«Nei Paesi ricchi i disoccupati saranno 57 milioni nel 2010» L’Ocse: Italia, il peggio deve arrivare. Sacconi: va meglio del previsto

17/09/2009

Nell’area Ocse ci sono 25 milioni di posti di lavoro a rischio per la crisi: 15 sarebbero già stati persi dal 2007 ad oggi mentre gli altri 10 milioni potrebbero volatilizzarsi nei prossimi mesi. È l’allarme lanciato dall’organizzazione parigina che stima per il 2010 il quadro peggiore dal Dopoguerra con un esercito complessivo di 57 milioni di persone senza lavoro nell’area più ricca del mondo e un tasso medio di disoccupazione del 10,2%, con punte del 10,5. In trincea, purtroppo, sempre secondo gli economisti dell’Ocse, c’è anche l’Italia dove «il peggio deve ancora arrivare» con 1,1 milioni di posti in meno entro il 2010 e un tasso di disoccupazione che ha iniziato un percorso di deterioramento già dall’inizio del 2009. Le brutte notizie che ci riguardano, contenute nell’Employment Outlook 2009, potrebbero continuare: il salario medio rilevato nel 2007 in Italia è di 36.021 euro contro una media Ocse di 43.970. E anche il tasso netto di sostituzione del salario nel primo anno di disoccupazione, che misura indennità e ammortizzatori sociali, si ferma al 37%, ben al di sotto di quello registrato negli altri Paesi. Se si considerano i primi cinque anni successivi alla perdita del posto di lavoro il tasso crolla addirittura al 7% contro una media del 28.
A scendere in campo a nome del governo per frenare il pessimismo è stato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «Le previsioni Ocse sulla disoccupazione disegnano l’ipotesi peggiore tra quelle possibili, ma non la più probabile, e si basano su dati di giugno che, successivamente, la stessa Ocse ha corretto in meglio a settembre». «L’Ocse — ha aggiunto — riconosce all’Italia di aver saputo contenere più di altri Paesi l’impatto della crisi sull’occupazione ». «Abbiamo le risorse per garantire il reddito di chi perde il lavoro come ha detto più volte il presidente Berlusconi» gli ha fatto eco il collega per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola.
Meno confortante è stata la sua controparte nell’opposizione, il ministro ombra del Lavoro, il pd Cesare Damiano: «I dati Ocse smentiscono le vuote rassicurazioni del governo. Abbiamo da sempre sostenuto — ha detto — che, anche qualora dovesse registrarsi una ripresa dell’economia, la disoccupazione crescerebbe per un lungo periodo successivo». Prudenti sull’uscita dal tunnel anche i sindacati. «Quadro grave ma purtroppo realistico» ha detto Fulvio Fammoni della Cgil. Per Uil e Cisl ora servono maggiori tutele per le fasce meno agiate.
La crisi dell’occupazione rischia infatti di colpire più duro tra i giovani, creando in Italia quella che Stefano Scarpetta, capo della divisione analisi e politiche dell’impiego presso l’Ocse, ha definito «lost generation ». Per gli under 24 in Italia il tasso di disoccupazione potrebbe toccare il 26,3% con il fantasma del precariato dietro l’angolo. Già i lavoratori con contratti a termine sono saliti dall’8,5 al 14% del totale.
Scarpetta ha ricordato il dramma di un’intera generazione che durante la crisi degli anni Novanta in Giappone è stata precaria per un decennio per poi vedersi superare dai neolaureati quando l’economia è ripartita.
Ieri è arrivato anche l’aggiornamento definitivo sull’indice dei prezzi al consumo in Italia: per l’Istat l’inflazione in agosto è tornata a salire con un +0,3% su luglio e un +0,1% sullo stesso mese del 2008