Nel Sud scoperti sei call center abusivi

27/10/2006
    venerd� 27 ottobre 2006

    Pagina 8 – CAPITALE & LAVORO

      Mille lavoratori per 3 euro all’ora
      Nel Sud scoperti sei call center abusivi

        Bari, Napoli, Frosinone, Pescara: la guardia di finanza trova gli operatori completamente in nero, agli ordini di una cooperativa. Evasi 200 mila euro al fisco e 800 mila di contributi

          Antonio Massari

            Bari
            L’assembramento era ciclico e strano: troppi ragazzi frequentavano quel luogo. Pi� di mille in soli due anni. Un viavai ingiustificato, perch� dai primi controlli, in quello stabile, non risultava alcun tipo di attivit�. E’ partita cos� l’indagine della guardia di finanza di Bari: in pochi mesi ha scoperto un affare colossale. Sei call center totalmente abusivi sparsi per il Mezzogiorno, tra Bari e Napoli, Frosinone e Pescara. Quei mille ragazzi erano l� per il pi� classico degli sfruttamenti: stipendi per un milione di euro complessivi, tutti corrisposti in nero, oltre 200 mila euro evasi all’erario, 800 mila euro di contributi previdenziali mai versati. La �centrale� operativa � una cooperativa di Triggiano, peraltro regolarmente registrata, che tra il 2004 e il 2005 sfrutta ben 1.069 persone, in prevalenza ragazze, che lavorano per soli 2,90 euro l’ora.

              �I lavoratori – spiega il capitano della guardia di finanza di Bari, Luigi Carbone – contattavano telefonicamente i clienti, utilizzando l’elenco telefonico, per pubblicizzare i corsi di formazione commissionati da una societ� privata�. Una societ� che, a quanto pare, era al corrente della situazione: �La cooperativa le rilasciava fatture d’importo bassissimo�, continua Carbone. Fatture cos� basse che potevano essere giustificate in un solo modo: �Semplice: i call center impiegavano lavoratori non assunti regolarmente. Quindi la societ� � corresponsabile. E le toccher� pagare, nel caso la cooperativa risultasse insolvente, tutte le sanzioni previste dalla legge�.

                Cifre da stangata: �La massima sanzione prevista � di 12 mila euro per singolo lavoratore�. Si viaggia quindi intorno ai 12 milioni e 800mila euro, ai quali si devono aggiungere gli 800 mila euro di contributi mai versati. E non solo: ai lavoratori sfruttati dovr� essere corrisposto il compenso adeguato. �Che per la maggior parte dei casi � pari al triplo di quanto hanno percepito�, aggiunge Carbone. �Grazie alla documentazione rinvenuta nel corso delle indagini, siamo riusciti a stabilire il numero esatto dei lavoratori e a contattarli personalmente: la cooperativa aveva conservato una documentazione parallela, registrando chiunque avesse lavorato per loro�.

                  E dalla contabilit� parallela, l’entit� della truffa, � emersa in tutta la sua evidenza. I lavoratori rintracciati, inoltre, si sono detti immediatamente disponibili a collaborare, spiegando con quali promesse erano stati ingannati: �Vivevano tutti, o quasi, nella prospettiva di essere assunti dopo un periodo di prova�, spiega ancora Carbone. �Dopo i primi tre mesi di lavoro, per�, non stipulavano alcun contratto�.

                    In compenso i turni variavano da tre a sei ore di lavoro. Ogni lavoratore percepiva dai 2,65 ai 2,90 euro per ogni ora, a fronte dei 6,50, previsti come minimo dalla legge. Per l’intestazione delle linee telefoniche e delle bollette, invece, la cooperativa si era rivolta a dei prestanome.

                      Un’organizzazione talmente complessa e articolata che Domenico Pantaleo, segretario regionale della Cgil, avanza qualche sospetto: �Mi chiedo se questa azienda lavorasse per conto di qualcuno, o se invece siamo di fronte un’articolazione ben pi� pericolosa. Non vorrei che qualche call center, tra quelli regolari, abbia dato in appalto tutto questo lavoro in nero. Parliamo di sei luoghi di lavoro: le commesse, qualcuno, doveva pur prenderle�.

                        Sospetti legittimi, sui quali la guardia di finanza, probabilmente, potrebbe continuare a indagare. Al momento, di certo, c’� che in Puglia il lavoro nero dilaga: �� una conferma del degrado esistente nel mercato del lavoro�, continua Pantaleo. �E mi riferisco in particolare a quello dei call center. Ci vuole un intervento deciso: bisogna puntare a una regolarizzazione, soprattutto nei call center dove – nella maggior parte dei casi – assistiamo a rapporti di lavoro che, nei fatti, sono di tipo subordinato. Bisogna individuare un percorso che porti tutto questo nel suo alveo naturale, cio� nella regolarizzazione, e il nuovo governo mi sembra determinato a farlo. Credo che sia deciso a stroncare il fenomeno del lavoro nero, mentre il centrodestra, invece, faceva finta di non vedere�.

                          La Regione ha appena varato una legge per contrastare il lavoro nero. A Foggia si � tenuta una manifestazione nazionale indetta da Cgil, Cisl e Uil. Ma non � detto che basti. Mille lavoratori, per sei call center abusivi, scoperti in una sola indagine, rivelano uno scenario preciso. E poi quella doppia contabilit�, cos� puntuale da risultare grottesca: lo sfruttamento del lavoro nero, qui, � la chiave di volta del sistema economico. �Il degrado c’�: non esistono dubbi e lo denunciamo da tempo�, conclude Pantaleo. �Il governo deve farsene carico. Mi pare che la volont� ci sia, ma tutti devono fare la loro parte, sia con i controlli – che in questo caso, a Bari, sono stati efficaci – sia con un inasprimento delle pene�.