“Nel partito due riformismi”

19/11/2001


LUNEDÌ, 19 NOVEMBRE 2001
 
Pagina 14 – Interni
 
Si chiude il congresso della Quercia. Critica a Fassino: "Cosa dici ai 200mila del corteo?". La replica del segretario: io ero là
 
"Nel partito due riformismi"
 
Cofferati: ma saremo uniti, la scissione era una calunnia
 
 
 
Il leader sindacale critica la maggioranza ma smentisce le voci su nuove formazioni
Veltroni: un filo mi lega a Sergio e Amato. Poi fa autocritica: ho le mie responsabilità
 
DAL NOSTRO INVIATO
GOFFREDO DE MARCHIS

PESARO — Un modo diverso di declinare il riformismo, un’altra strada indicata ai Ds che oggi imboccano quella di Fassino, il nuovo segretario. Il congresso finisce e Sergio Cofferati consegna la sua idea di sinistra. Parte dal lavoro, nell’intervento davanti ai delegati: «Ieri mattina si sono materializzati, tra la sorpresa di molti e l’indifferenza di altri, 200 mila uomini e donne». Subito il tema del rapporto tra politica e lavoratori, le loro battaglie, la piazza. «Cosa propone la maggioranza dei Ds a quei 200 mila? Confesso di non aver capito».
Il partito è unito, «considero questo il mio partito», dice il segretario della Cgil e smonterà le ipotesi di scissione alla fine del discorso. Ma dentro la Quercia e dentro la sinistra vivono «due idee diverse del riformismo». Se ieri sono morte le mozioni, rimangono le differenze. Anche Cofferati fa il decalogo del buon riformista. E non è la fotocopia dell’elenco stilato dal neosegretario. «Un riformista non può ignorare che la sfida non è quella della modernizzazione ma sta nella libertà del lavoro». Il riformista sa che il terrorismo è il nemico e va sconfitto con la forza ma non si rassegna all’idea della guerra potendo scegliere la pace, la sospensione dei bombardamenti. Diversa può essere anche la formula del confronto con Berlusconi. Nel momento in cui il governo va allo scontro la sinistra «indica la strada delle intese bipartisan oppure impone nella società il suo progetto cercando il consenso?». Risposta scontata, come altre. «Risparmiatemi la litania del valore dell’unità sindacale», sbuffa. Chi può volerla più di lui? Ma bisogna dare degli strumenti al sindacato, regole che la politica ha dimenticato.
Cofferati disegna un Ulivo opposto a quella immaginato da Fassino. «Le forze riformiste cattoliche, laiche, comuniste possono stare in grande contenitore nel quale al centro vengono assegnate alcune funzioni e la sinistra svolge la sua parte». Ognuno al proprio posto, ma niente scissioni o fantomatiche nuove forze del lavoro. Il melomane ricorda il pesarese Rossini, l’aria sulla calunnia nel «Barbiere di Siviglia». Canta don Basilio che «un’auretta assai gentile» si trasforma in un terremoto, un temporale che «fa l’aria rimbombare». E i danni sono inevitabili: «L’aver affacciato l’idea della scissione per poi negarla, può produrre quel temporale». Ds uniti anche se un po’ di fair play non guasterebbe. «Mi auguro un ritorno alla serenità, il rispetto reciproco». Ma il Cinese affila gli occhi e fa capire che sarà battaglia, fuori e dentro i Ds: una «sfida delle idee».
L’eco di queste parole risuona nell’intervento di Veltroni, due anni dopo il Lingotto. «L’Ulivo non è un partito ma neanche un ameba e se ci mettiamo nell’ordine di idee di scavalcare la Margherita creiamo una prateria». Una critica alla linea della maggioranza di Fassino, D’Alema e Bersani: «C’è un filo rosso che lega i miei ragionamenti a quelli di Cofferati e Amato sul riformismo», dice tagliando fuori il neo segretario e il presidente. Dopo D’Alema, però, per chi ha governato la Quercia è il momento dell’autocritica. «Non ho avuto la forza di realizzare l’idea di partito riformista e ne porto la responsabilità», ammette il sindaco. Oggi il testimone passa a Fassino: a Cofferati ricorda che lui, al corteo dei duecentomila, c’era. Ma «alla maggioranza — dice poi — spetta il compito di non pensare a se stessa in termini di autosufficienza, di non coltivare idee di spoils system, bensì di scegliere le persone più intelligenti». E’ una paura, questa delle liste nere, che attraversa il «correntone». Attenti alle scissioni, dice anche Antonio Bassolino: «Non solo per andare oltre quelle del passato, ma per superare bene i pericoli del futuro».