«Nel commercio intesa equilibrata sulla malattia»

04/03/2011

Intervista Pierangelo Raineri
Misure per prevenire situazioni di abuso nell’utilizzo della malattia: il contratto col­lettivo nazionale di lavoro del commercio – sottoscritto sabato da Confcommercio, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil – prevede una penalità per le assenze ricorrenti e non collegate a gravi patologie. «Confcommercio – racconta Pierangelo Raineri, segretario generale della Fisascat Cisl – chiedeva di cancellare l’istituto della carenza di malattia: troppi – se­condo loro – gli abusi soprattutto sulle malattie brevi».
Che cos’è l’istituto della carenza?
E l’indennità che, in alcuni settori, il datore di lavoro paga nei primi tre giorni di malattia.
Dunque, con la trattativa siete arrivati a un compromesso?
Sì, abbiamo trovato una soluzione equilibrata: per i primi due eventi durante l’anno l’indennità è al 100%, per il terzo e il quarto si scende al 50%, dal quinto in poi l’indennità per i primi tre giorni non viene più pagata. Questo vale per le ma­lattie che abbiano una prognosi iniziale fino a 11 giorni.
Sono escluse anche le patologie che comportano il rico­vero in ospedale, trattamenti in day hospital ed emodialisi. Oltre ad assenze legate ad alcune malattie gravi. I lavoratori sono tutelati?
L’intesa è equilibrata. Tra l’altro abbiamo allungato anche il periodo di comporto, cioè il periodo in cui la conservazione del posto è garantita. Ora sono previsti 180 giorni più altri 6o.
Nel contratto si fa anche riferimento alla possibilità di sperimentare il pagamento diretto della malattia da parte del datore di lavoro, che quindi non sarà più tenuto a versare il contributo all’Inps?
È una possibilità riconosciuta da una sentenza della Corte costituzionale e poi dal Dl112/2008. A questo proposito verrà insediata una commissione.
L’intesa si segnala anche per il ruolo della contratta­zione di secondo livello.
Abbiamo definito la procedura per gli accordi territoriali: se non scatta la contrattazione di secondo livello è previ­sto il pagamento di un’indennità. Si tratta di una misura per incentivare le intese territoriali in un settore polverizzato, dove l’85% dei dipendenti lavo­ra in aziende con meno di die­ci persone.
E la scelta di affidare le con­troversie all’arbitro?
In realtà, su conciliazione e arbitrato abbiamo adeguato al collegato lavoro quanto da tempo era regolamentato nel nostro settore, con accordi fir­mati anche dalla Cgil. Del re­sto, in un comparto così frammentato siamo convinti che conciliazione e arbitrato siano strumenti per dare certezza del diritto a dipendenti e aziende. Non è giustizia aspettare anni per controversie di poche migliaia di euro.