Nel fortino della Cgil il timore è di essere nel mirino

21/03/2002






L’ANALISI

Nel fortino della Cgil il timore è di essere nel mirino


La confederazione risponde con la querela alle accuse di Taormina

      ROMA – Al quarto piano del palazzone rosa salmone che ospita il quartier generale della Cgil il segretario Sergio Cofferati cammina nervosamente avanti e indietro. Sorride, è cortese con gli interlocutori ma la sensazione netta è che gli avvenimenti delle ultime 24 ore lo abbiano segnato profondamente. Forse come non mai. Raccoglie i lanci d’agenzia con le dichiarazioni poliste più ostili nei suoi confronti e li mette in una cartellina destinata ai legali. La prima querela è già partita nei confronti dell’ex sottosegretario Carlo Taormina, che aveva definito gli assassini di Marco Biagi «il braccio armato di Cofferati e dei comunisti». Altre seguiranno. Tutti in Cgil, comunque, sono convinti che l’azione terroristica di Bologna «sia mirata anche contro di noi». La scelta di abbattere Biagi è giudicata particolarmente crudele, per il valore del personaggio ma anche perché sembra esser stato selezionato accuratamente. In almeno un’occasione pubblica Cofferati aveva polemizzato con i «programmi fotocopia» di governo e Confindustria e aveva indicato in Biagi uno dei trait d’union tra il ministro del Lavoro Roberto Maroni e il leader degli industriali Antonio D’Amato. È evidente, dunque, che i terroristi, o chi sta dietro di loro, colpendo il professore bolognese abbiano voluto saggiare il Cinese. Metterlo alla prova. Così la pensano in molti nel palazzone di Corso d’Italia. E il dubbio ce l’ha anche il diretto interessato. Sa, ma evita di dirlo, che da Bologna gli è arrivato un messaggio. E confida negli avvenimenti dei prossimi giorni per decrittarlo interamente.
      Di fronte alla stanza del segretario generale c’è quella del suo successore, Guglielmo Epifani. In Cgil forse è quello che conosceva da più tempo Biagi per i comuni trascorsi nella Federazione giovanile socialista e, forse anche per questo, professa più degli altri «incredulità» sul fatto che la rivelazione di Panorama sui collaboratori di Maroni entrati nel mirino dei terroristi non sia stata presa sul serio. Epifani giura che nelle ultime ore non ha mai avuto la paura che la Cgil restasse isolata, ma certo appare decisamente sollevato dal risultato della segreteria unitaria con Cisl e Uil. Che pur tra qualche dissenso si è chiusa con la definizione di una strategia comune. «Non va dimenticato che dietro tutti noi – sottolinea Epifani – c’è un consenso dei lavoratori così ampio che per avere un termine di paragone bisogna tornare alla fine degli anni ’60». Quanto ai terroristi nei luoghi di lavoro non ce n’è traccia. «La situazione non è paragonabile nemmeno per un momento agli anni di piombo».
      Avanti tutta, quindi, con la manifestazione del 23. Le stime degli organizzatori danno per ampiamente superato il milione di presenze. Il settimanale della confederazione, Rassegna sindacale, ha mandato al macero 40 mila copie già stampate e la nuova edizione uscirà con le prime tre pagine dedicate alla lotta contro il terrorismo. Poi, riposte le bandiere, verrà il momento di ragionare. Davanti agli intellettuali convenuti al Ripetta per ascoltarlo, Cofferati lunedì scorso ha fatto capire che la Cgil «al momento opportuno saprà mettere in campo soluzioni alternative». L’impressione è che, se si sbriga, sarà meglio per tutti.
Dario Di Vico


Economia