Nel mirino anche il primo maggio I sindacati contrari ai negozi aperti

24/04/2010

Un nuovo ossimoro si fa strada verso il primo maggio: lavorare durante la festa del lavoro.
Proprio così, dopo i mal di pancia ed i distinguo più o meno revisionisti per il 25 aprile, adesso è la volta della ricorrenza successiva, anch’essa poco gradita a taluni, seppur per motivi assai più prosaici. A voler far la festa al primo maggio, infatti, sono soprattutto i commercianti, a molti dei quali non va giù quel giorno di serrande abbassate specie se,come quest’anno, arriva di sabato, il momento ideale per gli acquisti. E così, a macchia di leopardo, grazie alla
“disponibilità” di alcuni governi locali, si stanno succedendo gli annunci relativi a questa o quella città dove gli esercizi commerciali rimarranno comunque aperti. Ipermercati, negozi, mercati rionali…, inutile cercare di fare distinzioni qualitative piuttosto che geografiche, gli stakanovisti del primo maggio spuntano fuori dappertutto, suscitando però anche polemiche e contrarietà. La questione, nota ma per lungo tempo latente, si è trasformata in un caso dopo che l’Amministrazione Comunale di Milano ha dato il via libera all’apertura nei consueti orari di esercizio, il 1 maggio, di tutti i mercati settimanali scoperti del sabato. Una decisione assunta anche a seguito di una richiesta dell’ associazione milanese degli ambulanti di Confesercenti, Anva e Unica. «Abbiamo sostenuto – afferma una nota di Confesercenti – l’esigenza dell’apertura dei mercati per dare continuità ad un fondamentale servizio di vicinato alla città, in particolare nella giornata del sabato destinata dai cittadini agli acquisti, ma anche per non far perdere un’ importante giornata di lavoro agli operatori del settore, anch’essi alle prese con le difficoltà dell’attuale congiuntura». Se nonché, sempre da Palazzo Marino, sono filtrate indiscrezioni riguardanti una possibile estensione dei permessi d’apertura ai “normali” negozi.Mase la rilevanza di Milano ha portato il caso al centro dell’attenzione, episodi simili stanno accadendo in varie città: Genova, Cagliari, Palermo ed altre ancora. «Il Comune di Milano – si legge in una nota della Cgil – vuol far credere che la pesante crisi che colpisce le condizioni di vita dei lavoratori, dei cassintegrati, dei pensionati e dei disoccupati troveràunpo’ di ossigeno e beneficio offrendo più occasioni per effettuare improbabili acquisti. Così, l’Amministrazione ha stabilito di tenere aperti i negozi il 25 aprile, assecondando le richieste dei commercianti, nonostante la contrarietà del sindacato di categoria.
La Cgil ritiene che le medesime scelte non debbano adesso coinvolgere anche la giornata del 1 maggio». Sulla stessa linea la Cisl, che in un comunicato firmato dal segretario generale della Lombardia, Gigi Petteni, sottolinea come «un sabato in meno di apertura non è un danno economico e non modifica la congiuntura, né sul versante dei bilanci aziendali né su quello dei consumi, un Primo Maggio in meno sarebbe, invece, una ferita grave alle speranze di chi lavora per accordare i valori e gli interessi ». Ma anche fra i lavoratori del commercio non mancano le proteste. Gli addetti di Reggio Emilia hannogià fatto sapere dinon essere disponibili a lavorare il 25 aprile e il primo maggio. E così, di fronte alla decisione di alcune catene distributive come Mercatone Uno e Diffusione Tessile, che hanno preannunciato l’apertura nelle festività civili, le organizzazioni sindacali di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero provinciale per l’intero turno di lavoro. Proprio così, in questa Italia spesso alla rovescia, per celebrare la Festa del Lavoro non resta altro che incrociare le braccia…