Nel Pd ora scatta la gara a smarcarsi da sinistra e Cgil

19/10/2010

Lo sciopero generale evocato sabato dalla Cgil sarà pure, come sostiene Nichi Vendola, «una risposta moderna» e uno strumento di lotta ancora valido, eppure ai leader del Pd la prospettiva di doversi misurare con una giornata di lotta su scala nazionale difficile da gestire garba poco o nulla. Anche se ancora non si può dire se e quando lo sciopero verrà ufficialmente proclamato, dalle parti dei Democratici si fa di tutto per raffreddare il clima, tanto che gli uomini di Bersani fanno notare che «il Pd non si schiaccia su questo o quel sindacato e davanti ad un governo che divide al partito spetta il compito di unire». E se il segretario in cuor suo forse spera che la Cgil desista e vuole adoperarsi in ogni modo perchè nei prossimi mesi sia ricomposta l’unità sindacale, il suo vice Enrico Letta è ancora più freddo nei confronti dell’annunciato sciopero generale, buttando lì solo un interrogativo che fotografa bene il suo pensiero: «E il giorno dopo che succede?». Sì, perché se il suo giudizio sulla manifestazione della Fiom è che quella «è stata una piazza che ha posto problemi più che fornire risposte» e che «l’agenda della Fiom e quella del Pd sono diverse», si può immaginare cosa ne pensi dello sciopero generale.
E sommando il disagio di Letta con quello dei moderati di Fioroni, che oggi andrà a portare la sua solidarietà a Bonanni nella sede della Cisl insieme ai 30 parlamentari che lo hanno seguito nel nuovo Movimento con Veltroni, si vede bene come le ultime vicende sindacali abbiano smosso le acque nella geografia interna del Pd. Al punto che anche Dario Franceschini sabato prossimo a Cortona lancerà un sasso nello stagno al seminario della sua minoranza di Area Democratica, con un messaggio di questo tenore: «Il Pd ha sbagliato a non raccogliere la sfida di Marchionne» e bisogna trovare le modalità per misurarsi con questioni complesse che la nuova realtà del mondo del lavoro mette sul tappeto. Per questo, una delle sessioni del convegno sarà appunto intitolata «la sfida di Pomigliano» e saranno chiamati sul palco a dire la loro esponenti come Tiziano Treu, Paolo Baretta, Giorgio Sangalli, ma anche Sergio Cofferati e Cesare Damiano che pure hanno aderito sabato alla protesta della Fiom.
E mentre Vendola si sbilancia con la promessa che «se Bersani vince le primarie sarò il suo primo sponsor», nel Pd non è passata inosservata l’intervista di Casini in cui il leader dell’Udc invita i moderati del Pd a passare con lui, considerata da tutta l’area che mette al primo posto un’alleanza con Pier come «un brutto segnale». Bersani ha replicato osservando che «senza i nostri numeri l’alternativa non c’è», mentre Letta e Fioroni hanno fatto rispondere ai loro uomini con un «no, grazie, restiamo nel Pd». Ma la sterzata di Casini è interpretata come la spia di una sofferenza reale verso un partito troppo schiacciato a sinistra: «Capisco che deve smarcarsi, ma le sue parole ci preoccupano – ammette Letta – perché lasciano intendere che rischiamo di fare come nel ‘94 quando la mancata alleanza col centro fece vincere Berlusconi». E Fioroni intanto si schiera accanto a Bonanni e «contro una piazza che se la prende con la Cisl invece che col governo». Con una domanda che suona come una provocazione: «Quando la Cisl va in piazza non sentiamo il richiamo della foresta, come mai? Il danno maggiore di un collateralismo dei partiti lo subisce il sindacato e un partito che si presta al conflitto sociale rinuncia al suo compito di parlare a tutto il paese. E anche sullo sciopero generale della Cgil assisteremo alla stessa commedia di sabato, con quelli che muoiono dalla voglia di andarci e il Pd che non aderisce…»