Nel 2002 i salari battono l’inflazione

31/01/2003



Venerdí 31 Gennaio 2003

ITALIA-LAVORO


Nel 2002 i salari battono l’inflazione

La stagione dei contratti – Per l’Istat le buste paga sono cresciute del 2,6% contro il 2,4% dei listini al consumo


ROMA – Nel 2002 le buste paga, marciando ad una velocità che è la più elevata dell’ultimo quadriennio, hanno accumulato un leggero vantaggio rispetto all’inflazione. Dopo essere andati in rosso in termini reali per due anni consecutivi salari e stipendi sono riusciti a bloccare una tendenza negativa. Il miglioramento nominale messo a segno dalle retribuzioni l’anno scorso, tuttavia, si trasforma in termini di potere d’acquisto in una variazione di due decimi di punto percentuale all’incirca. Nel 2002, infatti, la crescita media delle retribuzioni si è portata al 2,6% (contro il 2,4% del 2001), mentre i prezzi al consumo (misurati attraverso l’indice per famiglie di operai e impiegati) sono cresciuti del 2,4%. Secondo i dati diffusi ieri dall’Istat nello scorso mese di dicembre l’indice delle retribuzioni orarie contrattuali è risultato pari a 120 (base dicembre 1995=100), senza alcuna variazione congiunturale rispetto a novembre. Lo stop di dicembre – precisa l’Istat – si è verificato nonostante l’entrata in vigore del contratto dei dipendenti dell’industria del vetro e la corresponsione della "vacanza" a quelli delle imprese socio-assistenziali. Su base annua, e cioè rispetto al dicembre 2001, l’aumento è pari al 2,1%, come in novembre. Tra il dicembre 2002 e lo stesso mese dell’anno precedente, i prezzi al consumo (senza tabacchi) sono aumentati del 2,7%. In dicembre, quindi, la dinamica salariale tendenziale si è rivelata meno veloce di oltre mezzo punto percentuale rispetto a quella dell’inflazione. Nel 2002 sono stati recepiti 34 nuovi contratti nazionali (su un totale di 80), che interessano quasi 3,6 milioni di dipendenti, pari – in termini di monte retributivo – al 31% del totale. Ma non sembra comunque esserci rischio di un surriscaldamento della dinamica salariale. Secondo l’Istat, infatti, l’indice delle retribuzioni, in base all’applicazione dei contratti in vigore alla fine del 2002 e al netto di eventuali rinnovi, nel 2003 dovrebbe salire dell’1,4% in tutto, una variazione pari al tasso di inflazione programmato (anch’esso all’1,4%). Si tratta di una dinamica di base, che dovrà essere rivisitata dopo la firma dei nuovi contratti e che, quindi, potrebbe risultare più vivace. A guidare la classifica degli aumenti retributivi in dicembre è sempre l’agricoltura (+4%), seguita da credito e assicurazioni (+3,4%) e commercio ed esercizi pubblici (+3,1%). Fanalini di coda sono la pubblica amministrazione (+0,9%) e i trasporti (+0,6%). Nell’industria manifatturiera, dove le retribuzioni sono aumentate del 2,7%, gli incrementi fanno registrare un massimo del 4,2% per il tessile-abbigliamento e del 3,9% per le industrie petrolifere, della gomma e della plastica. Il minimo si tocca con l’1,4% nel settore della lavorazione dei minerali non metalliferi. Nell’edilizia l’aumento è del 2,3%. Una classifica che subisce qualche aggiustamento per quanto riguarda il tasso medio annuo di crescita delle buste paga. Tra il 2001 e il 2002 i settori che hanno goduto dell’incremento più consistente sono l’agricoltura col 2,9%, l’industria manifatturiera, la pubblica amministrazione e il commercio col 2,8% e i servizi privati col 2,7%. Miglioramenti contenuti nel 2% sono andati invece agli addetti al credito, per poi scendere allo 0,5 dei trasporti. Nel settore manifatturiero c’è da sottolineare la crescita del 3,2% delle industrie metalmeccaniche e quella del 3% del comparto gomma e plastica. Un vero e proprio boom invece hanno fatto registrare gli scioperi. Nel 2002, infatti, le ore perdute a causa di conflitti di lavoro sono state circa 32,7 milioni, il totale più elevato dal 1990. L’aumento rispetto al 2001 è del 355,2%. Da segnalare che oltre i quattro quinti delle ore perdute (27,5 milioni di ore, pari all’84,1% del totale) sono stati bruciati in vertenze estranee al rapporto di lavoro, negli scioperi generali insomma.
ELIO PAGNOTTA