Nei supermercati prezzi fermi fino a Capodanno

17/09/2004


            venerdì 17 settembre 2004

            INTESA MARZANO-GRANDE DISTRIBUZIONE: IN VISTA ORARI PIU’ FLESSIBILI E MENO VINCOLI SULLE PROMOZIONI
            Nei supermercati prezzi fermi fino a Capodanno
            In Finanziaria sgravi fiscali per 5 miliardi, alle famiglie ne andrà uno

            Roberto Giovannini

            ROMA
            L’iniziativa non ha precedenti nel nostro paese, anche se ha un impatto decisamente inferiore a quanto recentemente fatto in Francia: da domani e fino al 31 dicembre in tutti i supermercati e ipermercati italiani i consumatori potrebbero trovare i prezzi bloccati su una serie (limitata) di prodotti. L’intesa è stata messa a punto ieri dal ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano e dai rappresentanti delle aziende della grande distribuzione, Ancc-Conad, Ancd-LegaCoop, Faid e Federcom. Ma l’operazione verrà formalizzata e ufficializzata oggi a Palazzo Chigi, al termine del Consiglio dei ministri.


            Il blocco non riguarderà i prezzi di tutti i prodotti venduti nei circa 15mila esercizi commerciali aderenti alle quattro associazioni firmatarie dell’intesa. Dovrebbe invece riguardare i cosiddetti «prezzi a marchio proprio», ovvero quelli dei prodotti indicati con il marchio del supermercato nel quale sono venduti, e i «primi prezzi», che riguardano prodotti che possono essere di marchi noti, ma che vengono venduti a prezzo ridotto. L’accordo giunge proprio nel giorno dello «sciopero della spesa» promosso dalle associazioni dei consumatori aderenti all’«Intesa», e sempre ieri il raggruppamento rivale dei «Consumatori Indipendenti» aveva presentato un ironico «Libro Bianco» sulle iniziative del governo per controllare i prezzi e le tariffe: sedici pagine completamente bianche.


            Ancora non è nota la contropartita ottenuta dalla grande distribuzione: secondo quando si apprende, il ministro Marzano si sarebbe impegnato a inserire nella prossima Finanziaria un pacchetto di misure fortemente volute da tempo dai proprietari di super e ipermercati. Ad esempio, una maggiore flessibilità per quanto riguarda le vendite promozionali, gli orari di apertura degli esercizi, la possibilità di vendere carburanti. I responsabili delle associazioni della grande distribuzione spiegano che per adesso «non stiamo chiedendo nulla in cambio, anche se siamo certi che il governo nelle sue azioni future prenderà in considerazione tutte quelle misure necessarie per migliorare la rete distributiva e agevolare la concorrenza nel commercio».


            L’iniziativa di Marzano prende il via all’inizio dell’estate: il 6 agosto il ministro aveva convocato i rappresentanti della grande distribuzione al ministero, chiedendo iniziative per il contenimento dei prezzi almeno sui prodotti di più largo e frequente consumo fino al 31 dicembre. Successivamente erano state chiamate in causa le Regioni, che hanno la titolarità istituzionale del commercio. Recentissima è infine l’intesa locale realizzata a Torino, che Marzano aveva definito «un primo passo» verso l’accordo nazionale che verrà ufficializzato oggi in pompa magna.
            Vero è che l’iniziativa del governo non ha assolutamente l’impatto e lo spessore dell’analoga (ma ben più robusta) operazione recentemente varata in Francia dal ministro dell’Economia Nicolas Sarkozy. Scattato dal primo settembre, il piano Sarkozy riguarda molti più prodotti, per la precisione 2.500, circa un quarto di quelli messi in vendita negli esercizi della grande distribuzione. Ancora, in Francia non si parla di un semplice congelamento dei prezzi, ma di una riduzione secca del 2 per cento, che secondo le stime equivale a un miglioramento dello 0,2% del potere d’acquisto dei consumatori d’Oltralpe. E ancora, bisogna ricordare che nel pacchetto Marzano il controllo del rispetto dello stop dei prezzi verrà affidato alle Regioni, che per adesso non sono particolarmente attrezzate da questo punto di vista.


            Anche per queste ragioni forse i primi commenti raccolti non sono particolarmente entusiastici: secondo Elio Lannutti, dell’Adusbef-Intesa, per rendere «credibile e accettabile un accordo del genere i prezzi andrebbero abbassati almeno del 10-15%, dopo che la grande distribuzione ha rapinato gli italiani con aumenti a due cifre». Anche Bruno Boco, del sindacato del commercio della Uil, esprime scetticismo: «L’iniziativa è positiva, però la sensazione è che già ci fosse un processo di contenimento, quando non di arretramento, dei prezzi».