Nel 2005 l´inflazione si è fermata all´1,9%

05/01/2006
    giovedì 5 gennaio 2006

    Pagina 30 – Economia

      L´Istat comunica la media annua, migliore rispetto al 2,2 per cento previsto dal governo. A dicembre prezzi in aumento del 2%

        Nel 2005 l´inflazione si è fermata all´1,9%

          È il dato più basso dal´99. Opposizione, sindacati e consumatori: cifre false

            LUISA GRION

              ROMA – Nonostante il petrolio l´inflazione è scesa. Lo dice l´Istat e dovrebbe essere una buona notizia, ma consumatori e sindacati non ci credono affatto, anzi, sono convinti che il dato – oltre che falso – possa essere addirittura pericoloso e creare guai in materia di rinnovi contrattuali. Quanto all´opposizione si parla di cifre «surreali».

              A dicembre, fa sapere l´istituto di statistica, il costo della vita è sceso al 2 per cento contro il 2,2 di novembre e la media dell´intero 2005 ha toccato quota 1,9: per trovare un dato più basso bisogna risalire all´1,7 del 1999. Palazzo Chigi, nella «Relazione previsionale e programmatica» si era tenuto sul 2,2 per cento.

              Ma se il governo canta vittoria e parla di «impegni rispettati», monta ancora una volta la marea di polemiche sul sistema di valutazione. Di fatto sul dato di dicembre ha pesato molto la caduta dei prezzi nel settore tabacchi (una voce che pesa quasi per il 10 sull´indice) e la frenata della benzina (che sull´intero anno si è però impennata dell´8,9 per cento). Gli alimentari in genere e la verdura in particolare, dopo mesi di prezzi fermi o addirittura in calo, si stanno invece risvegliando (più 0,8 in un solo mese).

              Per il governo non vi sono dubbi: Adolfo Urso, viceministro delle Attività produttive, fa notare che ora la media italiana è nettamente al di sotto di quella europea (2,2 per cento a dicembre); il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi parla di «inequivocabile» tendenza al calo, anche se – dice – «alla Cgil la cosa seccherà tanto». Una risposta polemica, la sua, al muro di dubbi sul dato alzato da opposizione, sindacato e consumatori.

              La stima dell´Istat, infatti, non li convince per niente. «Questa è una inflazione che si ferma per via del calo dei consumi, e la cosa non è affatto buona» ha detto infatti Cesare Damiano, responsabile Lavoro per i Ds sollevando dubbi sulla costruzione del paniere Istat. Tesi questa largamente condivisa: Pecoraro Scanio dei Verdi definisce i dati dell´istituto del tutto «surreali, offensivi per l´intelligenza dei consumatori» e promette di «proporre all´Ulivo una riforma dell´Istat».

              Marigia Maulucci della Cgil fa notare che «gli aumenti registrati sui prodotti di prima necessità e sulle tariffe energetiche fanno pensare ad un´incidenza ben più alta dell´inflazione percepita» e che vi è una «contraddizione fra i dati Istat e la fatica quotidiana vissuta da lavoratori e pensionati». Su quale sia il reale potere d´acquisto ha le idee chiare anche Raffaele Bonanni della Cisl. «I dati sono falsi e il paniere va rivisto» ha detto: «Chiunque abbia fatto un giro nei supermercati a Natale ha potuto rendersi conto di come il sistema di rilevazione sia vecchio». «Il calo sarebbe bello, se fosse vero» sintetizza Adriano Musi della Uil. Musica per le orecchie delle associazioni dei consumatori, convinti più che mai che il costo della vita sia più o meno doppio rispetto a quello stimato dall´Istat. Qualche perplessità sulla positività del risultato la solleva anche Confcommercio che vede dietro l´arresto dei prezzi il calo dei consumi.