Nel referendum vincono i sì

11/10/2007
    giovedì 11 ottobre 2007

    Pagina 3 - Economia

      Nel referendum vincono i sì

        Il no è forte tra i metalmeccanici. I numeri ufficiali attesi per domani

          di Giampiero Rossi/ Milano

          NUMERI Il sì è passato a larghissima maggioranza. Adesso si discuterà sull’entità “reale” di questa maggioranza, ma il dato politico resta e resta forte. Ma ci sono almeno altri due elementi altrettanto significativi: la percentuale dei no (con punte nelle grandi fabbriche) e la grande affluenza ai seggi allestiti dai sindacati, pur con grande fretta al termine di un tour de force di tre settimane infarcite di oltre 53.000 assemblee in tutta Italia.

          Insomma, se anche i sì che alla fine dei conteggi ufficiali non sarà l’82% stimato ieri pomeriggio, sulla base dei primi scrutinii, ma soltanto una quota appena superiore al 70%, i lavoratori italiani hanno dato ai sindacati confederali il mandato definitivo a firmare il protocollo sul welfare. Così come il 30 o 20% di no, che nelle grandi fabbriche metalmeccaniche raggiunge punte superiori all’80% dice che non tutto va bene, che in effetti ci sono cose che meritano di essere riviste: non tanto gli scalini pensionistici, che cancellano l’iniquità dello scalone di Maroni, quanto piuttosto la “lotteria” dei lavori usuranti e alcune voci del mercato del lavoro. I leader di Cgil, Cisl e Uil – che hanno atteso insieme i primi risultati – sono soddisfatti del responso, per quanto ancor provvisorio, delle urne, sebbene ancora in tarda serata non c’erano basi numeriche solide per verificare se è stato raggiunto l’obiettivo di partecipazione dei cinque milioni di votanti. «Siamo molto soddisfatti – ha dichiarato Guglielmo Epifani – i primi dati sono già molto significativi e confermano che si profila una netta vittoria dei sì, al di là delle aspettative. I sì vincono in particolare tra i lavoratori attivi, tra gli operai e i precari». E Raffaele Bonanni aggiunge: «E andata bene, la vittoria del sì appare inequivocabile. Chi aveva puntato sulla politicizzazione di questa consultazione è uscito sonoramente sconfitto. I lavoratori hanno respinto le provocazioni irresponsabili di questi giorni. Questa straordinaria adesione rafforzerà e cambierà il sindacato italiano». Secondo Luigi Angeletti, «i lavoratori hanno espresso complessivamente un giudizio positivo sul merito di un intesa che migliora le condizioni di giovani e pensionati sul terreno del welfare. Ora dobbiamo affrontare il problema dei bassi salari: bisogna rinnovare i contratti per ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti». Quindi, nonostante il no marcato di numerosi grandi strabilimenti industriali, i sindacati colgono il peso del risultato complessivamente favorevole alla strada imboccata in luglio in tutti i settori della platea di riferimento, operai compresi.

          In effetti, tra i tanti no dei metalmeccanici (tutti gli stabilimenti Fiat d’Italia, tanto per citare), spiccano anche alcuni si significatavi, come quello dell’Ilva di Taranto e della ThyssenKrupp di Terni.

          Così come si sono mescolate le carte anche in ambiti dove i due schieramenti avevano aspettative differenti. Talvolta per un pugno di voti, come testimoniano i 4 voti che hanno fatto prevalere il si al porto di Gioia tauro, in calabria, o il 51% di no al Centro nazionale per l’informatica che opera presso la presidenza del Consiglio.

          In attesa della proclamazione ufficiale dei risultati (prevista per domani) Cgil, Cisl e Uil si godono un dato provvisorio dell’82 per cento, che il più strenuo degli oppositori, il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, definisce «privo di qualsiasi credibilità reale». L’esatto contrario di quel che dice Piero Fassino, che si è congratulato per telefono con i leader sindacali: «Uno straordinario successo della democrazia e del sindacato».