«Nel 2004 servono 200mila lavoratori»

26/06/2003



        Giovedí 26 Giugno 2003
        ITALIA-POLITICA


        «Nel 2004 servono 200mila lavoratori»


        ROMA – Abbiamo meno immigrati irregolari di tutti gli altri stati in Europa. Una forte carenza di manodopera che possiamo coprire proprio con gli stranieri. I quattro quinti degli immigrati considera l’Italia solo un Paese di transito. E sono in vista accordi bilaterali che combatteranno il fenomeno molto più di una legge nazionale.
        Colpo su colpo, il ministro Pisanu spara cifre e informazioni per descrivere un quadro dell’immigrazione in Italia assai diverso da quello a tinte fosche della Lega. «Malgrado il fenomeno degli arrivi clandestini dia la percezione di una presenza massiccia di stranieri sul territorio nazionale, i dati dimostrano invece come il numero di immigrati regolari nel nostro Paese sia di gran lunga inferiore a quello di principali Stati europei» ha detto ieri il ministro dell’Interno.
        Le cifre della situazione in corso. «Mettendo in conto tutte le pratiche di regolarizzazione ancora in corso, gli immigrati regolari presenti in Italia risultano essere il 3,8%» della popolazione italiana, mentre ammontano al «6% della Francia, il 7,1% della Gran Bretagna, 8,9% della Germania». Ricordando che «gli immigrati clandestini presentano subito domande d’asilo non appena vengono scoperti» Pisanu ha fatto notare che «nell’anno 2002 le domande d’asilo presentate in Italia sono 9.608, in Francia 50.789, in Germania 71.127, in Gran Bretagna 110.700».
        E da noi sono in forte calo, visto che «nel 2000 le richieste d’asilo in Italia erano oltre 18mila, nel 2001 17.639 e nel 2002, appunto, 9.608». In definitiva, «tra i maggiori paesi europei l’Italia è quello meno investito dall’immigrazione regolare e da quella clandestina». C’è di più: il responsabile del Viminale ha fatto notare che «il fabbisogno di ulteriore manodopera straniera per l’anno in corso è stimato dalle associazioni datoriali in circa 200mila unità».
        E ha fornito i dettagli del fenomeno: «Le attività dove si registra la maggiore incidenza di lavoratori stranieri sono il lavoro domestico, colf e badanti, svolti per il 50% dagli immigrati; i servizi di settore alberghiero, la ristorazione e pubblici esercizi, costruzioni, trasporti e pulizie, con il 13%; l’industria e soprattutto la tessile e dei metalli, la conceria, che assorbe oltre il 15%; l’agricoltura, soprattutto per lavori stagionali con il 10%».
        Pisanu ha ricordato che «gli immigrati sono una risorsa per il nostro Paese. Molto spesso svolgono mansioni evitate dagli italiani, coprendo carenze che altrimenti sarebbero gravi. Senza gli immigrati stagionali non raccoglieremmo le mele in Trentino, ma neppure i pomodori nella disoccupata Campania e avremmo difficoltà a far vendemmia in tutto il resto del Paese».
        L’attuazione della Bossi-Fini e gli accordi bilaterali. Il numero uno del Viminale sostiene che «la legge ha funzionato efficacemente. Mi riferisco – ha detto -, innanzitutto, all’emersione dal lavoro nero di circa 700mila lavoratori. Le regolarizzazioni, inoltre, proseguono secondo i tempi previsti e verranno ultimate entro l’anno. Le due precedenti regolarizzazioni interessarono complessivamente 470mila persone e richiesero ciascuna 2 anni di tempo».
        Il ministro ha poi detto che «buoni risultati la Bossi-Fini ha dato anche nell’azione di contrasto alle organizzazioni criminali che sfruttano l’immigrazione clandestina. Tra il 2002 e i primi sei mesi del 2003, infatti, sono stati arrestati 313 trasportatori e sono stati sequestrati 368 mezzi di trasporto tra veicoli e natanti». Certo, ammette Pisanu, c’è «il forte incremento dei flussi clandestini dalle coste Nord-Africane verso l’isola di Lampedusa e la Sicilia. Ciò dipende dalla particolare situazione della Libia, un paese sulle cui frontiere premono migliaia di disperati provenienti da ogni parte del continente africano e asiatico. Proprio nei giorni scorsi abbiamo concordato con la Libia una serie di iniziative concrete». Tant’è che il ministro ha annunciato che nei prossimi giorni sarà a Tripoli.

        MARCO LUDOVICO