Nel sindacato i dubbi dei «riformisti»

30/10/2003





giovedì 30 ottobre 2003

La Uil frena sull’ipotesi di fermare di nuovo il Paese. Ma anche a sinistra si riconoscono i rischi dell’«agitazionismo»

Nel sindacato i dubbi dei «riformisti»: la linea oltranzista porta alla sconfitta
Letta (Margherita): «Le rigidità portano al conflitto, quanto di peggio possa capitare»

      ROMA – Il leader della Uil, Luigi Angeletti , frena sull’ipotesi di un nuovo sciopero generale. Paolo Pirani , che della Uil è uno dei segretari confederali più importanti, va oltre: «Il sindacato rischia di percorrere una via di tipo "agitazionista". È irrealistico pensare che il governo ritiri la sua proposta di riforma. Bisogna invece trovare una strada praticabile per affrontare la questione dello Stato sociale». Altrimenti, aggiunge Pirani, il sindacato potrebbe cadere in un gioco pericoloso: «Se si decide una progressione geometrica della mobilitazione prescindendo da dinamiche negoziali, o rilanci sempre o rischi l’effetto Scargill», il leader dei minatori inglesi che, nella prima metà degli anni Ottanta, uscì con le ossa rotte dallo scontro col governo Thatcher. Le parole di Pirani arrivano dopo quelle di altri dirigenti della Uil anche loro critici verso la linea dello scontro radicale. E segnalano un misto di preoccupazione e insofferenza che parte dal sindacato che si autodefinisce riformista per eccellenza, ma che investe anche i riformisti del centrosinistra. «Non c’è dubbio che in questa fase stia prevalendo il punto di vista della Cgil», afferma Pirani, che rimprovera ad Angeletti di avere dato il via libera martedì al comunicato firmato Cgil, Cisl e Uil che non esclude un nuovo sciopero generale e di aver dichiarato il giorno stesso, in un’intervista al quotidiano Libero , che questo sarebbe «assolutamente inopportuno». Ma veniamo ai politici. Tra chi pensa che la linea oltranzista sia sbagliata spicca Ottaviano Del Turco , socialista, e con un passato da segretario aggiunto della Cgil di Luciano Lama. Dice chiaro e tondo: «In quale Paese del mondo si fa uno sciopero generale al mese? Se il sindacato decidesse di fare come la falange macedone, che può andare solo avanti, senza deviare né a destra né a sinistra, allora sarebbe destinato alla sconfitta». Per evitare uno scenario del genere, aggiunge Del Turco, ci vorrebbe il contributo di entrambi i contendenti. Il governo dovrebbe «riconoscere che il sindacato ridiventa un interlocutore» mentre le confederazioni dovrebbero essere disponibili al negoziato. «Ma la verità è che il gruppo dirigente della Cgil non ha il mandato a trattare e può dire solo di no», conclude Del Turco.
      Il fatto è, osserva
      Enrico Letta (Margherita), che «se la posizione del governo rimane rigida, si favorisce oggettivamente la linea della Cgil» mentre «uno scontro sul tema della previdenza è quanto di peggio possa capitare al Paese in questo momento». Letta non si illude che il governo rinunci alla sua proposta. Ma se si dicesse «disposto a ragionare» sui punti fondamentali della riforma, a quel punto, dice Letta, il sindacato dovrebbe mettersi «su una strada propositiva». Del resto, secondo Franco Debenedetti (diessino da sempre favorevole a nuovi interventi sulle pensioni) una riforma è interesse di tutti, anche di un centrosinistra che aspira a tornare al governo: «Dobbiamo evitare che il problema delle pensioni siano oggetto della prossima campagna elettorale, magari con qualcuno che a Porta a Porta ci chieda di firmare l’impegno a cancellare la riforma se vinciamo le elezioni». Meglio, quindi, chiudere la partita prima e bene «con un provvedimento che sia già in corso nel 2006». «Converrebbe anche al governo, che guadagnerebbe di credibilità in Europa», continua Debenedetti, e al sindacato: «Angeletti può spingere verso la trattativa, ma la chiave di volta è Pezzotta, che dovrebbe avere interesse a ricollocarsi al centro dello schieramento sociale». Forse è solo questione di tempo. Suggerisce Tiziano Treu (Margherita): «Fra due mesi, a gennaio, passata la Finanziaria, il sindacato che fa, continua a scioperare?»
Enrico Marro


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