Nel 2002 salari oltre l’inflazione ma si riduce la parte variabile

25/11/2002

            23 novembre 2002

            Secondo l’indagine Mercer incrementi maggiori tra i dirigenti
            Nel 2002 salari oltre l’inflazione
            ma si riduce la parte variabile

            MILANO. Le retribuzioni continuano ad aumentare ma la parte variabile in busta paga si riduce. Nel 2002 si registra un rallentamento della
            crescita delle retribuzioni, o meglio la contenuta crescita della parte fissa e il ridimensionamento di quella variabile.
            È questo l’elemento più significativo che emerge dall’indagine
            per il 2002 e il 2003 realizzata dalla Mercer e presentata ieri a Milano.
            Nel complesso, però, le retribuzioni hanno fatto registrare tutte un incremento superiore al tasso d’inflazione, con percentuali superiori di pochi punti per gli operai, e di quasi il doppio per i dirigenti. Anche
            se le retribuzioni italiane continuano a essere tra le più basse d’Europa, inferiori soltanto a quelle della Grecia.
            La ricerca è stata condotta su un campione di 75 multinazionali italiane ed estere che hanno però una sede in Italia.
            Nel dettaglio: il 35% di queste aziende sono del comparto manufatturiero, il 25% del comparto chimico farmaceutico, il 13% del settore elettronico,
            il 10% della distribuzione, il 9% rientra tra le industrie automobilistiche.
            Quanto alle dimensioni, prendendo come riferimento il giro d’affari, il 41% delle aziende monitorate ha un fatturato inferiore ai 150 milioni di euro, il 33% si posiziona tra i 150 e i 500 milioni, il 26% supera i 500 milioni di
            euro. Mentre considerando il numero dei dipendenti, si tratta per lo più di imprese (40%) che non superano i 500 lavoratori, seguono poi quelle (38%) che hanno tra 500 e 2mila lavoratori, mentre una quota più esigua (il
            22%) è costituita da aziende che superano i 2mila lavoratori. L’analisi delle singole voci che compongono la busta paga e del loro andamento per profilo professionale, evidenzia la progressiva diminuzione dell’incidenza del salario di base, scesa al 78,9% tra gli impiegati, al 74,2% tra gli impiegati qualificati, al 68,8% per i quadri, al 62% per i dirigenti.
            Per contro cresce dall’1% degli impiegati al 10,3% dei dirigenti l’incidenza
            di bonus e commissioni, e dei benefits che vanno dal 17,5% al 23,9%.
            L’aumento delle retribuzioni fisse è stato più contenuto per i quadri, i cui salari sono cresciuti rispetto al 2001 da un minimo dello 0,5% a un
            massimo del 4,5%. È andata decisamente meglio al primo livello di dirigenti, che ha fatto registrare un incremento maggiore, da un minimo del
            6% circa a un massimo dell’8%.
            In posizione intermedia si collocano gli impiegati, con una oscillazione che passa da un minimo del 2% circa a un massimo del 6%, e i direttori generali la cui forbice va da un minimo del 4% circa a un massimo del 5%.
            E la conferma di quanto la parte variabile delle retribuzioni sia stata contratta sotto il peso della più generale crisi economica, arriva dal dato sulla sua incidenza rispetto al totale del salario. Se, infatti, nel 2000 il salario variabile era il 5% circa della busta paga di un impiegato e il 13% di quella di un dirigente, nel 2001 questa percentuale aumentava attestandosi, rispettivamente al 8,5% e al 19%. Una decisa impennata, questa, subito stoppata: nel 2002 infatti per l’impiegato la parte variabile è scesa al 5,8% e quella del dirigente al 18,5%.
            La ricerca esamina, infine, anche lo scenario dei benefit che vede una netta predominanza dell’auto aziendale, presente nel 100% delle aziende, segue il cellulare, concesso ai dipendenti nel 80% delle imprese, dei buoni pasto (70%), e infine poco più del 30% offrono stock option e piani pensioni.

S.U.