Nel Dpef l’obiettivo previdenza

30/06/2003




        Sabato 28 Giugno 2003
        ITALIA-POLITICA


        Nel Dpef l’obiettivo previdenza

        Welfare e conti – Le pensioni non saranno il cuore della verifica politica


        ROMA – Di riforma delle pensioni se ne discuterà ma non in sede di verifica politica. Il test di coesione della maggioranza sembra ormai annacquato da tutti gli incontri "bilaterali" che il premier ha avuto (e avrà) in questi giorni con i leader della Casa delle libertà. L’appuntamento della prossima settimana, poi, cade in coincidenza con l’avvio del semestre Ue e sollevare temi troppo delicati, come quello della previdenza, rovinerebbe il clima del debutto alla presidenza Ue.
        Altra cosa è la preparazione del Documento di programmazione economico e finanziario, di cui si è fatto carico personalmente il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, oltre al ministro dell’Economia Tremonti insieme al vicepremier.
        È quella la sede propria per decidere se arrivare, già prima dell’estate, a una stretta sulle pensioni.
        La scelta dei tempi non è banale, come ha ricordato ieri Silvio Berlusconi: «Qualche volta – ha detto – siamo stati portati a dover decidere in tempi stretti: è bene che ciò non avvenga», la maggioranza dovrà quindi «discutere con un certo anticipo alcuni passaggi fondamentali, penso ad esempio al Dpef e alla politica economica».
        Tempo e «collegialità» sono le due parole-chiave del premier. Scegliere di intervenire sulle pensioni estendendo a tutti il contributivo e innalzando l’età pensionabile scatenerebbe di certo lo scontro con i sindacati che da tempo avvertono il Governo di non avventurarsi in nuove riforme. Un ritorno in piazza richiede tenuta politica anche perché, nei prossimi sei mesi, l’Italia sarà sotto gli occhi dell’Europa.
        Gli unici strappi nella maggioranza sulle pensioni possono arrivare solo dal Carroccio. Ma Umberto Bossi vuole usare i sei mesi di presidenza Ue per tenere sotto scacco il Governo non tanto sulla previdenza, quanto sulla devolution. An e l’Udc invece si sono sempre espresse a favore di una riforma ma non rinunceranno a margini di negoziato politico con il ministro dell’Economia. Marco Follini, leader dei centristi, ha chiaramente detto che non vuole il «machete»: dunque niente decreto sul blocco delle anzianità ma soluzioni il più possibile concertate. Alleanza nazionale è in sintonia con questa linea, sì a interventi strutturali ma senza troppe forzature. «Silvio Berlusconi ritiene in prospettiva necessaria una revisione del sistema pensionistico, allungando e rinviando l’età pensionabile», ha riferito il leader del Pri Giorgio La Malfa dopo l’incontro di ieri con il premier.
        La «prospettiva» di cui parla La Malfa non può scavalcare i prossimi sei mesi. Nuove misure sulla previdenza hanno infatti riflessi interni, sui conti pubblici, ma hanno un peso rilevante sulla credibilità dell’Italia durante il semestre di presidenza. Una riforma rigorosa di certo accrediterebbe il Governo italiano sulla ribalta europea anche in vista del piano di investimenti proposti sulle infrastrutture. Se i partiti della coalizione pongono i loro diktat sui modi della riforma, i sindacati hanno ancora ieri ripetuto il loro «no» unitario. «La nostra pazienza è al limite, non pagheremo con tagli alle pensioni e allo stato sociale gli errori del Governo», ha detto ieri Guglielmo Epifani, ledaer della Cgil. «Abbiamo già dato, abbiamo già fatto tre riforme in 10 anni», ha ripetuto il segretario generale Cisl Savino Pezzotta mentre Luigi Angeletti, numero uno della Uil ritiene «disastrosa» la politica del Governo sui tagli alla spesa pubblica «che non porta da nessuna parte».
        LINA PALMERINI