Nel carrello metti anche la benzina

07/12/2001



ECONOMIA
DISTRIBUZIONE – UN NUOVO FRONTE DI CONCORRENZA



Nel carrello metti anche la benzina

La prima a partire è stata la Carrefour, ma dalla Coop alla Rinascente-Auchan tutti i big del commercio si preparano a vendere carburanti con il proprio marchio. A prezzi scontati.


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RAFFAELLA GALVANI
7/12/2001
Delbo
Il cane a sei zampe dell’Agip? La conchiglia della Shell? La vela della Q8? Quando andrete a fare la spesa nei grandi ipermercati preparatevi a nuovi simboli e nuove sigle. Perché stanno per arrivare in Italia le stazioni di servizio della grande distribuzione. Insomma, faremo rifornimenti per il frigorifero e il pieno per l’auto tutto marcato Coop, o Esselunga, piuttosto che Carrefour o Auchan-Gruppo Rinascente. Il vantaggio? Un risparmio per i consumatori di 3 mila miliardi di lire (1,5 miliardi di euro) solo in un anno. «Il conto» spiega Giuseppe Fabretti, vicepresidente della Coop nazionale, «è stato fatto sulla base del prezzo medio della benzina praticato in Francia dai big del commercio, più basso di circa 130 lire al litro».

Già, perché in Francia oltre il 50 per cento del mercato è in mano, a prezzi concorrenziali, a distributori che battono bandiera Auchan, Carrefour, Leclerc e Casino. E in Italia? Finora la grande distribuzione ha avuto una posizione marginale, anche perché vincoli di legge e regolamenti di fatto impedivano di entrare in quello che gli addetti ai lavori chiamano il mercato «oil». Risultato: tutti gli impianti che si trovano nelle aree degli ipermercati vendono a marchio delle compagnie petrolifere. Unica eccezione il distributore di Nichelino (Torino), dove la Carrefour a giugno ha issato i propri colori, approfittando della scadenza del contratto con la Erg.

Ma ora i signori del commercio sono decisi a mettere un piede nel mercato dei carburanti. «Ci interessa come servizio ai nostri consumatori ma anche come business in sé» spiega Luigi Predeval, coordinatore di un gruppo di lavoro sul progetto benzine nato all’inizio del 2001 per iniziativa di Auchan-Gruppo Rinascente, Carrefour, Coop, Finiper, Esselunga e gruppo Lombardini (un team che da solo vale 45 mila miliardi di fatturato). Del resto, i tempi sembrano maturi. Il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano ha firmato il decreto del Piano nazionale di ammodernamento della rete con le linee guida per la riforma del settore, che a settembre sono state approvate dalla conferenza Stato-regioni.

E da fine novembre le regioni stanno lavorando per mettere a punto (in teoria entro giugno) i criteri in base ai quali fare i regolamenti regionali. In altre parole, cercano di definire i nuovi paletti che stabiliranno concretamente la tipologia dei distributori, le distanze, gli orari di apertura: tutti temi cruciali per gli aspiranti benzinai, che con le norme attuali sarebbero per esempio costretti a tener chiuse le pompe dei loro iper un sabato al mese, quando è proprio il sabato il giorno di maggior afflusso.


La modifica normativa più attesa riguarda comunque la questione licenze. Perché per favorire lo sfoltimento delle stazioni di benzina previsto dal governo (da 25 mila dovrebbero scendere a 20 mila) in regioni come la Lombardia vigeva la regola che per aprire un nuovo impianto bisognava chiuderne due vecchi. «Una impostazione che lasciava il mercato nelle mani delle società petrolifere e che oggi, anche in base al parere espresso dall’Antitrust, sembra destinata a essere abbandonata» spiega Ettore Ribolzi, esperto di diritto amministrativo.

Le petrolifere: un osso duro da battere. All’inizio sembravano pronte ad alzare barricate contro gli «invasori» della grande distribuzione, ma di recente per bocca del loro presidente Pasquale De Vita, numero uno dell’Unione petrolifera, hanno fatto dichiarazioni di maggiore apertura. Spiega Predeval. «Se riuscissimo ad aprire cento distributori di carburante, porteremmo via una quota dal 3 al 4 per cento del totale».

