Nel 2013 le vendite calano del 2%

14/01/2014

Un anno da dimenticare, compreso Natale. Forse il 2013 è stato l`anno peggiore per le vendite nel largo consumo. Coinvolti ipermercati, supermercati, libero servizio, eccetto i discount. Ma in dicembre anche le vendite nel canale low cost hanno innestato la retromarcia. In tutto questo scenario però chi ne esce peggio, nonostante marchi privati e iper promozioni, è il Sud che riesce a perdere il triplo delle vendite rispetto a ord ovest e Nord est. Secondo le rilevazioni Nielsen, l`anno scorso le vendite di grocery sono scivolate, a parità di rete, del 2,14%: in caduta libera gli ipermercati (-2,5%) e, in particolare, le grandissime superfici (oltre 4.500 metri quadrati), meno peggio i supermercati (-1,7%), pessima la performance del libero servizio (tra 100 e 400 mq) con un -3,1%. I discount crescono dell`1,8%, un dato ancora positivo ma debole rispetto al passato. Infatti nel solo mese di dicembre i discount hanno perso quasi due punti, contro i tre punti degli altri format commerciali. A Natale la discesa del Sud ha toccato il -7%. I dati sulle vendite di prodotti di largo consumo sono la conseguenza delle grandi difficoltà delle famiglie italiane. «Il potere d`acquisto delle famiglie, in particolare del ceto medio – sottolinea Marco Pedroni, presidente di Coop Italia – è precipitato, la disoccupazione è cresciuta e non c`è fiducia nel futuro». «La fiducia di famiglie e imprese – interviene Mario Gasbarrino, ad di Unes – è in caduta libera. Lo scontrino medio continua a calare perché si acquista molto meno e si spreca meno. Da un report risulta che nel 2013 solo 4 delle catene Top 20 registrano un lieve aumento dei ricavi; 16 invece registrano contrazioni del fatturato fino a -5/-6% rispetto a un anno già negativo». La crisi ha cambiato profondamente il carrello: le famiglie anziché il manzo acquistano il pollo o il tacchino, invece della torta in pasticceria scelgono farina e uova al supermercato e rinunciano alla brioche fresca del bar per scaldare quella industriale nel microonde di casa. Il rapporto Coop dice apertamente che siamo ancora nel tunnel della crisi. Alla diminuzione del reddito reale disponibile del 10,2% in sei anni, della disoccupazione ai massimi dal 1977 fa fronte un ulteriore calo dei consumi anche per il 2014: lo 0,5% nel food e addirittura il 6% nel non food. Una contrazione che si somma al 2012 (-3,2% food, -6,3% non food). E i micro segnali d`inversione di tendenza? Per Pedroni «non rappresentano un cambio di marcia, ma solo il rallentamento di un trend negativo in corso. La crisi è talmente profonda che alcune fasce di famiglie iniziano a violare il tabù della qualità e della sicurezza dei consumi».
In una fase tanto difficile l`unico sviluppo in questo momento lo fanno solo i discount di Eurospin e quelli di Lidl: i tedeschi hanno pianificato 500 milioni d`investimenti in cinque anni, tra ammodernamenti e sviluppo della rete commerciale. Ovviamente la crisi colpisce anche l`industria. Le cronache hanno proposto una raffica impressionante di brand dell`alimentare alle prese con processi di ristrutturazione o con chiusure di stabilimenti. Solo i casi più recenti hanno interessato la cessione del sito di Gaglianico della Coca Cola (con trasferimenti, Cig e incentivi per i dipendenti), la Newlat (177 in Cigs e mobilità volontaria), la ristrutturazione in corso della bresaola di Rigamonti, l`accordo alla Heinz Italia, i tagli occupazionali all`olio Carapelli. A Conserve Italia, un colosso con un miliardo di fatturato, è stato possibile evitare la chiusura dello stabilimento con 120 addetti di Massa Lombarda, nel Ravennate, solo grazie a un accordo con i sindacati che hanno accettato un piano di razionalizzazione dei processi industriali.