Nel carrello pochi i prodotti senza marca

20/09/2004


            domenica 19 settembre 2004

            Pagina 12 – Economia
            L´INCHIESTA

            Il sabato degli italiani al supermercato dopo la decisione della grande distribuzione di congelare primi prezzi e marchi propri
            Nel carrello pochi i prodotti senza marca
            "I listini bloccati non lasceranno il segno"
            " I beni scontati? Sugli scaffali più bassi. Bisogna fare le flessioni per prenderli"
            I fan della spesa povera sono ancora una minoranza ma stanno crescendo rapidamente

            LUISA GRION
            ROMA – Davanti ai prezzi, l´Italia che il sabato pomeriggio fa la spesa al supermercato si spacca in quattro. C´è chi si fida solo della «griffe», paga con il bancomat, e spera bene. C´è chi fa lo slalom fra le varie promozioni e analizza scientificamente tutti i volantini pubblicitari che riempiono la cassetta della posta. C´è l´«equilibrato» che sta sì attento, ma senza rovinarsi la vita. E infine ci sono i fan del prezzo basso che più basso non si può: categoria oggi minoritaria, ma in rapida crescita. Quattro carrelli e probabilmente quattro redditi diversi. Davanti all´accordo firmato fra Marzano e la grande distribuzione l´atteggiamento però è più o meno lo stesso: poco entusiasmo. In sé sarà pure una buona cosa, ma difficilmente lascerà il segno.

            I Cuomo, marito e moglie, quarantenni, due stipendi, appartengono alla prima categoria: il raggio d´azione è la Gs sotto casa. Il carrello è pieno di prodotti «grandi marchi» perché lì – dicono – «la qualità dovrebbe essere garantita». Il supermercato scelto – come tutti gli altri – divide gli scaffali in tre: ai piani più alti c´è la merce «firmata», la più cara. Ad altezza di sguardo c´è il prodotto con il marchio della casa, prezzo medio, molto ben evidenziato. Giù in basso, molto in basso, ci sono «quelli a primo prezzo». Per prenderli bisogna fare le flessioni, ma chi per chi fa attenzione al conto finale ne vale la pena. Un esempio, lampante, su tutti: la pasta. Mezzo chilo di penne rigate Barilla costa 0,56 euro, quello a marchio Gs 0,39. Ma se ci si spalma sul pavimento per prendere il pacco «primo prezzo», alla modica cifra di 0,49 centesimi se ne porta via ben un chilo (le confezioni piccole non esistono). Non sempre, però, questi prodotti sono facilmente individuabili, Sma-Auchan a parte, dove – pur restando posizionati a livello del suolo – sono evidenziati da una manona gialla con pollice alzato.


            I Cuomo, comunque, non hanno mai provato la pasta a primo prezzo, qualche volta si sono avventurati sul prodotto a marchio interno, purché non alimentare. Per il resto, dicono, «cerchiamo di fare attenzione, ma paghiamo con il bancomat e non facciamo troppi calcoli. Speriamo bene». L´accordo sui prezzi? «Da quello che abbiamo capito per noi non cambierà nulla».


            La signora Norma, infermiera cinquantenne, e i coniugi Immirzi, pensionati con grinta, appartengo invece alla seconda categoria. Il raggio d´azione, qui è il quartiere. Compatibilmente con il tempo a disposizione ci si muove fra le varie catene di supermercati a caccia di promozioni. Più fedeli al prodotto che al negozio che li vende: si va dal migliore offerente. Anche in questa categoria, il primo prezzo e poco amato (del resto raggiunge vendite medie del 2 per cento sui fatturati). Il marchio interno abbastanza, ma senza enfasi: l´oggetto dei desideri resta il prodotto «griffato», purché in offerta speciale. «Niente da fare, alla fine resta il migliore» dice la signora Norma. Quanto all´accordo per gli Immirzi non c´è dubbio: «un´autentica buffonata, con quello che hanno aumentato prima ora possono anche restare fermi».


            Meno disposti ai movimenti a largo raggio sul quartiere è più aperti ad una «terza via» i consumatori che al risparmio ci pensano sì, ma senza farne una questione di vita. Qui la spesa è «fluida»: va molto bene il prodotto a marchio interno (che sui fatturati globali occupa una quota media del 20 per cento), ma se c´è la promozione sul marchio noto va bene anche quello. Non ci sono preclusioni nemmeno sul primo prezzo. I Ferroli, pensionati, hanno provato diversi prodotti: «Non sono male e in ogni caso la differenza di qualità è piccola e il divario di prezzo elevato». La parola d´ordine è «perché no, se capita». Compera fluido anche la giovane psicologa Paola Campofiorita che dell´accordo appena firmato dice: «forse potrà aiutare ad uscire dal clima di sfiducia».


            Molto più rigidi sugli acquisti i consumatori del quarto gruppo: i fan del primo prezzo. Non è così facile incontrarli, «ma ci sono, eccome se ci sono» dicono le cassiere. Alla Gs fanno ne fanno un ritratto preciso «pensionati e studenti». Alla Coop li segnalano «in minoranza sì, ma in netta crescita». E dell´accordo sui prezzi, loro, casseri della grande distribuzione che ne pensano? Reazione disarmante. Il dipendente di un grande gruppo confessa: «Due giorni fa abbiamo rifatto un bel po´ di cartellini: è una presa in giro».