (-1,7% negli ultimi cinque anni), solo lo 0,9% delle lavoratrici dipendenti ricopre un ruolo da dirigente, mentre i docenti universitari in rosa sono l’11%, quelle che arrivano alla carica di rettore il 3%, le parlamentari il 9,9%, le presidenti di sezione di tribunale il 4%. Nessuna è ambasciatrice. Crescono le imprenditrici e le libere professioniste, ma solo dello 0,4 per cento. Il fatto che l’ingresso e la permanenza del mondo del lavoro siano spesso all’insegna del precariato, con ampio ricorso ai contratti parasubordinati, non scoraggia le donne, che si dimostrano mediamente meglio preparate dei loro colleghi maschi. L’ostacolo maggiore resta la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, ostacolo in parte aggirato con la ricerca delle professioni che permettono una maggiore disponibilità di tempo libero e minori responsabilità (insegnante, maestra, infermiera) e con il ricorso a forme contrattuali atipiche, part-time in testa.

Venerdí 08 Marzo 2002