Come si spiega questa voglia di benzina, quando da anni i petrolieri si stracciano le vesti lamentandosi sulla povertà degli affari? «Siamo abituati a lavorare con piccoli margini su grandi quantità e abbiamo calcolato che con la benzina si può guadagnare anche a prezzi scontati» assicura Cesare Magni, direttore sviluppo nuovi servizi della Carrefour.

Scontati sì, ma di quanto? Se alla Coop ipotizzano tra le 100 e le 150 lire al litro e da Auchan-Gruppo Rinascente parlano di sconti medi sulle 60 lire, da aumentare a 80-100 in occasioni speciali cone il Natale o l’anniversario del punto vendita, alla Carrefour di Nichelino stanno già sperimentando riduzioni di 120 lire per la benzina e 100 per il gasolio. «Nessuna guerra dei prezzi, la logica è commerciale, anche perché tra il 30 e il 40 per cento dei nostri clienti fa benzina ma non la spesa» aggiunge Magni.

Di certo, nessuno cerca lo scontro. Primo, perché il mestiere principale delle catene resta quello di vendere pelati o elettrodomestici e non carburante. E poi, perché gli affari nascono dalla collaborazione. «Oggi sui piazzali dei nostri centri commerciali ci sono otto stazioni delle principali petrolifere e contiamo di continuare ad approvvigionarci da loro, anche se stiamo trattando per modificare il contratto e vendere direttamente la benzina a nostro marchio» dice Edoardo Favro, responsabile della divisione gallerie commerciali Auchan-Gruppo Rinascente e da giugno amministratore della Eurobenzine, società nata per promuovere i distributori a insegna propria.


NON SOLO CAFFÈ. Livio Buttignol, amministratore delegato dell’Autogrill. L’azienda ha calcolato che costruire una stazione integrata di ristoro più benzina fa risparmiare 2 miliardi di lire di spesa.
I tempi saranno medio-lunghi. «Il business plan a quattro anni parla prudentemente di cinque o sei aperture, anche se, normative permettendo, potremmo realizzare delle stazioni nella metà dei nostri 38 centri commerciali» dice Favro. Più ottimisti alla Coop, dove Fabretti parla di un centinaio di impianti tra iper e grandi supermercati in sei anni.

Ma ormai il dado è tratto. E se per ora i big del commercio non pensano all’espansione sulle autostrade (dove invece in Francia da giugno opera la Carrefour) c’è chi ci sta puntando: l’Autogrill. Ma con una logica diversa. «Ci stiamo preparando alle gare per il rinnovo delle concessioni del 2003 con progetti aggressivi, che toccano tutti gli aspetti, benzina compresa, anche in vista del possibile arrivo di concorrenti forti» anticipa Mario Aspesi, direttore generale sviluppo.

L’idea è di riunire in una sola mano pompe, bar, ristorante e market, proponendo alle petrolifere di affidare all’Autogrill anziché a gestori vari le loro aree di servizio. Una mossa che consentirebbe risparmi di costi, sia di costruzione sia operativi, e quindi prezzi più bassi. Per «allenarsi», da qualche mese l’Autogrill ha preso la gestione di due stazioni di rifornimento a Falconara Marittima (Agip) nelle Marche e a San Miniato (Api) in Toscana. Ma la bandiera Autogrill resterà solo su panini & dintorni.



UN FUTURO IPER
In Francia hanno metà del mercato
IN ITALIA VINCE LA SHELL
Solo la Carrefour (foto) ha finora messo il proprio marchio sul distributore dell’ipermercato di Nichelino (Torino). Gli altri 49 impianti che si trovano sui piazzali dei centri commerciali battono ancora la bandiera delle petrolifere: la più diffusa è la Shell (70 per cento), seguita dalla Erg e dalla Q8 (ciascuna con il 10 per cento).

EUROPA CON IL TURBO

In Europa l’ingresso della grande distribuzione nella vendita dei carburanti a marchio proprio è stato significativo. In particolare in Francia oltre il 50 per cento del mercato è in mano ad Auchan, Carrefour, Leclerc e Casino.

PREZZI A CONFRONTO

Nel 1999 il prezzo medio dei carburanti al netto delle accise e dell’iva è stato in Italia il più elevato da un minimo di 38 lire al litro per il gasolio (rispetto al Regno Unito) a 128 lire per la benzina (Francia).



 
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