Nel decreto sul Tfr 3,2 miliardi di costi aggiuntivi

12/07/2005
    martedì 12 luglio 2005

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    PENSIONI La Ragioneria stima ulteriori oneri per lo Stato tra 2006 e 2014 Tra 10 anni il tasso di adesione ai fondi dal 30 al 55%

    Nel decreto sul Tfr 3,2 miliardi di costi aggiuntivi

    ROMA • Quasi 3,2 miliardi di costi in più. È quanto dovranno sopportare le casse dello Stato dal 1 ? gennaio 2006 al 2014 per il decollo della riforma della previdenza integrativa messa a punto dal ministero del Welfare.

    Che, sempre nel 2014, farebbe salire a quota 35% le adesioni alle forme integrative, rispetto al + 24% realizzabile con il meccanismo attualmente in vigore, facendo leva sulla smobilizzazione di un flusso di Tfr di 5,7 miliardi ( 3 miliardi nel prossimo anno). L’effetto negativo sui conti pubblici sarà progressivo: si parte da un " rosso" di 200 milioni nel 2006 per poi crescere a quota 259 nel 2008 ( quando scatteranno le nuove misure per la previdenza obbligatoria) e a 530 milioni nel 2014. A evidenziarlo è la relazione tecnica allo schema di decreto legislativo inviato dal Governo alle Camere, che è stata firmata al Ragioniere generale dello Stato.

    Il provvedimento, tra l’altro, rispetto all’approdo in Consiglio dei ministri, contiene già una novità: non si fa più riferimento al nuovo testo unico sulla previdenza complementare (come era stato prospettato dal Welfare) ma, più semplicemente, alla «disciplina delle forme pensionistiche complementari» . Una correzione in corsa dovuta alle perplessità sotto il profilo costituzionale che sarebbero emerse a Montecitorio. Quanto ai costi dell’operazione, le stime della Rgs non tengono conto dell’eventuale estensione ai dipendenti pubblici delle nuove regole sull’uso (con il " silenzio assenso") del Tfr, che comporterebbero una ulteriore, significativa lievitazione degli oneri a carico dello Stato.

    La Ragioneria ha comunque " vistato" l’operazione. Anche se nella loro relazione i tecnici del Tesoro, oltre a ricordare che le risorse necessarie per i prossimi due anni (e per il 2005) sono garantite dal decreto sulla competitività, sottolineano che « è necessario indicare nell’ultimo esercizio compreso nel bilancio triennale (2007) la copertura corrispondente dell’onere a regime » .

    Le adesioni. Secondo le previsioni della Rgs, elaborate sulla base del " pacchetto" predisposto dal ministero del Welfare, gli effetti del decreto Maroni sulla platea dei soggetti interessati alla previdenza integrativa si farebbero sentire già il prossimo anno: la crescita delle adesioni salirebbe dal + 17%, calcolato sulla base del meccanismo attualmente in vigore, al + 23% grazie all’introduzione del " silenzio assenso". La lievitazione sarebbe dunque del 6% e diventerebbe del 9% nel 2014 quando l’aumento degli iscritti passerebbe da un + 24% a un + 35 per cento. Ad essere maggiormente attratti dalle nuove forme integrative sarebbero i lavoratori più giovani, ovvero quelli che per effetto della riforma Dini si vedranno calcolata la pensione obbligatoria interamente con il metodo contributivo: il tasso di adesione salirebbe dal 30% ipotizzato con le regole ora in vigore al 55% con il decreto Maroni.

      Il flusso di Tfr. Il decreto Maroni farà lievitare già il prossimo anno a oltre 3 miliardi (quasi il 40% in più) il flusso di Tfr destinato a forme previdenziali complementari, cioè i 1.700 milioni previsti con il mantenimento delle attuali regole. Nel 2010 si passerebbe da 2,4 a 4,3 miliardi e nel 2014 da 3,2 a 5,76 miliardi di euro.

        Gli sconti fiscali. Dopo aver sottolineato che il parametro relativo al periodo medio di permanenza nella azienda per il computo delle « erogazioni Tfr (per turn over aziendale) » è stato calcolato in 7 anni, la Ragioneria si sofferma sull’impatto delle agevolazioni fiscali previste dal decreto. In una prima fase la " deducibilità" verrebbe utilizzata da circa 270mila lavoratori autonomi («per un importo medio aggiuntivo di circa 1.000 €) e da 200mila lavoratori dipendenti del settore privato (importo medio di 500 €). Sul meccanismo di agevolazioni fiscali Maria Cozzolino e Michele Raitano in un articolo pubblicato su «lavoce. info». parlano di « una forte regressività: il vantaggio aumenta al crescere del reddito percepito » .

          Il nodo copertura. I dati della Rgs parlano chiaro: i maggiori costi per lo Stato, derivanti soprattutto dalle nuove misure fiscali, non verrebbero compensati dalla maggiori entrate relative alla crescita delle adesioni alle forme integrative. E lo " squilibrio" aumenterebbe con il trascorrere degli anni: da 200 milioni nel 2006 a 342 nel 2010 fino a 530 nel 2014. Nel 2006 oltre 3 miliardi saranno destinati a forme complementari

            LA RELAZIONE

            Costi in più. Con il decollo della riforma della previdenza integrativa messa a punto dal ministero del Welfare le casse dello Stato dovranno sopportare costi aggiuntivi pari a 3,2 miliardi dal 1° gennaio 2006 al 2014. La stima è della Ragioneria generale dello Stato nella relazione tecnica allo schema di decreto legislativo

            Adesioni. La riforma farà salire nel 2014 a quota 35% le adesioni alle forme integrative, rispetto al + 24% realizzabile con il meccanismo attualmente in vigore. La « leva » è costituita dalla smobilizzazione di un flusso di Tfr di 5,7 miliardi (3 miliardi nel prossimo anno)

            Pubblici. Le stime della Rgs non tengono conto dell’eventuale estensione ai dipendenti pubblici delle nuove regole sull’uso (con il "silenzio assenso") del Tfr, che comporterebbero un’ulteriore lievitazione degli oneri a carico dello Stato