Nei contratti di categoria l’unità sindacale esiste

01/06/2012

Torneranno uniti il due giugno, festa della Repubblica, in nomedel primo articolo della Costituzione, di un fisco e di un welfare più giusti, ma puntano a ritrovare una strada comune anche nel prossimo futuro, in vista del rinnovo dei tanti contratti di categoria scaduti o in scadenza a fine anno. Si apre una nuova stagione per Cgil, Cisl e Uil: a dicembre di quest’anno saranno 197 i contratti nazionali da rivedere (su 262). Interessano 14milioni di lavoratori e vanno dalle tute blu ai Valdesi (perché anche i dipendenti della Chiesa Evangelica hanno un loro contratto nazionale). Nonostante le forti frizioni degli ultimi anni, nate dopo la riforma contrattuale non firmata nel 2009 dalla Cgil, le diverse categorie hanno già dato prova di poter superare le divergenze del passato di Camusso, Bonanni, Angeletti. Per rendersene conto basta dare un’occhiata ai contratti che a breve dovranno essere rinnovati. Tolti i metalmeccanici, che comunque rappresentano quasi due milioni di lavoratori, gli altri settori vengono tutti da accordi unitari. Così è stato per i quasi tre milioni di edili, i quasi due milioni di tessili e chimici, i due milioni dell’agroindustria (un milione gli agricoltori, altrettanti i lavoratori dell’industria agricola). Così è stato praticamente per tutti. Tra quelli da rinnovare a fine anno, si fa prima a parlare dei contratti non unitari: tute blu, personale di terra – catering dei trasporti aerei e dipendenti della presidenza del Consiglio (gli ultimi due sono scaduti nel 2009). Dal conteggio resta fuori il commercio, due milioni di lavoratori che dovrebbero avere un nuovo contratto nel 2013 (l’ultimo non è stato firmato dalla Filcams-Cgil), e il pubblico impiego, dove permane il blocco dei rinnovi imposto da Tremonti e confermato da questo governo. Per gli statali, comunque, sono in arrivo parecchie novità. L’11 maggio è stato siglato un protocollo che permetterà di superare l’accordo separato firmato con Brunetta, per rimettere al centro il contratto nazionale che ritorna strumento principe della contrattazione. Verrà smontato l’antipatico meccanismo dei premi pensato da Brunetta (ricordate? Al 25 per cento dei lavoratori più produttivi sarebbe andato il 50 per cento dei premi, il 50 per cento dei lavoratori con una produttività media avrebbe avuto il 25 per cento dei premi e il restante 25 per cento, i lavoratori dalla scarsa produttività, non avrebbe ricevuto alcun premio).

RINNOVI IN VISTA In questi giorni stanno cominciando a lavorare unitariamente i chimici, così come sperano di fare gli edili. «L’ultima volta abbiamo rinnovato il contratto partendo da piattaforme diverse – dice Alberto Morselli, segretario Filctem- Cgil (chimici-tessili) – Oggi siamo oltre quel risultato: stiamo riunendo gli esecutivi unitari per scrivere insieme le nuove proposte da presentare agli industriali». Scenari impossibili da immaginare nel mondo delle tute blu, una categoria che ormai da anni affronta in modo separato le questioni decisive: contratti, Fiat e regole sulla rappresentanza. Anche stavolta difficilmente Fiom, Fim e Uilm, troveranno un’intesa sul rinnovo: a dicembre scadrà sia l’intesa separata firmata nel 2009 dalle tute blu di Cisl e Uil e da Federmeccanica, sia l’ultimo contratto unitario, quello al quale si è attenuta finora la Fiom, firmato nel 2008 e disconosciuto dagli industriali nel 2010. Almomento la situazione è paradossale: dopo le tante cause aperte nelle fabbriche e finite in Tribunale, oggi alcune aziende sono costrette ad applicare contemporaneamente due contratti di lavoro ai propri dipendenti: agli operai iscritti alla Fiom quello del 2008, agli altri quello del 2009. È chiaro che così non si potrà andare avanti, e forse in questo senso va letta l’apertura fatta il tre maggio dal Consiglio Direttivo di Federmeccanica, che si è detto disponibile ad accogliere anche la Fiom al prossimo tavolo sul rinnovo, a patto che la trattativa parta dal contratto del 2009. Le tute blu Cgil però non ci stanno e l’impasse non si sbroglia. Per di più, ad aprile i metalmeccanici guidati da Maurizio Landini hanno chiesto agli industriali di aprire un confronto sull’applicazione dell’accordo del 28 giugno di un anno fa (accordo per altro contestato dalle tute blu Cgil, all’epoca della firma). Si tratta dell’intesa sui contratti e sulla rappresentanza dei sindacati, sottoscritta unitariamente da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, a nome di tutte le categorie rappresentate. Certificazione della rappresentanza delle sigle (cioè il peso dei sindacati in base agli iscritti), elezioni delle rsu in modo proporzionale e modalità di validazione democratica dei contratti nazionali, i temi da definire categoria per categoria. Sembra però che i metalmeccanici di Cisl e Uil non vogliano sedersi al tavolo con la Fiom. Eppure l’accordo del 28 giugno potrebbe essere la base sulla quale fondare la prossima stagione sindacale: «L’obiettivo è di partire da quell’intesa per rinnovare unitariamente i contratti in scadenza», dice Elena Lattuata, neo segretaria confederale di Corso Italia. Un concetto condiviso anche da Paolo Pirani, segretario confederale della Uil di Luigi Angeletti: «Ci prepariamo a una stagione complessa – dice il sindacalista – ma già si sono aperte delle vertenze unitarie per le Tlc o i chimici. Nel pubblico impiego – aggiunge Pirani – è stato sottoscritto un accordo ampio, riguarda regioni, province, enti locali e statali. Spero che venga applicato nel ddl di riforma». Nel frattempo, in vista del due giugno, si confida sulle «parole comuni», come le chiama Lattuada: «Lavoro, crescita e fisco», porteranno a Roma i sindacati di nuovo uniti. «Anche se rimangono i giudizi non univoci per esempio sul ddl lavoro». «Il problema non sono tanto le nostre divisioni – replica Pirani – quanto il clima che si respira tra i lavoratori: nelle assemblee e nei luoghi di lavoro, la tensione è palpabile e cresce la domanda affinché il sindacato si faccia carico di sostenere le situazioni più difficili. Su questo però manca l’interlocuzione col governo. Sembra paradossale – conclude Pirani – che l’unità dei sindacati si realizzi quando il governo abbandona la concertazione